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 il mito di Arianna

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g0rka
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MessaggioTitolo: il mito di Arianna   Mar Set 02, 2008 9:51 pm

Tutto ebbe inizio con un toro dal candido manto e con un re avido di potere.
Minosse, figlio di Zeus e di Europa, per mostrare la sua superiorità rispetto ai fratelli chiese un dono al Dio del mare Poseidone.
Un animale da sacrificare al Dio stesso.
Dalle acque dell’isola di Creta emerse un toro bianco come la schiuma delle onde, possente sopra ogni altro. Minosse, vedendolo, volle tenerlo per accrescere la sua personale fama. Sacrificò quindi al Dio un altro animale ed il toro bianco finì a pascolare nei campi di Creta.

Poseidone, adirato, meditò di vendicarsi del re ed accese nella moglie di quest’ultimo, Pasifae, un irrefrenabile desiderio sessuale per la bestia candida.
Pasifae non pensava ad altro che al toro.
Si recò pertanto da Dedalo, il fabbro di corte, e si fece costruire un involucro dalle fattezze bovine, in modo da potervisi celare dentro ed unirsi al toro.
Da quest’atto languido nacque una creatura ibrida ed arcaica. Asterio, la stella, chiamato successivamente il Minotauro.
Per celare la sua vergogna agli occhi del mondo il Re Minosse fece ergere da Dedalo delle mura attorno al tracciato della danza sacra e pose al centro di esso, irraggiungibile, il figlio di Pasifae.
Fu sempre Dedalo a creare quel tracciato.
Per una danza estatica ed armoniosa svolta davanti agli occhi degli abitanti dell’isola.
Chi danzava era la figlia del Re.
“Un recinto per la danza
Dedalo a Cnosso costruì un tempo per Arianna.
Chioma bella”.
Celato ormai alla vista quel muliebre luogo di delizie divenne un labirinto custode di misteri.
Ed Arianna ne divenne la signora.

Dal mare emerse il toro portatore di mutamento, e dal mare giunse Teseo per assecondarne il corso.
Arrivava da Atene, l’eroe, per porre fine al sacrificio di sette fanciulle e sette fanciulli che il Re Cretese pretendeva regolarmente per placare il furioso figlio della regina.
Arianna lo scorse, forte e bello, e subito fu presa d’amore per lui votandosi alla sua causa.
Aiutato dalla principessa Teseo si avventurò nel labirinto.
Arianna lo aspettava all’entrata di esso, tenendo tra le mani un fuso dal quale si dipanava, mano a mano, un filo la cui estremità era tra le mani di Teseo.
Giunse così l’eroe al centro sacro e con la sua spada uccise il Minotauro versandone il sangue.
Il filo, che srotolandosi segnava la via, lo ricondusse indietro, tra le braccia di Arianna.
Il mostro era morto, il compito concluso. Teseo poteva ritornare al mare che aveva solcato per raggiungere l’isola.
Ma la bella principessa cretese, come ricompensa per l’aiuto donato e per il tradimento portato ai danni della sua famiglia, pretese di essere condotta via da Teseo, di divenire sua sposa.
Salì così a bordo della nave diretta ad Atene ed i flutti bianchi del mare la portarono via dalla sua patria e dalla sua famiglia, dall’isola che l’aveva vista bimba ridente.
Teseo non fu lo sposo che Arianna sognava.
Veleggiando verso Atene fece tappa a Nasso e sulle floride sponde dell’isola Arianna venne abbandonata. Le onde fragorose battevano la spiaggia, solo le alghe su di essa si muovevano.
Paesaggio d’amore abbandonato. Isola imperlata di solitudine. Luogo dell’anima.
Fissava il mare disperata la bella fanciulla di Creta. Lacrime d’avorio colavano sul suo viso e gli abiti le cadevano uno dopo l’altro. Nella sua statica e muta disperazione il sonno la colse e la cullò, lenendone le pene.



