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 Arianna

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g0rka
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MessaggioTitolo: Arianna   Mar Giu 02, 2009 5:14 pm

Creta, la bomba archeologica...

Riane Eisler, nel suo libro “Il Calice e la Spada”, ci dispiega la rievocazione di una civiltà pacifica in cui fiorivano le arti e vi era giustizia sociale, pace, prosperità e uguaglianza fra i sessi. Una società fiorita fra il 6000 e il 2000 a.C. un tempo remoto ma in verità lunghissimo, durato fino all’Età del Bronzo avanzata, un periodo in cui nel resto del mondo allora civilizzato la Grande Dea è stata sistematicamente rimpiazzata da bellicose divinità maschili.

La Creta Minoica era una mitica società, che molti studiosi ancor oggi guardano con incredulità stentando ad avallarne le prove dell’esistenza, quasi che una società di vera pace e giustizia sociale non sia mai potuta esistere, se non nel mondo dei sogni e delle fantasie.
Eppure le prove documentali e i reperti narrano di un mondo cretese davvero straordinario, probabilmente gestito dalle donne: “le prove indicano che a Creta il potere implicava soprattutto una responsabilità materna e non una imposizione di ubbidienza, mediante la forza, o con la sua minaccia, a una élite a dominio maschile: si tratta della definizione di potere tipica di un modello mutuale della società, in cui le donne e le loro peculiarità non venivano sistematicamente sminuite.”(Eisler)
In questo panorama culturale decisamente insolito - forse l’unico conosciuto nel Mediterraneo - in cui i valori femminili di pace e mutualità hanno avuto rilievo, non sorprende rilevare che le divinità originarie e prevalenti erano femminili.
Sir Arthur Evans, l’archeologo che iniziò gli scavi sull’isola si rese subito conto che i cretesi adoravano la divinità femminile e lo ammise – probabilmente un poco a malincuore - perché la preminenza della “stima per il femminile” che si rileva da tutti i reperti documentali di Creta è una vera bomba archeologica che mette in crisi più di una delle vecchie teorie consolidate.

Da Creta provengono le mirabili raffigurazioni della Grande Dea sotto forma della Dea dei Papaveri, simbolo dell'estasi, dei sogni, della liberazione degli strati profondi della psiche o della più nota Dea Serpente, enigmatica e significativa raffigurazione di un potere di trasformazione di cui Arianna, la Signora del Labirinto è una mutazione.


Arianna, Ariadne
"Miele alla Signora del Labirinto"

Su una tavoletta rinvenuta a Cnosso è stata decifrata quest’iscrizione che, secondo Mircea Eliade “è solo la prescrizione di un'offerta, e non può quindi entrare nella storia della letteratura” ma “il verso cretese 'Miele alla Signora del Labirinto' - che ci offre la prima specifica menzione mitologica di Arianna come "Signora del Labirinto" - deve essere, per così dire, ridedicato, riconsacrato, all'Arianna di tutti i successivi poeti”.

Oggigiorno Arianna è soprattutto nota per aver aiutato Teseo nell'uccisione di suo fratello, il Minotauro, e meno come regina degli Inferi con l'originario appellativo di Hagne, la pura e la santa. È anche nota come compagna di Dioniso: le è stato riconosciuto, in epoca classica, per via di matrimonio, titolo di ingresso nell’Olimpo, ed ora risiede nella costellazione della Corona Boreale (motivo dell’appellativo di Aridela “colei che splende da lontano”).

L'ingresso nell'Olimpo ellenico femminile è già di per sé un buon indizio della precedente divinità di Arianna, perché i greci integravano spesso nell'Olimpo le dee antiche facendole sposare a qualche divinità maschile, ove possibile. Ma in questo caso la storia è un po' diversa: la dea cretese Ariadne (la Santissima) sorgeva come serpente dalle acque primordiali che da sempre sono associate simbolicamente al principio femminile.
Portava con sé, come corredo, gli attributi dell’originaria Dea Serpente la medesima divinità da cui si origina Arianna e la corona è uno dei suoi principali simboli: “Fin dal VII millennio a.C. la corona è la caratteristica più costante della Dea Serpente” (Marija Gimbutas).

Adorata soprattutto dalle donne, Arianna doveva avere riti che concernevano i cicli femminili del corpo, della mente e dello spirito.
La dea cretese governava i cicli di sviluppo/declino, vita/morte/rinascita. Era madre, cioè dispensatrice di nutrimento, donatrice di vita: il nome Ariadne significa infatti "fertilissima madre di orzo" ed è un epiteto della Dea Madre e nutrice.

Come trasformazione della Dea Serpente, era ancora simbolo della creazione e della ricreazione, ma rispetto al simbolismo originario, o alla Grande Madre (che sono archetipi molto potenti ma comprendono genericamente tutti gli aspetti della divinità primigenia femminile), ha delle specificità del tutto particolari differenziandosi con le sue caratteristiche di Signora del Labirinto, dea dell'estasi e della trasformazione che presiede ai percorsi umani di evoluzione interiore: la nascita, la morte e le trasformazioni TRA la nascita e la morte.
Regina degli inferi, come Persefone (la fanciulla che viveva metà della sua vita nel mondo invisibile e metà nel mondo manifesto e fertile), è stata chiamata colei che porta la “fruttuosa rinascita” ed è sempre rappresentata circondata di meandri, serpenti, spirali: elementi del labirinto e simboli della creatività e dell'energia produttiva della vita.

Signora del Labirinto - dea della luna brillante che illumina l’oscuro aldilà - è la Guida, colei che conosce i misteriosi percorsi della vita, i meandri dello spirito, e presiede alle fasi di trasformazione della coscienza.
Arianna è Dea; il Labirinto stesso è Arianna, fa parte di lei, e la sua sapienza è nell’essere simultaneamente “corpo” del labirinto (il luogo dei suoi misteri, il grembo/caverna dell'inizio di tutte le cose) e “Signora” dello stesso, conoscendone i misteri.

Le religioni correlate alle culture pre-patriarcali presso le quali in diverse zone della Terra, sono stati rinvenuti tracciati labirintici, considerano sempre una divinità femminile, una Dea numinosa che che presiede ai riti iniziatici del labirinto.
Con la guida o la protezione di questa Dea, il cercatore che si avventura nei labirinti compie il suo percorso spirituale evolutivo, imparando le lezioni della consapevolezza, della trasformazione, della rinascita e dell’immortalità.
Nel centro del labirinto a spirale un “mostro”, un Minotauro, attende il cercatore, ma tuttavia è un mostro che è sostanza - o parente - della Dea stessa (nel mito classico, il Minotauro è il fratello di Arianna, figlio della stessa madre Pasifae - dea anch’essa - e di un Toro sacro).


