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 GLI ELEMENTALI E IL PICCOLO POPOLO

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myrya
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MessaggioOggetto: GLI ELEMENTALI E IL PICCOLO POPOLO   Lun Mag 18, 2009 4:03 pm

Ciao ho raccolto un po' di materiale per farvi conoscere il piccolo popolo i suoi usi e le invocazioni, ora vi posto qualche nozione. Spero vi interessi e vi piaccia. Benedizioni
"Mutamenti del fuoco; innanzitutto mare, e del mare una metà terra e l'altra metà soffio infuocato. Per l'anima è morte divenire acqua, e per l' acqua è morte divenire terra, ma dalla terra nasce l'acqua e dall'acqua nasce l'anima.
Eraclito, (535,470 a.C.)"
SALAMANDRE
SILFIDI E FATE
GNOMI ONDINE
Le quattro forme elementari dividono e specificano in una specie di abbozzo gli spiriti creati dal movimento universale, dal fuoco centrale. Ovunque lo spirito lavora e feconda la materia per mezzo della vita; ogni materia è animata; così gli elementali sono in ogni cosa. Gli spiriti elementali sono come dei ragazzi: tormentano maggiormente chi si occupa di loro a meno che questi non li domini con ferma e potente volontà. Sono questi gli spiriti che prendono il nome di elementali. Sono loro che cagionano spesso a noi i sogni paurosi o bizzarri sono loro che causano i movimenti della bacchetta divinatoria e i colpi battuti contro le mura ed i mobili. Ma essi non possono mai manifestare un pensiero diverso dal nostro, e se noi non pensiamo, essi ci parlano con il bene e il male, giacché non avendo libero arbitrio,
non hanno di conseguenza responsabilità; si mostrano agli estatici e ai sonnambuli sotto forme incomplete e fuggevoli. Questo forse ha dato luogo molto probabilmente alle visioni di Swedenborg; non sono ne dannati ne colpevoli; sono semplicemente curiosi ed innocenti; si può usare o abusare di loro come di animali o di fanciulli. Il viaggiatore dunque, che se ne serve, assume una terribile responsabilità, giacche dovrà espiare tutto il male che farà loro commettere, e l'intensità delle sue sofferenze sarà proporzionale alla estensione della potenza che avrà esercitato per mezzo loro. Per dominare gli spiriti elementari e divenire così re degli elementi occulti, bisogna prima di tutto aver superato le quattro prove dell'antica iniziazione, e, siccome queste iniziazioni più non esistono, avervi supplito con azioni analoghe come quella di esporsi senza terrore in un incendio, traversare un abisso su una tavola o su un tronco d'albero, scalare una montagna a picco durante un uragano, uscire a nuoto da una cascata o da un vortice pericoloso. L' uomo che ha paura dell' acqua non regnerà mai sulle ondine; colui che teme il fuoco non potrà mai comandare alle salamandre; fino a che si soffra la vertigine si debbono lasciare in pace le silfidi e non irritare gli gnomi.
Ovviamente questa è un'antica formula descrittiva non bisgna assolutamente esporsi al fuoco e così via, si deve intendere nel senso che i paurosi e i pavidi non potranno mai aver a che fare con queste creature, perciò quando le si invoca per la creazione del cerchio bisogna star bene attenti perchè se non si sa comunicare nel giusto modo con loro, ci sarà più danno che altro.
SALAMANDRE:
Un caminetto scoppiettante può essere considerato sinonimo di calore domestico e di intimità. Chi ancora oggi può godere del multiforme spettacolo della legna che arde non può non subirne il profondo fascino, fatto di cose buone e di antico.
Scoppierttante Salamandra - Meditare sulla fiamma che, spente altre fonti di illuminazione, si staglia alta contorcendosi e cambiando di colore, sembra allora spontanea aspirazione della mente, finalmente libera dagli affanni quotidiani.