La trovò così, addormentata, il fragoroso corteo di Dioniso.
Arianna, destatasi, vide il Dio sorriderle e porgerle la mano. La innalzò sul suo carro trainato da pantere e leopardi ed abbracciandola ne fece la sua sposa. Il vino prese a zampillare dalle rocce, satiri e menadi danzavano innanzi al carro intonando grida e canti di giubilio.
Dono di nozze fu una corona, pervenuta dal mare ed elevata al cielo, fu successivamente conosciuta come la corona di Arianna. La corona Boreale.
La principessa abbandonata lasciò così Nasso, isola della disperazione più grande e della gioia più profonda, crocevia di estasi e tormento.
Con Dioniso, il Dio Toro, la storia raggiungeva il suo culmine.
Arianna si spogliò della sua umana natura e divenne Dea.

L’essenza profonda di Arianna è custodita dal suo nome.
Arianna, da Ariadne. La santissima, la purissima, la non toccata.
Ella ha in se l’intangibilità propria di chi è vicino al divino e per questo è considerato santo e venerabile. La sua natura è libera da vincoli e costrizioni, ella sola ha il dominio su se stessa, ma al tempo stesso è sposa divina. È vergine, nutrice, madre.
Una divina donna arcaica, non soggetta a nessun uomo.
In origine era venerata solo da donne. Era Dea infera che tuttavia presiedeva anche alla nascita della vegetazione.
Il labirinto cretese di cui Arianna è Signora ha infatti sette corridoi, sette come i mesi che occorrono alla germinazione.
Vita-morte-vita abbracciati in un'unica essenza.
Ed il toro a farle da guardiano.
Il toro sempre segue Arianna, la accompagna, la agguata. Il toro avvolge tutto. Esso è nel miele e nel sangue delle offerte.
È animale epifanico della Dea Cretese, la Potnia mediterranea.
Il palco delle sue corna è la falce della luna sospesa nel cielo, e nei tratti del suo cranio si possono scorgere le forme dell’apparato uterino. Si narra che dalla sua carcassa nascessero le farfalle, altro animale epifanico della Dea, la cui forma è ripresa nel Labrys, l’ascia bipenne che dona il nome al labirinto.
A Creta tutto inizia e finisce con il Toro. Ed in mezzo sono Arianna e Pasifae, madre e figlia unite nelle loro simili vicende di amore, morte, abbandono, tradimento.
Esse sono coloro che, nelle storie degli eroi, ridispongono gli elementi nello spazio lasciandoli immutati. Rovesciano i ruoli, completano l’opera dell’eroe e la estinguono. Donano la profondità là dove gli eroi scorgono solo piattezza. Creano il caos necessario al mutamento, necessario all’azione. Sono le mistagoghe splendenti che aiutano ad uccidere i mostri, a conquistare i talismani, a realizzare le imprese impossibili.
Esse sono le divine capostipiti. Le eterne sacerdotesse.
Ed Arianna si fa dea ragno per Teseo.
È Signora del labirinto e dei suoi più nascosti misteri ed è signora del filo che regge gli umani destini. Nella sua forma numinosa è Dea del fato.
L’uccisione del Minotauro, creatura facente parte del dominio della Dea primordiale, segna l’inizio della superiorità che i Greci in epoca classica iniziarono ad attribuire al Dio padre Zeus.
Ma l’aura di sacralità che invadeva il toro, la Potnia ed Arianna non potè essere del tutto negata, e fu portata avanti dalla sacra unione della principessa e di Dioniso, il Dio androgino per eccellenza, votato alla Grande Madre, Signore dell’ebbrezza e paredro della Dea, dalla innumerevoli forme animali e vegetali.