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MessaggioTitolo: Re: Arianna   Mar Giu 02, 2009 5:15 pm

Il Mito, in breve

Il mito del minotauro inizia con Europa, una fanciulla particolarmente bella e pura di cui Zeus s'innamorò perdutamente. Da questa unione nacquero tre figli. Uno di questi era Minosse, famoso per la sua severità e giustizia, che regnò su Creta e e fu signore del mare.
Minosse chiese a Poseidone, dio del mare, di mandargli un toro. Ricevere questo toro dal dio era la prova che l'Olimpo approvava il suo regno.
In effetti, Poseidone mandò il toro, un toro bianco e stupefacente, destinato ad essere sacrificato. Ma Minosse affascinato dalla sua bellezza non lo sacrificò: pieno di ammirazione, decise di utilizzarlo come toro da monta.

Quando Poseidone lo venne a sapere, al fine di punire Minosse, fece in modo che Pasifae, sua moglie, s'innamorasse del toro e si unisse a lui. Fu da questa unione che nacque il Minotauro, un mostro con il corpo di uomo e la testa di toro. Un mostro pericoloso e al tempo stesso di alta stirpe, un pericolo da scongiurare che minacciava la pace ed il benessere del regno.
Così Minosse lo rinchiuse in un palazzo la cui costruzione affidò all’architetto ateniese Dedalo il quale, iniziato da Atenea a tutte le invenzioni, costruì un palazzo a forma di labirinto. Il labirinto di Crosso doveva essere un inestricabile susseguirsi di corridoi, un luogo dove perdersi e da cui fosse impossibile uscire.

Tempo dopo il figlio di Minosse, Androgeo, giunse ad Atene per misurarsi con i giovani ateniesi nei giochi tauromachici, ma rimase ucciso dal toro di Maratona. Suo padre, pazzo di dolore, si strappò la corona dalla fronte accusando gli ateniesi di quell'omicidio; la morte di Androgeo doveva portare loro sfortuna e da lì in poi dovettero pagare un orribile tributo: ogni nove anni Minosse esigeva che mandassero a Creta quattordici sudditi ateniesi, sette fanciulli e sette fanciulle vergini, che sparivano nel labirinto sacrificati al Minotauro.

Quando l'eroe Teseo uccise il toro di Maratona, erano già passati diciotto anni e Minosse stava per ricevere, per la terza volta, la schiera del sacrificio. Secondo la narrazione più antica, Teseo sarebbe andato a Creta con la nave di suo padre per evitare un altro inutile sacrificio, ossia per uccidere il Minotauro.

Quando Teseo volle entrare spontaneamente nel labirinto la principessa figlia di Minosse e Pasifae, Arianna, ebbe pietà di lui e, per amore del giovane ateniese, tradì il proprio fratello, il Minotauro aiutando Teseo donandogli il famoso filo rosso.
Non ci sono narrazioni di come Teseo riuscì ad ottenere il dono da Arianna, che doveva assicurargli l'uscita dal labirinto; un disegno molto antico la rappresenta filando e mentre gli consegna il fuso col filo. La ragazza suggerì a Teseo di fissare il capo del filo all'architrave dell'entrata del labirinto e di tenersi il gomitolo in mano senza perderlo mai, poiché gli sarebbe servito a trovare la via di uscita.

Il Minotauro dormiva nella parte più interna del labirinto, al centro. Teseo doveva afferrarlo per le sopracciglia e ucciderlo a mani nude. L’eroe alla fine ebbe la meglio sul Minotauro: apparve vittorioso alla porta dell'edificio sotterraneo senza portare con sé il Minotauro ucciso, e venne accolto festosamente dai fanciulli ateniesi scampati al sacrificio.
Teseo salì sulla nave con Arianna e durante la notte presero la via del ritorno, portando con sé anche i giovani ateniesi. Teseo avrebbe portato via con sé Arianna, promettendole di sposarla ma, invece, l’abbandonò dormiente sull’isola di Naxos per fare ritorno ad Atene senza di lei. Arianna, al suo risveglio, si sarebbe trovata sola e disperata sull’isola, ma sarebbe stata consolata da Dioniso, giunto presso di lei con le sue baccanti. Dioniso la sposò e, in seguito, la trasformò in costellazione (detta della “Corona” o Corona Borealis).
Teseo poi proseguì in direzione di Delo, dove danzò con i compagni una danza che imitava le sinuosità del labirinto.


Graves ci dice che il Minotauro è il vecchio Toro lunare dei riti della Grande Dea e Riane Eisler conferma che “Immagini taurine tradizionalmente collegate alla Dea in quanto simboli della potenza della natura, come il toro e il bucranio, le corna di toro, sono sopravvissute fino in epoca classica e, in seguito, in epoca cristiana. La successiva mitologia patriarcale «pagana» fece del toro un suo simbolo centrale. Ma il toro stesso è una manifestazione della potenza suprema della Dea. E un simbolo del principio maschile, ma, come tutto ciò che esiste, scaturisce dal grembo divino onnidispensatore, come viene rappresentato graficamente in un tempio di Catal Hùyùk, in cui si mostra la Dea che da alla luce un giovane toro.”

A quanto pare, nella versione classica di questo importantissimo mito - per privilegiare la bellissima storia di eroica avventura - si tende spesso a trascurare tutta quella serie di indizi che portano su piani più arcaici, simbolici e profondamente significativi.
Nel considerare il mito sarebbe invece opportuno provare a proporsi alcune domande come: perché tutta questa demonizzazione dei tori? Perché il Minotauro va fatto a pezzi e cancellato? Perché una ragazzina ingenua viene raccolta da una delle massime divinità di tutti i tempi, Dioniso, e, senza nessun apparente merito - anzi con qualche demerito visto che sarebbe fratricida - si guadagna la divinità?

La versione del mito più nota, che ci è giunta attraverso i racconti degli antichi Greci, sembra una versione "di comodo" che, dietro una storia d'amore che banalizza la figura di Arianna a vantaggio del mito eroico di Teseo, cela la realtà di una colonizzazione (Creta) e l'annientamento di una civiltà con i suoi riferimenti religiosi.
Occultamento e cancellazione della cultura dei vinti sono, purtroppo, le parole chiave nella stratificazione dei miti.


L’occultamento del mito

Infatti il mito di Arianna e Teseo non si sofferma più di tanto sul ruolo di Guida di lei... e nemmeno sulla sua personalità e sui suoi moventi.
Nel mito, così come ci è giunto, la personalità divina di Arianna è completamente assente: essa è una principessa piuttosto avventata che si innamora del bell’eroe greco di turno e consegna a lui il segreto del Labirinto in cambio della promessa di essere sposata.
Lo aiuterà da fuori, rimanendo spettatrice passiva ma complice, della morte del fratello Minotauro.

Sappiamo anche che gli Ateniesi contrastarono militarmente la potenza marittima dei Cretesi, in origine più potente e grande della loro, così le avventure del “conquistatore” Teseo, con il "rapimento" e l'abbandono della principessa cretese - a cui non viene riconosciuto l’originaria identità di dea - alludono proprio alla rivalsa militare ateniese.
La storia dell’innamoramento dell’ “ingenua ragazza” Arianna per il giovane straniero coprirebbe dunque una vicenda politico-militare.
La via della conoscenza interiore proposta dall’antichissimo simbolo del Labirinto sarebbe dunque stata “occultata” e adattata per rispettare le esigenze politico-militari e religiose di un popolo conquistatore che fu attore dello spostamento di Creta dalla cultura matrilineare a quella patriarcale.