Una rappresentazione di Salamandra. È a questo punto che la magia di un' atmosfera speciale può far scaturire il fenomeno magico, il prodigio meraviglioso. L' impressione di una fluente chioma in mezzo al fuoco, di un volto triangolare dalle fattezze quasi umane sul quale spiccano due occhi che sembrano illuminati dalla gioia dell'elemento cui appartengono. Forse non sono soltanto l' allucinazione di una psiche eccitata, forse le Salamandre, spirituali creature del fuoco, stanno danzando in onore a Djin il loro re, sotto i nostri estasiati occhi. La loro è una natura necessariamente "solare" ed è per questa ragione che l'incontro è auspicabile sotto il profilo cerimoniale con il culmine estivo della marea eliaca. Sono costituite di energia purissima e fulgida, per cui hanno aspetto cangiante e inafferrabile, mentre il carattere "focoso" le rende difficilmente controllabili. È bene sapere che in questi esseri alberga un insopprimibile istinto catabolico che li porta a convivere e coincidere con la forza distruttrice ignea nella quale si identificano. Ciò non significa che l'uso sapiente di questa energia non possa procurare molti vantaggi soprattutto di ordine spirituale, poiché è noto come il fuoco nel fare "terra bruciata" compia al contempo un'insostituibile opera di radicale catarsi.Non a caso la quasi totalità di cerimonie magiche antiche e moderne non prescinde mai dalla presenza della fiamma: tanto che brilli in una semplice candela, oppure si levi alta e vorticosa da un braciere rituale.
SILFIDI E FATE:
Per arrivare a Douglas, capitale dell'Isola di Man, è necessario attraversare un ponte che rimane sospeso sopra un burrone ricoperto di cespugli. Tutti sanno che lì vi abitano le Fate alle quali è consuetudine tributare gesti di saluto e piccoli graziosi omaggi. Si racconta a tale proposito la buffa storiella di un tale che rifiutandosi di prestare attenzione alle eteree dame della rupe, rimase fermo con la propria automobile dozzine di volte proprio su quel ponte, finché cortesia e buon senso riuscirono a prevalere sull' ostinazione. Esistono perfino testimonianze fotografiche sull' esistenza di queste leggiadre creature in libri di scrittori della statura di Sir Arthur Conan Doyle, dove si mette in luce un aspetto trasparente ma nell'insieme tale da suggerire la concretezza della fisicità. I loro abiti spesso stretti alla vita luccicano di chiarore madreperlaceo, la loro figura è particolarmente seducente mentre l'altezza può superare il metro. Quando si trovano in uno stato di particolare felicità l'aura scintilla di colori delicati e assieme radiosi tali da fonde con il lucore della veste. Conoscere le Fate è cosa meravigliosa e le streghe esperte in questa arte possono, se pregate nel giusto modo, accompagnare la persona sinceramente interessata all'incontro nei posti più adatti. Si può trattare di boschi, di radure, di laghi. In ogni caso sono luoghi fuori della portata della vita troppo convulsa e disordinata degli uomini, assolutamente lontana da qualsiasi legge naturale. Le Fate vivono perennemente nella gioia che spesso si tramuta in straripante felicità: stato incantato nel quale ogni visitatore può cadere come in rapimento. Si racconta di molti intrepidi che avvicinatisi troppo a queste radiose bellezze sono stati catturati per sempre da quel mondo senza poter mai più fare ritorno a casa. Chiamare questa condizione fortuna o sfortuna è cosa ardua e difficile, ma ormai dovrebbe essere sufficientemente chiaro a tutti che ogni conoscenza esige il suo indefettibile pegno. L'espressione delle Silfidi o Silfi è fiera nella sua bellezza ultraterrena come quella delle Walkirie. Sono i "Deva" dell'aria: impalpabili, leggeri, mutevoli di forma evanescente, pronti a rincorrersi nel vento emettendo striduli fischi. Sembrano dotate di ali, le silfi, e lampeggiano di colori indefinibili mentre solcano il cielo riempiendolo della loro fuggevole. La magica collina di Knocksheogowna eppure intensissima vita. Si dice, ma forse è solo una cattiveria, che molti rovesci di fortuna e situazioni instabili vadano imputati a questi volubili esseri, agli effetti molto più difficili da controllare dei loro fratelli. Essendo connaturati all'aria, vengono messi in analogia con l’oriente e dunque con tutte le cerimonie stagionali d'inizio e di rinascita. La primavera è il momento ideale per parlare con le sinuose Silfidi lasciandosi accarezzare il volto dalle folate di vento che quando sono sferzanti vogliono ammonirci o metterci in preavviso riguardo un possibile pericolo. La visione di questi aerei spiriti pare sia decisamente spettacolare durante lo scoppio dei temporali. In queste condizioni la loro forma si intensifica raggiungendo la saturazione del bianco nella sua purezza massima, mentre il convulso movimento all'interno delle nubi sembra incrementare l'elettromagnetismo dell' aria circostante, già saettante di fulmini. Amano slanciarsi verso altezze vertiginose emettendo grida acutissime e sfidano gli incauti e poco accorti dilettanti del cielo a seguirli. Diversi incidenti aerei possono ascriversi al fascino perverso delle Silfi, sempre pronte a coinvolgere nel loro gioco pericoloso, fino alle conseguenze estreme. Lo studioso che cerca un contatto di natura magica con queste forme si prepari a non cedere alla vertigine insopportabile di altezze impossibili. Non si lasci mai sedurre da nessun errore di sopravvalutazione e ricordi il pericolo sempre costante di chi presume di salire troppo in alto, smarrendo il senso logico delle cose.