Le nozze di Dioniso ed Arianna sono il modello mitologico di tutte le nozze dei Mysti del Dio.
Nessuna più di Arianna era degna di esserne l’eterna compagna.
Legata alla danza ed agli animali selvatici si pose subito a capo delle Menadi, con le quali condivideva la condizione di arcaica vergine libera e potente.
Lei, che è la guida all’interno del labirinto, nel centro sacro dell’anima, conduce la danza furente ed il suo silente ritorno.
Il viaggio estatico ha inizio per cercare Dioniso, e dopo averlo trovato, è per Arianna che si ritorna.
Arianna riconduce, permettendo di trattenere la scintilla divina che con tanto ardore si è trovata.
Arianna mantiene la zona centrale alla quale fare ritorno candida e sacra, in equilibrio perfetto tra puro furore, estasi sublime e quiete profonda.
Le Menadi sono folli in Dioniso ed austere in Arianna.
I poli opposti nuovamente collegati, fusi insieme per sempre nel centro perfetto del labirinto, con la corona ad avvolgere perpetuamente la seduzione che la danza scatena. Simbolo della perfetta ebbrezza divina.
Con ogni probabilità Arianna in epoca arcaica era anche considerata una dea orgiastica ed il sacrificio maschile era parte del suo culto, lo stesso sacrificio descritto in numerose storie dionisiache, basti pensare alle “Baccanti” ed allo sbranamento di Penteo.
Attorno ad Arianna sempre si protendono le ombre della morte.
In quanto sposa di Dioniso è la compiuta immagine della bellezza che, toccata dall’amato, dona l’immortalità, ma per poterlo fare deve superare angosce, traumi, perdite.
Caratteristica dell’elemento Dionisiaco è l’abbraccio degli opposti, e tutti coloro che vengono in contatto col Dio portano in sé vita e morte, mortalità ed immortalità, anima mortale ed anima divina.
Arianna è una Afrodite umana.
Colei che sempre aspetta e perpetua, danzando, il ritorno di Dioniso.
Il ritorno del toro.

Nel suo corpo di donna Arianna subì numerose morti.
Alcuni cantori narrano che la principessa fosse già promessa a Dioniso prima di fuggire con Teseo. Pertanto il Dio, geloso del tradimento, ordinò ad Artemide di scoccare una fatale freccia nel petto di Arianna.
Altri raccontano che Arianna morì partorendo il figlio di Teseo a Nasso. Ed in onore di ciò si tennero nell’antichità numerose feste.
Tuttavia la leggenda più conosciuta sussurra ai nostri orecchi che Arianna morì impiccata.
Ed è questa la suprema di tutte le morti, che illumina in Arianna la sua natura di Dea della vegetazione, delle piante e degli animali, che rivela la sua più pura essenza di Potnia.
Durante le feste della vendemmia e nel periodo della germinazione gli antichi erano soliti appendere ai rami degli alberi statuine con fattezze di donna che nelle credenze arcaiche avrebbero sorvegliato e favorito la crescita abbondante delle messi e la vendemmia spumosa e ricca.
Arianna, in quanto dea vegetale, non poteva che morire impiccata ad un albero e con la sua morte favorire la crescita della Terra, la sua rinascita ciclica.

Immersa tra le stelle, avvolta dalla sua lucente corona, Arianna ancora tesse trame ed orditi.
Libera ed inviolata ancora ci conduce, danzando, verso il centro del labirinto.



Fonti

Dioniso, Walter Otto. Edizioni Il melangolo
Eterno femminino mediterraneo, Umberto Pestalozza
Le nozze di Cadmo e Armonia, Roberto Calasso Edizioni Adelphi
Il corpo della Dea, Selene Ballerini. Edizioni Atanor
Dizionario delle Dee e delle Eroine, Patricia Monaghan. Edizioni Red
I misteri di Dioniso, Reinhold Merkelbach. Edizioni ECIG
Le Vergini Arcaiche, Leda Bearnè. Edizioni della Terra di Mezzo
La Dea bianca, Robert Graves. Edizioni Adelphi
Immagine 1: Ariadne, John Vanderlyn
Immagine 2: particolare dell'opera The triumph of Ariadne, Hans Makart

Articolo di ValerieLeFay
Il tempio della ninfa

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SiC GORGIAMUS ALLOS SUBJECTATOS NUNC...
Con delizia banchettiamo di coloro che vorrebbero assoggettarci... e non è tanto per dire! "
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