Dioniso

"Invoco Dioniso dagli alti clamori, che grida Evoé,
Protogono, dalla duplice natura, generato tre volte,
signore Bacchico, selvaggio, indicibile, arcano,
con due corna, due forme,
coperto di edera, dall'aspetto di toro, marziale,
Evio, santo, che mangia carne cruda,
Trieterico, che produce grappoli, dal manto di germogli.
Eubuleo, dai molti consigli, generato dalle unioni indicibili
di Zeus e Persefone, demone immortale;
Ascolta, beato, la voce, spira dolce e irreprensibile
con cuore benigno, insieme alle nutrici dalla bella cintura."

Inni Orfici


Da Creta probabilmente si origina anche il mito orfico di Zagreo. Zagreo è un epiteto attribuito a Dioniso, ma con un significato di divinità primigenia, un "Altissimo" associato a Gea. Eschilo lo presenta con aspetto infero, mentre Euripide lo presenta come destinatario di un culto misterico.

Nella tradizione orfica Dioniso-Zagreo era figlio di Persefone e Zeus e destinato a succedere al padre. I Titani, aizzati dalla gelosa Hera arrivarono dagli Inferi, dove Zeus li aveva relegati, colsero di sorpresa il bambino che giocava attraendolo con uno specchio, lo catturarono, lo lacerarono in sette pezzi e li gettarono in un calderone che stava su un tripode (Zagreo significa “fatto a pezzi”). Secondo una delle versioni le membra cotte del dio furono sepolte e da esse nacque la vite: l’ultimo dono di Dioniso prima della rinascita sarebbe stato il vino.
Dioniso Zagreo risorse, con l’aiuto di Demetra che riuscì a salvare il suo cuore e a portarlo a Zeus, il quale lo trangugiò e generò in Semele, in seguito, un nuovo Dioniso, gloriosa resurrezione dell’antico.

I greci divinizzarono sia la sfrenatezza del dio che l’inevitabile espiazione. Le pulsioni incontrollate, personificate da Dioniso erano accettate per quello che sono: una parte del proprio sé.
Dioniso era l’altra faccia della moneta di Apollo e aveva aspetti molto diversi. Era l’antitesi della bellezza apollinea dalle proporzioni plastiche perfette, e rappresentava gli eccessi, l’ebbrezza, la sfrenatezza, la perdita di controllo e l’orgiastico. Durante le Dyonisia, feste in suo onore, le le donne abbandonavano le proprie famiglie, andavano sui monti vestite di pelli e formavano delle bande sacre (le Menadi) e danzavano senza controllo alla luce di fiaccole. Ma mentre erano sotto l’ispirazione del dio avevano capacità occulte, l’abilità d’incantare i serpenti e forze sovrumane che permettevano loro di dilaniare animali vivi e sbranarli.

La maschera di Dioniso evoca la natura selvaggia e le donne invocavano questa divinità nell'apparenza del toro.


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MessaggioTitolo: Re: Arianna   Mar Giu 02, 2009 5:16 pm


Arianna con Dioniso,
guide nei percorsi iniziatici



Tutte le divinità hanno un lato luminoso e donatore di vita e un lato oscuro, potente e accompagnatore di ombra e di morte.
Come Signora del Labirinto, Ariadne è sia dea della morte che dea della nuova vita. Dioniso è il suo consorte e partner nel rinnovamento della vita.
Addirittura si può ipotizzare una coppia di divinità primigenie e creatrici in cui Ariadne è associata alla Dea Serpente e Dioniso al Toro Lunare. Arianna e Dioniso condividono un lungo elenco di simboli a loro associati: il serpente, il toro, le pantere... entrambi sono divinità votate alla libertà dello spirito e del corpo, toccano le punte estreme dell'estasi, dell'ebbrezza e del sogno (Dioniso con il vino e Arianna come trasformazione della dea cretese dei papaveri da oppio) ed entrambi sono morti e riemersi dal mondo degli inferi.
Lei tiene e concede il “filo” del rinnovamento (rinascita spirituale e/o fisica) perché, come Dea Creatrice, il filo della sapienza di vita le è sempre appartenuto.

Arianna ed il suo labirinto sono simboli di creatività e di invenzione e il mito è il mito dell’individuazione del significato dei percorsi.
Il labirinto è un percorso di richiamo alla nascita ed alla metafora della vita in sé; come tale è simbolo del ciclo di vita/morte/vita e di tutti i microcicli vitali in esso ricompresi.

Dioniso, dio solare, presiede con Arianna - la Guida - ai riti del labirinto.
La sua rinascita dopo lo smembramento del suo corpo come Dioniso-Zagreo e l’attraversamento del mondo infero lo qualificano ad essere l’aspetto maschile e solare abbinato alla femminilità lunare di Arianna incoronata.
Dioniso è, con Arianna, il trionfo della luce dopo le fatiche del labirinto, Sol/Luna in coppia indissolubile...


Il Labirinto

“Il Labirinto è alla cultura occidentale specchio, sin dalle origini.
Esso è il luogo in cui si costituisce il confronto con l'alterità in un percorso obbligato verso l'identità...”

Lucia Sansonetti Galasso

Il termine “labirinto” deriva da una leggendaria costruzione architettonica dell'antichità, caratterizzata da una pianta complicata e tortuosa che rende complessi l'ingresso, l'orientamento all'interno, e l'uscita.
I filologi sono ancora incerti sull’origine del nome: pare sia stato Erodoto a usare per primo il termine labirinto a proposito di una tomba faraonica - e in effetti gli Egizi utilizzarono costruzioni labirintiche all'interno delle piramidi per scoraggiare furti.
Spesso labirinto viene fatto derivare da “labrys”, l'ascia bipenne di pietra venerata a Cnosso come attributo di Zeus Ideo, raffigurata nella favolosa reggia di Minosse, che si pensa venisse chiamata "Palazzo della Labrys". Il simbolo della doppia scure era un attributo dei sovrani di Cnosso. Sempre che di palazzo si trattasse veramente e non di un grande tempio, con sale di venerazione di una divintà ctonia, come alcuni studiosi iniziano a ipotizzare...
E il termine Labirinto potrebbe essere collegato con un ambiente sotterraneo: “Labirion” significa cunicolo, un percorso intricato e complesso in cui il visitatore è portato a perdere il senso dell'orientamento; “Labra” o “Laura”, indicano la cava, la caverna e la miniera e i loro cunicoli.
La pietra, la caverna, la miniera, la divinità femminile terrestre, sono tutti elementi compresenti nel labirinto.