GLI GNOMI: Con la parola "gnomo" si intende identificare una creatura antropomorfa,di piccole dimensioni legata all'elemento terra. Uno gnomo essere delle profondità della terra. Essi vivono negli anfratti della terra, nelle caverne sui picchi delle montagne, tra le rocce e ovunque vi sia analogia con la loro natura tellurica. Sono di aspetto molto scarno e l'insieme della loro figura dà l'impressione di vecchiezza macilenta. Non si tratta di personaggi particolarmente affabili, come nel caso dei folletti, e la loro intelligenza, allo stato larvale contrasta spesso con la severa gravità delle espressioni. Si ipotizza che gli Gnomi derivino in qualche modo dalla mitica Lemuria, cosa che potrebbe aprire interessanti spunti di speculazione parantropologica. La loro è comunque una natura di tipo saturniano ed è per questa ragione che l' inverno sembra essere il periodo più idoneo per cercarne contatti e favori. Da Halloween al Solstizio d'Inverno lo studioso potrà richiamare questi piccoli dèi dal mondo inferiore con le cerimonie tipiche legate alla terra, nonché con l'orazione devozionale agli gnomi il cui potente sovrano risponde al nome di Geb. Bisogna essere molto cauti nell'evocazione perché questi indefessi lavoratori del sottosuolo sono particolarmente irritabili e ombrosi, a causa degli scarsi contatti con gli uomini. Mostrandosi invece cortesi e davvero amanti e rispettosi della natura, dichiarando affetto sincero per tutti gli esseri viventi, assicurando il più completo disinteresse, essi diverranno fedeli amici e generosi dispensatori di molti beni.
LE ONDINE: SPIRITI DELL’ACQUA Le Ondine sono gli Spiriti Elementali dell’Elemento Acqua. Paracelso le chiama anche Ninfe e, come tali, vivono in simbiosi con l’Acqua dei fiumi, dei laghi, delle cascate e delle sorgenti. C’è una parte vastissima della mitologia dedicata a queste figlie delle acque, spesso deificate, e universalmente conosciute. Sono le mitiche Sirene, la Ninfa Eco che langue d’amore per il suo bel Narciso, le Naiadi e le Nereidi, le tante Melusine che attraversano come meteore le leggende popolari del Medioevo.
L’esistenza delle Ondine è legata a quella del loro Elemento - se un fiume si prosciuga o si inquina oltre misura anche la Ninfa si estingue e perisce. La Tradizione ce le descrive come esseri femminili di bellezza eterea, dotate di una chioma fluente, che ricercano la compagnia degli uomini. È possibile cercare le Ondine presso le sponde di un fiume o di un lago, preferibilmente in luoghi tranquilli e isolati, oppure sul mare, particolarmente tra gli scogli e i dirupi. Le ore migliori sono quelle all’alba e del crepuscolo, volti verso l’ovest e, quanto alla meditazione, basterà seguire il moto dell’acqua associando a questo pensieri in sintonia con l’elemento liquido.