Il Labirinto originario, quello preistorico, detto unicursale (che ha dato origine ai labirinti cretesi, romani e medievali) è formato da un unica via che si intrica, si avvolge, e va verso un centro, a cui si avvicina e si allontana a fasi alterne, ma che deve per forza raggiungere.
La via è lunga, faticosa, ma senza biforcazioni, crocicchi o cammini ciechi, senza incertezze e necessità di scelte; chi la percorre, una volta arrivato al centro, svolta su se stesso e, ripercorrendo la via in senso inverso, sempre con divagazioni, esce all'aperto senza pericolo di perdersi fisicamente.
Il Centro è un “luogo sacro”, dove tutto ciò che accade può prendere una dimensione essenziale e dare un senso al percorso tortuoso dell’entrata e dell’uscita.
Secondo Mircea Eliade: "Ogni microcosmo, ogni regione abitata ha ciò che si potrebbe chiamare ‘un centro’, cioè un luogo sacro per eccellenza. E' là, in questo centro, che il sacro si manifesta in una maniera totale.”
Il "centro del mondo" così descritto non è un luogo statico, bensì un luogo di passaggio e di creazione. Difatti, nota ancora Eliade: "Nelle culture che conoscono la concezione delle tre regioni cosmiche: Cielo, Terra, Inferi, il Centro costituisce il punto d'intersezione di quelle regioni. E' qui che è possibile una rottura di livello e, nello stesso tempo, una comunicazione tra queste regioni". La discesa agli inferi o l’ascesa al Cielo sono possibili perché si è al centro del mondo.
La “discesa” è la condizione della presenza del divino nell'umano, secondo la testimonianza di ogni racconto mitico.

Il labirinto è inoltre simbolo dello spostamento (spostamento tecnologico dall’età del bronzo all’età del ferro, spostamento delle culture da matrifocali a patrifocali, spostamento degli stati di consapevolezza, spostamento di livello con le iniziazioni...).
L’esperienza del labirinto ci propone un processo di iniziazione che, a prezzo di una dose di fatica, ci conduce verso il Centro, dove siamo soli di fronte alla nostra realtà interiore - oppure a qualsiasi cosa con cui abbiamo bisogno di misurarci - nel silenzio e nella concentrazione che permettono di acquisire la conoscenza. Nel labirinto effettivamente si può viaggiare fra il "qui e ora" e l' "assoluto" e magari cercare l'assoluto nelle pieghe del nostro essere terreni.

Nel mondo preellenico Arianna è la "Signora del Labirinto" e la sua pelle di serpente è una richiesta di cambiamento, trasformazione mediante il percorrere un tracciato complesso fatto di strati (di solito sette come i Chackras) sovrapposti e incastonati l'uno nell'altro che portano a un centro nascosto.
Il labirinto siamo anche noi stessi, o meglio che è una forma-pensiero, anzi una forma-dinamica, un movimento che ci consente l'esplorazione a volte di noi stessi, a volte dei massimi sistemi, a volte di un fatto particolare, un problema, un nodo.



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MessaggioTitolo: Re: Arianna   Mar Giu 02, 2009 5:17 pm

Il Filo di Arianna


"Volgendo in gomitolo il filo che Arianna gli diede, poté con l'opera di lei guadagnare l'uscita che nessuno prima aveva trovato"

Ovidio

Il filo che Arianna concede come strumento per orientarsi nel labirinto è lo stesso filo che viene filato, dipanato e tagliato dalle Parche, ed è anche lo stesso filo estratto dal corpo della Donna Ragno che ha tessuto l'universo nel mito Hopi, e che con esso si àncora a tutte le sue creature, per mantenerle collegate a lei, creando una ragnatela-rete di connessione universale (tra l’altro proprio tra le tribù native americane degli Hopi è conosciuto un percorso di labirinto unicursale).

È la sapienza di questo filo che dà la prova definitiva per riconoscere in Arianna la Dea, perché il gomitolo rosso che Arianna consegna a Teseo non è un qualunque pezzo di spago inerte, ma uno strumento con proprietà magiche e sapienziali, tipicamente divine e di conoscenza femminile.
Nelle versioni di alcuni mitografi, infatti, Arianna dà istruzione di disporre l’intero gomitolo per terra, nell’entrare nel labirinto, e il gomitolo si svolge da sé indicando il percorso verso il centro, oltre che la strada dell’uscita.
Il percorso del filo si piega e si ripiega in sé stesso, come la spirale descritta dalla rotazione del cielo, come le orbite dei pianeti, come le spire dei serpenti, come le volute del nostro cervello.
Ci guida nel mito, nel tempo, nella morte e nella nascita, nel viaggio dentro i nostri “sé” più profondi: se possiamo mantenere la stretta sul filo, esso ci condurrà avanti, indietro e fuori ancora, corridoio su corridoio, labirinto su labirinto, internamente ed esternamente, finchè avremo trovato la rinascita spirituale e sfuggito infine il nodo aggrovigliato della confusione interiore.

Il filo, legame magico, esprime insieme ciò che imprigiona e ciò che unisce, e permette di orientarsi tra le due cose. La sua interezza stabilisce la comunicazione tra gli esseri, nella rete universale. La sua rottura indica nello stesso tempo la morte e la nascita. È il cordone ombelicale che favorisce la vita ma che, per nascere, deve essere spezzato.
La sua sapienza è sapienza di vita concreta, sapienza del femminile, del saper mantenere un legame con il mondo esterno mentre ci si inoltra nel mondo interno, disegnando un percorso che contiene delle difficoltà, dei pericoli, anche delle idee di morte... ed è un percorso d'iniziazione.

La corona, simbolo di rinascita


“Fin dal VII millennio a.C. la corona è la caratteristica più costante della Dea Serpente”

Marija Gimbutas

Arianna, nel mito, dopo l’uccisione del Minotauro viene condotta via mare da Teseo verso la Grecia con la promessa di diventare sua moglie. Ma il viaggio prevede una sosta sull’isola di Nasso, durante la quale Teseo e i suoi compagni celebrano la trascorsa avventura danzando la “Danza della gru” o Danza del labirinto e Arianna… bah… Arianna si addormenta!
Al suo risveglio, si trova sola e disperata sull’isola, Teseo l’ha abbandonata: l’ha “spiaggiata” ed è ripartito; in base a quale impulso l’abbia abbandonata, il mito non lo spiega.

A questo punto compare in scena niente di meno che Dioniso, che, eternamente in viaggio con il suo seguito di Menadi, Satiri e flauti vede Arianna e se ne invaghisce, la sposa e dà inizio a uno dei più solidi rapporti coniugali di tutto la comunità olimpica.