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MessaggioOggetto: Re: GLI ELEMENTALI E IL PICCOLO POPOLO   Lun Mag 18, 2009 4:08 pm

Dove si nascondono le fate???:
"Petorsola - Ci fu un tempo molti anni fa in cui sul Monte Amiata le Fate e gli uomini vivevano in pace fra di loro,anzi di più, usavano gli stessi forni per cuocere il pane. Questa storia avvenne allora. Vicino al paese di Santa Fiora c'era un maestoso castello abitato da una schiera di bellissime Fate. La più bella e la più importante di loro si chiamava Petorsola, il suo compito era quello di portare il pane a cuocere nel forno del paese. Questa aveva però un carattere talmente schivo e scorbutico che nessuno osava avvicinarla e rivolgerle parola. Col tempo gli abitanti del paese iniziarono ad essere infastiditi dal suo comportamento superbo ed irriverente,decisero così di punirla. Un giorno Petorsola come sempre si mise sulla testa la panaia del pane e preso per mano il suo figlioletto si incamminò verso il paese per cuocere il pane. Quando arrivò davanti al forno una folla di massaie la circondò, decise a dare una lezione a quella Fata tanto bella quanto altezzosa.
Le strapparono di mano il figlio e fecero finta di gettarlo nel forno infuocato. A quella vista Petorsola furibonda con modo minaccioso disse:"non ho mai visto una cosa fare,il figlio di una Fata volerlo infornare"e riprendendo con rabbia il figlio spari senza lasciare traccia. Ritornata nel suo maniero tanto fu grande lo sdegno nei riguardi dei santafioresi che subito trasformò il castello in un enorme macigno per poterlo così nasconderlo ai loro occhi. La vita all'interno del sasso incantato però continuò lo stesso anche se con una differenza;le Fate pur di non incontrare gli abitanti si recavano al forno di notte e per nascondersi ai loro occhi si trasformavano in gatti neri. Da quel momento fra le Fate e gli uomini finirono tutti i rapporti di amicizia, anzi si parla di brutti scherzi che queste iniziarono a fare ai poveri abitanti. Oggi a distanza di anni nulla è cambiato a Santa Fiora, se vi recate nelle vicinanze del macigno in notti di luna piena, potete vedere un attimo prima dell'alba,una schiera di gatti neri che in fila rientrano da Santa Fiora per poi sparire all'interno del sasso che oggi tutti chiamano il "Sasso di Petorsola".
RITUALE X INCONTRARE UNA FATA
Fate attenzione! Le fate sono esseri naturali e di grande integrita' morale, per cui dovete usare cautela nel comunicare con loro. Comunque se voi approcciate correttamente, possono essere per voi valide amiche ed alleate. Prima di effettuare questo rituale siate sicuri di essere all'altezza altrimenti e' meglio rinunciare. Seguire i seguenti passi:
1 focalizzate l'attenzione sul terzo occhio, nell'oscurita' che vedete chiudendo gli occhi
2 vedete questa oscurita' come una sfera verde, una fata verde, una sfera magica
3 sentite questa magia, verde, questa energia comincia a circondarvi, donandovi bellezza e magia
4 rimanete in questo stato per un minuto
5 lasciate il potere fatato libero di agire su di voi, di pulire la vostra aura, e di concedervi cio' di cui avete bisogno
6 ora chiedete l'amicizia di una Fata , non supplicando, ma invitando con calore e cortesia
7 accoglietela con dignita' e cortesia. Chiedetele il suo nome e come può interagire con voi. Se il nome non vi viene dato, ponete subito fine alla visita. Quando incontrate qualcuno sul piano fisico e' educazione dare il nome, altrimenti sarebbe sconveniente e qui vale la stessa regola
8 Non prendete impegni con loro. Le fate poi potrebbero prendere la cosa molto seriamente e magari voi non sareste in grado di seguirle e perdereste come minimo il loro rispetto
9 Fatti i passi seguenti potreste cadere addormentati, se questo accade non preoccupatevi perche' l'incontro potrebbe continuare benissimo nel mondo dei sogni
10 Se volete chiedetele qualcosa di cui avete bisogno.
11 ringraziate per la visita, e per ogni aiuto ricevuto.
A questo punto sarebbe appropriato promettere di lasciare qualcosa per lei ,una immagine, del cibo o qualcosa da bere, fuori nella notte.
12 La fata potrebbe diventare vostra amica per un certo periodo di tempo o per la vita.
Voi potreste ripetere questo rituale per chiamarla o comunicare cmq per ora ditele addio.