Nei resoconti sul mito questo finale viene liquidato con due doverose e striminzite righette che terminano con la nota che Arianna viene assunta tra gli dei olimpici e trasformata in costellazione detta Corona Borealis.
“Questa costellazione si muove (gira) in uno spazio del cielo occidentale molto ristretto, almeno a paragone con le costellazioni meridionali. Quando il sole sorgeva nella casa del Cancro ed iniziava a discendere sopra l'orizzonte nord-ovest, si riteneva che il grande astro luminoso rimanesse prigioniero di un ‘labirinto’, rappresentato appunto dalla Corona Boreale. A quel punto il sole ed anche l'eroe solare nel momento della sua morte, venivano a porsi sotto la protezione di Ariadne la Signora del Labirinto. Secondo la tradizione dei Celti goidelici, anch'essa modellata su questo mito astrologico, a nord-ovest era posto il Castello Vorticante (Spiral Castle) o anche l'Isola di Vetro, stazioni funebri dove il re solare attendeva la rinascita sotto la protezione di Arianrhod (secondo Graves una trasformazione di Ariadne). Questa tradizione, a sua volta, è analoga a quella del soggiorno di Artù nell'Isola che gira, o in Avalon, tutte sedi funebri poste all'estremo occidente. E ancora, il medesimo simbolismo era espresso nelle narrazioni intorno allo sprofondamento nel gorgo marino (maelstrom) del magico mulino di Hamlet, l'eroe solare delle tradizioni nordiche. Ma se il principio solare era catturato in un labirinto o in una magica isola vorticante, dove attendeva la liberazione sotto gli auspici di una rappresentante della Grande Dea (Ariadne-Arianna), si riteneva che sarebbe giunto anche il momento in cui il suo viaggio sarebbe reiniziato nel "Sol invictus", trionfatore delle tenebre e dell'Oltretomba infero.” (Giovanni Feo)
È il viaggio di ritorno, l’uscita dal labirinto dopo la rigenerazione prodotta dal confronto con Centro sacro - il Minotauro.

Il Minotauro


"Non era più umano,
veniva dalla zona di confine che sta tra la bestia e il dio.
Riconobbi la bestia. Mi innamorai del dio."

Rosa Carotti


Si racconta che Pasifae ("Colei che rischiara tutto" - anch'essa un’antica dea lunare) madre di Arianna e del Minotauro si fosse accoppiata con il Toro meravigliosamente bello e luminoso che Poseidone aveva mandato a Creta.
Secondo i racconti divenuti celebri, Pasifae si era innamorata. Essa incaricò l'abile artefice Dedalo di fabbricarle una vacca artificiale, in cui si nascose. Il toro si lasciò ingannare e generò con la regina il Minotauro, “il toro Minos” chiamato Asterio che significa "Re delle Stelle", “Stella” o "Stellante", un bambino con la testa di toro, che doveva essere tenuto nascosto. E che crebbe nel labirinto.

Ma nell’antichità il consorte (principio maschile) della Grande Dea era rappresentato sotto forma di toro. È probabile che nella Creta preellenica vi fosse il culto di un dio-toro chiamato Asteriòn.
Il Minotauro potrebbe quindi vantare una genealogia più antica, probabilmente provenire da miti precedenti... allora la storia delle insane passioni di Pasifae non sarebbe che un ulteriore occultamento, che offusca ad arte l’antica devozione alla divinità primaria femminile e al principio maschile - in essa incluso - rappresentato dal toro.
Indicativa di spregio è la circostanza che il Minotauro dovesse essere nutrito di creature umane, per via dei suoi istinti bestiali: i tori, infatti, per quanto cattivo umore possano avere talvolta in corpo, per natura sono pur sempre pacifici animali vegetariani!

Nel mito classico, l’essere a metà del Minotauro appare senza sbocchi, come un grido soffocato in gola, un divieto crudele e insensato di mostrarsi pubblicamente.
Il primo lamento levatosi da quella terra assolata non fu di Arianna, abbandonata a Nasso, tradita dall'eroe Teseo, al quale si era affidata con generoso quanto ingenuo animo, ma: “Fu il lamento di quel grumo di orrore e ribrezzo, di quell'oscuro cuore taurino, ad infrangere in modo irreversibile la polifonia d'un tempo sacro, che assicurava la continuità tra mondo umano e mondo divino in trascorrenti figure sonore. Il lamento del Minotauro introduce una musica nuova, che nell'espressione della verità si fa conoscenza del dolore. […]
È forse egli un dio? È una creatura umana?
Perché non ha luogo di culto?
È forse il Labirinto anche santuario, luogo iniziatico e sacro?
Ma allora che ruolo vi svolgeva ‘l'uomo–animale’ in esso recluso?” (Lucia Sansonetti)

La risposta è introvabile nel mito. Non importa “chi-cosa sia” il Minotauro: a tutti importa farlo fuori, toglierlo di mezzo.

Dovunque vi sia stato sacerdozio femminile, vi è stata una forma di binomio tra la Dea e il Toro. Lo vediamo a Creta, negli affreschi di Catal Huyuk, nella Tomba dei Tori di Tarquinia... Non si può escludere che nella parola Mino-tauro, universalmente assunta come “toro di Minosse” (anche se “di” Minosse non era affatto!!!) la radice fosse "mene", che vuol dire donna (come in Menade); allora sarebbe il “Toro delle donne” o la “Donna Toro”... una concezione pericolosissima per la tradizione patriarcale, una Donna Toro - proprio toro - sotto l'emblema del maschio potente, fecondatore!
Allora il mostro non sarebbe più un mostro ma soltanto il centro potente del cuore della donna, il Divino Femminile, che gli uomini hanno lungamente soppresso e temuto.
Questo aspetto riguarderebbe il non-essere, il non-manifestato della donna, della Dea. Di Arianna.
Il Minotauro a questo punto non sarebbe più il fratello di Arianna, ma l'altra sua parte, la parte nascosta, la Donna Toro, appunto.
A questo punto sorgono delle ulteriori interessanti complicazioni: e se, invece, fosse Arianna la parte oscura e il Minotauro quella luminosa? La parte non manifesta, perché troppo intensa, della Dea e della Donna?
E - se non è dato perdersi in un labirinto unicursale, né in entrata né in uscita - come mai il Minotauro resta chiuso dentro?
Forse non vuole uscire…
Forse non deve uscire, perché è il Centro.

Se chiamiamo Minotauro ciò che costituisce il centro del labirinto perché uccidere (eliminare) una cosa che è parte della struttura?
È come togliere la camera centrale alla piramide. È il vuoto che è la parte utile del vaso, come ci insegna il Tao Te Ching:

“Con l'argilla impastata si forma il vaso, ma è il vuoto a essere utilizzato.
L'essere produce e il non essere utilizza.”

Il minotauro è un "non essere", un "non umano", un "non toro". È il centro del labirinto che fuori dal labirinto sarebbe un "non centro".
Solo se c’è Arianna il Minotauro "è". Non è più importante del labirinto, e non esiste se non c'è un labirinto da percorrere.

Come Arianna, dea di ombra e di luce, noi siamo luce nel nostro lato migliore e ombra in tutto ciò che ci è difficile accettare di noi. Ma questa dualità è solo illusione poiché è dalla fusione degli opposti che abbiamo l'intero.
Il Minotauro può essere la parte sommersa della Dea Arianna, la parte sommersa di noi?

Come sa chi lo ha percorso, al centro del labirinto ci può essere l'incontro con l'ombra ma anche, a volte, l'incontro con la luce... la rivelazione, la soluzione di qualcosa. L’accanimento assassino contro il Minotauro fa pensare che esso sia qualcosa di non voluto, di soppresso e nascosto per lungo tempo, di scomodo, ingestibile, come la Conoscenza Femminile, a lungo soffocata in un mondo che si organizzava su altri valori.

Si dice anche, del Minotauro, che rinasca nella maschera di Dioniso e che si accompagni per sempre alla sua sposa.
Ma questa è un'altra storia, ancora da vedere...



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MessaggioTitolo: Re: Arianna   Mar Giu 02, 2009 5:18 pm

La danza del Labirinto

“Strumento dello sprofondamento fu la danza stessa.
Nell'eseguire questa donne e uomini formano in alterna successione una spirale a nove giri.
È un labirinto, archetipo e più tardi copia di quel labirinto che gli uomini dopo la morte devono attraversare per arrivare alla regina degli inferi e per essere da lei destinati all'esistenza umana… in questo modo Hainuvele* è stata’ danzata sotto terra o, con altre parole:
è stato il labirinto danzato a condurla sotto terra…
La connessione tra morte e nascita.
E non è di poca importanza che proprio questa connessione venga fissata da una danza.”

Karl Gustav Jung e Kàrol Kerényi

* In certi miti indonesiani Hekate, la signora della Notte, immagine della Luna, si chiama Hainuvele.

“Il regno di quella dea non era un edificio.
Quella che l'artista Dedalo costruì poteva essere solo la copia dell'universo su cui la dea dominava.”

Kàrol Kerényi

Ancora oggi la danza nazionale greca, il Sirtaki (Syrtos), deriva dalla cosiddetta danza della Gru, detta anche del Labirinto.
Si dice che, dopo aver ucciso il Minotauro, Teseo ballò questa danza imitando le movenze di una Gru, e guidando i suoi compagni, secondo la tradizione degli antichi che cantavano le lodi degli dèi racchiuse in versi, girando attorno ai loro altari: il primo giro, che iniziava movendo verso destra in senso antiorario, lo chiamavano “strofe”, cioè “evoluzione”, detto anche dell’avvicendarsi delle stagioni poi, il secondo giro, compiuto al termine del primo in senso opposto movendo verso sinistra in senso orario, lo chiamavano “antistrofe”, cioè “controevoluzione”; concludevano infine l’ultima parte dell’inno restando fermi davanti agli dèi e la chiamavano “epodo”, cioè, “canto eseguito sul posto”.
“In origine colei che i Greci chiamavano Arianna era la Signora del regno dei morti. Nel tempo delle origini si poteva penetrare nel suo regno danzando, così come danzando lo si poteva riattraversare, con esito propizio. La figura primordiale della danza cretese era una spirale dalle molteplici volute, nella quale il danzatore (il primo ballerino di una schiera di danzatori) una volta giunto al centro ritornava sui suoi passi e si avviava danzando verso l'uscita su un percorso parallelo a quello per cui era entrato, sempre danzando” (Kàrol Kerényi)

La danza del labirinto sarebbe stata eseguita e modellata sullo schema perfetto della “danza degli astri”, come gli antichi la leggevano nei loro cieli. Il “girare in tondo” è la figura base più diffusa, ancor oggi, nelle danze popolari di tutto il mondo, in quelle europee mediterranee (Sardegna, Grecia) in particolare. E non vi è dubbio che il “girare” proprio di tali danze sia figura e imitazione del “girare” dei corpi celesti. Nella danza le file di danzatori che invertono il percorso da senso orario a senso antiorario, si fronteggiano tra loro. È una figura molto diffusa nella danza popolare, specialmente proprio di quella in tondo, e anche questa è evidente ripetizione di movimenti astrali: i corpi celesti, nelle loro orbite, si avvicinano (se si avvicinano molto, si parla, con terminologia nuziale, di “congiunzione” e si allontanano continuamente tra loro di “opposizione”).
A questo tipo di danza, per millenni in Grecia è stato dato l’appellativo di “Danza della Gru”.
Il valore ed il significato simbolico del ritorno del danzatore sui propri passi è associato al migrare e tornare delle gru, analogo all'entrare ed uscire dal labirinto, luogo del quale Arianna è la Signora del Regno dei Morti, in cui nel tempo delle origini si poteva entrare ed uscire danzando la figura primordiale del ghéranos (la gru).
Le gru cambiano stato. Il loro volo è sopravvivenza, metafora di mutazione radicale, di uscita dalla trappola senza uscita, di superamento dell’ostacolo insormontabile. Le gru volano vicine, quasi a toccarsi, e tale contatto tra le gru in formazione di volo richiama proprio quello dei danzatori del labirinto, che nelle versioni moderne si tengono per mano o stringono i capi di un fazzoletto, mentre quelli antichi (come sappiamo dalle spese di equipaggiamento conservate nell’archivio del tempio di Apollo a Delo) erano collegati da una fune – che era forse, a sua volta, la traduzione coreografica del mitico “filo d’Arianna”.
La fune della “danza della gru” di Delo aveva forse anche una funzione pratica: quella di facilitare il “volo” dei semicori, garantendone la compattezza anche nei momenti di maggiore complessità.

Chi si trova nella difficoltà più grande, dentro un labirinto, ne può venire a capo solo ritrovando il passo giusto, imitando il volo della gru che, come la danza del labirinto, non solo è collegato con la primavera, con la giovinezza, con la vita che si riproduce e rinnova, ma anche con il cambiamento radicale, con la morte e la rinascita.

Nei paesi nordici vi sono tuttora tracce significative sia di labirinti in pietra, sia di danze del labirinto. Una di queste si chiama Jungfraudans, “Danza della vergine”. Ancora a fine Ottocento, secondo dei contadini svedesi trapiantati in Finlandia, “i labirinti, tracciati con le pietre in prossimità delle coste o sulle isole, erano luoghi di giochi: una vergine prendeva posto in mezzo e i giovani, seguendo le circonvoluzioni, volevano raggiungerla” (Kern).
Come i labirinti in pietra, pure queste danze labirintiche risalgono ad età pagana (il Cristianesimo è arrivato in Scandinavia solo nel X secolo d.C.) e rappresentano feste pagane di benvenuto alla primavera.
Anche altrove l’idea del labirinto connesso alla giovinezza e al matrimonio è legata all’equinozio di primavera, foss’anche sotto le mentite spoglie della Pasqua cristiana.

Più si leggono notizie sulla danza del labirinto, meno rimane facile identificare il labirinto unicursale (l'unico che abbia una significanza iniziatica di rilievo) come riferito ad un vero "edificio" (si diceva il palazzo-tempio di Cnosso...).
No, questa idea non convince: lavorando in una direzione diversa, si può invece partire dall'ipotesi che il labirinto classico sia la forma che ha preso nel tempo quello che in origine era lo schema di una danza rituale, una danza sacra, la danza di Ariadne o delle Gru, dove Arianna non era la figlia di Minosse sedotta poi spiaggiata da Teseo e raccolta da Dioniso e ammessa nell'Olimpo per status coniugale, ma personificazione dei poteri di trasformazione della Dea Serpente, quindi della Grande Madre.

Dea primigenia, lunare, bipolare, misterica: la sua danza - il suo rito - era dunque danza iniziatica che i danzatori eseguivano in "cordata", condotti e contenuti da un filo nel percorrere le spire... la danza della gru sembra la progenitrice della Danza a Spirale (tanto cara alla wicca dei giorni nostri), e si è riversata a cascata in mille e mille forme di danza popolare, perfino quelle native americane. Tra l'altro labirinti con schema pressoché identico a quello cretese fanno parte della cultura iconografica di alcune comunità di nativi americani, che di certo non avevano molti "edifici storici".
Se è vero che in origine il labirinto non esisteva come “costruzione” ma era la danza sacra della Dea delle trasformazioni, condotta dai danzatori reggendo un filo, il discorso del legame è importante: quella danza è corale. Nella danza a spirale uno dei momenti più importanti è quando si scorre gli uni di fronte agli altri.

Il filo sottolinea ancora di più l'interconnessione: lega più delle mani. E il filo è quello che riporta il senso quando il labirinto, non più come danza ma come meditazione e percorso iniziatico, lo si percorre da soli.
Il filo non è salvezza per il perdersi fisico (che è impossibile), ma per il perdersi nei propri meandri.
Nella spirale non ci si perde, si perde la logica usuale, quella che si usa fuori.
Ci si ritrova, e si attua la trasformazione.
Il labirinto-danza è la danza della vita, conosciuta in tutte le culture.


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MessaggioTitolo: Re: Arianna   Mar Giu 02, 2009 5:18 pm

I miei complimenti perchè scrivi dei pezzi interessanti. Grazie!!!!! lol!
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MessaggioTitolo: Re: Arianna   Mar Giu 02, 2009 5:18 pm

Teseo


"La soluzione del Mistero è sempre inferiore al Mistero"

Jorge Luis Borges


Teseo ha trovato la soluzione del mistero. Una volta fatto a pezzi il Minotauro con la forza delle mani nude, riparte per nuove avventure e si lascia indietro proprio tutto, perfino la dea Arianna, dimenticata sulla spiaggia di Nasso.

Ma l’esperienza del labirinto non è cosa di cui ci si può disfare così facilmente... e così Teseo esce dal Labirinto e scopre la Verità.
Scopre che, dopo aver tutto esplorato, ha finito per ritrovarsi al punto di partenza; scopre, allora, che la Morte non è il Nulla ma che invece è morte/rinascita, che tutto ricomincia in un ciclo a spirale senza inizio e senza fine.

I dotti ci dicono che il nome di Teseo, che ricorda “tesi”, significa “colui che asserisce o afferma” ma anche “l'ordinatore" e/o "il privo di misericordia”. Teseo è colui il quale afferma e difende i Principi della Tradizione, infatti calza i sandali del padre, ricalca le sue orme... ma se la tradizione - pur conservandone i valori - non viene in qualche modo adattata alle trasformazioni interiori e allo scorrere dei tempi, diventa una struttura sterile che fa soffrire.
Infatti Teseo dopo Creta soffre... a che gli è valso dunque sciogliere il nodo se una volta uscito dalla trappola mortale e fatta fuori quell’ “orrida compilation animale e umana di pulsioni oscure” che è la sola cosa che ha saputo incontrarvi, deve ricominciare a percorrere il mondo in un’inesausta ricerca di imprese eroiche, ma faticosissime?
E a cosa è valso agli altri, i suoi cari, il suo ritorno vittorioso?
Con una banale dimenticanza (cambiare le vele) ha perfino indirettamente determinato la morte di suo padre… la leggenda vuole che, in seguito alla sua apparente vittoria di Creta, la vita di Teseo sia stata piena di lutti e disgrazie.
E’ la metafora dell’impossibilità della ragione di vincere sulla dimensione irrazionale: Dioniso, l'irrazionale, vince sempre!

Magari sarebbe illuminante il parere di Ariadne sul valore dello spirito eroico di Teseo. Magari risponderebbe che il vero eroismo è accettare di lasciarsi catturare dal labirinto (della nostra vita, del nostro sé, dal labirinto di un altro, dal labirinto cosmico) e uscirne trasformati.

Teseo invece entra eroe ed esce eroe: troppo eroe prima, troppo poco eroe dopo.


Aggirare il percorso:
Dedalo e Icaro



“Di come taluni uomini, pur se maestri, siano specializzati ad aggirar gli ostacoli e di come questo venga ad essi a costar caro”

El Souf Leh

A sipario abbassato, Dedalo con suo figlio Icaro (per via di quella storia della vacca di legno costruita per capriccio della regina - mitologica antesignana delle vacche di legno della moderna e orribile inseminazione artificiale) viene rinchiuso da un furioso Minosse nel labirinto.
Evidentemente immemore della soluzione del rompicapo che egli stesso aveva costruito, Dedalo si procura misteriosamente cera e piume e fabbrica per sé e per il figlio due coppie di ali con le quali entrambi riusciranno a prendere il volo.
Ma figlio, volando senza tener conto delle paterne istruzioni, si avvicina troppo al sole e finisce, sbruciacchiato, a precipitare in mare, morendo annegato.

In questa storia, che costituisce altro mito, Dedalo percorre e indica al figlio una via d’uscita non canonica. Aggirare l’ostacolo.

Egli è uomo sapiente, un maestro d'arte: conosce il modo di uscire dal gioco senza stare alle regole, ed anche senza scorticarsi troppo. Dedalo vola basso.
Il figlio adolescente che porta con sé non ha la la sua esperienza: Icaro spicca il volo verso l’inaccessibile, verso ciò che non può essere toccato o avvicinato se non dopo averne acquisito la capacità (con un percorso di iniziazione - affidandosi all'aiuto di una Guida...).
Icaro è diventato il simbolo dell’ambizione, delle emozioni incontrollate, o anche del desiderio dell’anima di salire al cielo spinta da passioni incontrollate.

Icaro viola l’ordine naturale, e così facendo perde la consapevolezza dei limiti e dei tempi che la natura gli ha imposto.
Lo stesso suo padre Dedalo - che pure è riuscito nel suo volo - paga un conto pesantissimo con la morte del figlio.

Dentro e fuori dal Regno di Sotto, con Arianna e Dioniso

“Sii saggia, Arianna!...
hai piccole orecchie, hai le mie orecchie:
metti là dentro una saggia parola! -
Non ci si deve prima odiare, se ci si vuole amare?...
Io sono il tuo Labirinto...”

Nietzsche

L'unione solare/lunare sacra di Dioniso e Arianna porta finalmente l’estasi nel mito.
In alcune versioni Dioniso era addirittura in amore con Arianna da prima dell’inizio della vicenda e, se ci si pensa bene questa è l’ipotesi più convincente..
“Teseo non celebrò le nozze con Arianna, ma non per infedeltà. Si racconta pure che Dioniso gli fosse apparso in sogno annunciandogli che la fanciulla apparteneva a lui. E questo sembra essere stato effettivamente il caso, secondo la maggior parte dei narratori…” Kàrol Kerényi
Del resto le nozze della Dea con il dio Toro solare erano contemplate nella tradizione minoica: “Le loro nozze dovevano restare completamente nella sfera invisibile, infera, dove le due divinità apparivano sotto forme e nomi del tutto differenti da quelli che portavano in cielo” (Kàrol Kerényi)
Dunque è assai più verosimile che il rapporto di Dioniso e Arianna sia al centro del labirinto, più che non la storia di Teseo.

Come ci racconta Kerényi, prima di Omero il mondo degli inferi era pensato come un labirinto a spirale; la possibilità di ritornare da quel mondo veniva chiesta come una grazia alla regina degli inferi. Laggiù la Signora del Labirinto regnava nelle vesti di Arianna, Hagne, Ariadne, ovvero la "purissima”. Non solo ella poteva liberare qualcuno dagli Inferi, se lo voleva, ma poteva lei stessa ritornare indietro da quel luogo, ed era allora la "chiarissima", quell'Aridela che sta nel cielo, come veniva chiamata con un altro nome greco. Come figura preomerica era la fanciulla divina dei cretesi, una dea lunare: non però semplicemente la luna, anche l'altro lato della luna, una Signora del Regno dei Morti, una Dea piena di grazia, che aveva il potere di ricondurre alla vita.
Solo a partire da Omero, ella divenne quindi una principessa mortale, la figlia del re cretese Minosse. Con il suo consiglio e il suo filo, o anche (secondo un'antica versione del mito) con la sua corona che risplendeva negli oscuri intrichi di vie del labirinto, ella aiutò il bel giovanetto ateniese Teseo a ritornare sano e salvo da un viaggio che prometteva sicura morte.
La dea fanciulla fu poi uccisa da Artemide per desiderio di Dioniso (anche questa è un'antica versione del mito). La vicenda si svolse sull'isola di Nasso. Soltanto fino a lì Teseo riuscì a tenerla con sé.
Solo secondo una variante più tarda, la fanciulla non morì ma fu abbandonata sull'isola immersa in un sonno profondo. In ogni caso Dioniso trovò e ottenne la sua Arianna, sulla quale vantava un antico diritto. Se egli non avesse avuto quell'antico diritto su di lei, il finale del mito non si spiegherebbe. Il presupposto di tutti i racconti relativi ad Arianna è il suo antico, segreto legame con il Dio.

Anche Arianna, per ricongiungersi con il suo Dioniso deve attraversare il labirinto. Nel mondo mitico nulla è somministrato agli uomini che non sia già stato integrato dalle divinità: Arianna ha in qualche modo perso la sua metà... per ritrovarla deve percorrere il labirinto della sua storia - di cui Teseo è un episodio - e molte sono le morti che le vengono attribuite dai miti.
“Nessuna donna, nessuna dea ebbe tante morti come Arianna. Quella pietra in Argolide, quella costellazione nel cielo, quella impiccata, quella morta di parto, quella fanciulla dal seno trafitto: tutto questo è Arianna” (Calasso)

Se il viaggio di Teseo con l'aiuto di Arianna è il viaggio che ogni uomo e ogni donna dovrebbe compiere per comprendere il non manifesto, la realtà che si cela nel buio dell'oblio, il viaggio dell'io nell'inconscio per riscoprire ed integrare tutte le parti di che restano dimenticate in qualche angolo buio della mente, un viaggio verso l'ignoto e verso la completezza, è anche vero che spesso questo viaggio nella realtà fallisce... e le coppie, divine o umane, naufragano.
Arianna era l'unica a conoscere il "trucco" (il Segreto) per poter superare l'impresa, per poterne uscire vincenti, per conquistare una vittoria vitale.
Arianna era la Chiave, lei stessa il Labirinto, il Labirinto il suo stesso ventre... forse il Labirinto è la prova che lei stessa offre a Teseo. La prova che, come Guida, offre a tutti noi durante le fasi della nostra vita.
Grazie all'aiuto di Arianna, ovvero alla fiducia e all'amore che legano l'uomo alla Terra e alla Donna, Teseo riesce a conquistare la sua vittoria e ad uscire sano e salvo dal Labirinto.
Egli ha superato la prova, egli ha accettato la prova e l'ha vinta. Avrebbe potuto vivere in amore e comunione con la Dea...
La storia però subisce una svolta e Teseo abbandona Arianna, volta le spalle a Colei che l'ha reso "divino" e decide di seguire i suoi obiettivi di gloria. Manca di rispetto alla Terra stessa e il suo legame si spezza, rendendolo sempre insoddisfatto e assetato, come colui che smette di bere dal Graal e ne intraprende la ricerca, senza però rendersi conto che la risposta era stata da sempre sotto i suoi occhi.

Dopo Teseo, la riunione di Arianna con Dioniso avviene all'esterno della struttura sociale, lontani dalla reggia di Cnosso, a gesta più o meno eroiche compiute. Ed è trionfo.

Le forze che Dioniso libera per il mondo vengono da sotto la superficie: Arianna stessa riemerge da sotto la superficie.
Chi, se non Dioniso, Toro e Serpente, poteva essere lo sposo di Arianna? Il più seducente, magico, sciamanico, affascinante mascalzone divino si unisce con la Dea degli inferi in un mito che ha a che fare col potere della Creazione del Cosmo. Dioniso è il dio dell'estasi sciamanica, nel suo mito si dice che da fanciullo fu travestito da fanciulla per scampare all'uccisione, dunque è un dio dei confini, che integra il suo aspetto maschile e femminile, è un dio capace di accettare Arianna senza la necessità di uccidere il Minotauro che è parte di lei (e di lui).
È anche un uomo completo che cerca una donna completa aldilà degli stereotipi comuni.

Invocare Arianna


"Ora divento me stessa.
C'è voluto il Tempo,
molti anni e molti luoghi.
Sono stata scossa e dissolta,
ho indossato i volti di altre persone,
ho corso pazzamente,
come se il Tempo fosse là,
terribilmente vecchio, a gridare un avvertimento:
"affrettati, sarai morta prima che..."
Ora sono immobile, sono qui,
sento il mio peso e la mia densità.
Ora c'è tempo e il Tempo è giovane.
In questa singola ora
vivo tutta me stessa e non mi muovo
io, colei che ho inseguito,
che ho rincorso alla follia,
ora sono immobile, immobile,
e fermo il Sole!"

May Sarton



Arianna, Minotauro, labirinto e filo sono la stessa cosa, c’è un’unità nella sostanza dei tasselli che compongono il mito.
Arianna è il lato nascosto di noi stessi, colei che regna nella parte oscura, ma anche la nostra parte luminosa, divina e non sempre manifesta.
Ha attraversato essa stessa il labirinto per riunire le sue parti ed è padrona del suo mistero.
Questo fa di lei la Guida che conosce il segreto dei nodi della nostra vita ed è in grado di condurci attraverso i nostri labirinti personali con il filo della sapienza femminile, che porta alla rinascita.

Possiamo invocarla per chiederle di accompagnarci ogni volta che ci troviamo davanti a un nodo da sciogliere o a un percorso di trasformazione.
Dobbiamo invocarla, necessariamente, per trovare le parti sommerse di noi.

Per farlo possiamo costruire - se ne abbiamo lo spazio necessario - un labirinto domestico da percorrere in meditazione, addentrandoci verso il suo centro, sfogliando strato per strato i suoi meandri, sotto la guida di Arianna.

Possiamo imparare a disegnare il suo labirinto, portando con noi, nella nostra mente, il suo schema complesso per sempre.

Possiamo danzarlo celebrando la danza della vita, legandoci con il filo rosso a chi danza con noi…


Il calderone magico

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