13 A questo punto ,ricordate che con questo rituale voi avete comunque agito su un diverso piano di coscienza e questo vi portera' di sicuro in uno stato meditativo, un po' come avere la testa tra le nuvole, questo potrebbe essere anche disagevole per chi deve andare a lavorare o uscire in strada per cui dedicatevi a qualcosa di strettamente materiale o strettamente razionale per riportare i piedi per terra
14 anche se non vi va ,il punto 13 e' ritenuto cmq importante quindi fatelo!
Bè che dire provare non costa nulla,al massimo ci saremo rilassati un po'!!
COMPORTAMENTO CON LE FATE. Come attirare la simpatia di una fata? La risposta e' semplicissima, con del miele! Si, non avete sbagliato a leggere, se c'e' una cosa che le fate amano e' proprio il miele. Visto che non possono rubarlo dalle arnie delle api, non possono mai gustarlo e quindi donandogliene un po' si riesce subito ad accattivarsi una fata. Un altro modo per fare bella figura e' quella di aiutare qualche animale (o insetto) in difficolta'. Questo e'gia' piu' difficile ma basta un po' di buona volonta' per riuscire. Come faccio a vedere le fate? Qui e'molto piu' difficile, perche' le fate se vogliono sono invisibili agli occhi degli umani. Dovrete avere molta pazienza e molto tempo a vostra disposizione.
Allora, andate in un posto in cui sicuramente stanno le fate (meglio se isolato), per sapere dove riferitevi all'altra mia pagina. Poi aspettate la notte e fate in modo di essere soli. Quando la luna e' alta nel cielo (meglio se piena) prendete il miele e mettetelo in delle coppette (i bicchieri delle Barbie vanno benissimo e sono della misura giusta!), allontanatevi un po' e dite ad alta voce che quella delizia è donata all'infinita bellezza delle fate (un pò di adulazione non guasta). Probabilmente le prime volte non funzionera' e non succedera' nulla, ma se voi lasciate i bicchierini al loro posto e ve ne andate, l'indomani mattina li ritroverete vuoti (no uomini/donne di poca fede, non sono state le formiche od altri insetti questo atteggiamento disfattista fa sì che non le vediate!). Dopo una settimana di questi doni vedrete che otterrete il vostro scopo e vedrete le fate (ma ricordate dovete credere genuinamente in loro per riuscire). Come mi devo comportare in loro presenza? Per prima cosa cercate di usare un tono di voce piuttosto basso, le fate hanno un udito molto sviluppato e la voce umana e' troppo alta per loro. Poi fatele dei complimenti (come ho gia' detto l'adulazione serve sempre) e lodate il loro comportamento.A seconda della razza di fate che incontrate dovrete stare attenti, alcune sono molto suscettibili! La cosa migliore che potrete fare pero' e' quella di chiederle di raccontarvi qualcosa, infatti le fate amano molto parlare e raccontare storie, se dimostrerete di apprezzare i loro racconti state certi che vi rimarranno amiche per sempre (ma state attenti, si accorgono se state facendo finta!).
Come capisco se sono simpatico ad una fata? Beh, e' semplice, se questa si viene a sedere sulla vostra spalla ed accetta di farsi portare in giro da voi, potete essere certi che vi trova simpatico. Anche lo svolazzarvi davanti al viso e' un segno della sua stima per voi. Se poi decide di usare la sua polvere di fata per farvi un regalo (magico!) significa che e'
proprio cotta di voi'!
LE FATE - Quando il primo bambino rise per la prima volta,la sua risata si infranse in mille e mille piccoli pezzi, che si dispersero scintillando per tutto il mondo: cosi' nacquero le fate. (da "Peter Pan" di James M. Barrie). Il termine "fata" deriva dal latino "fatus", ovvero "destino", e trae origine dalla mitologia greca. Le prime tre "fate" delle quali si abbia notizia nella letteratura sono, infatti, le Parche, tre donne che, tessendo il filo della vita, avevano la facoltà di plasmare il destino degli uomini.
Le origini delle fate - L'origine delle fate è molto controversa e varia a seconda delle diverse culture. Un racconto islandese, ad esempio, narra che Eva stava lavando tutti i suoi figli quando improvvisamente le apparve Dio. Eva, allora, colta alla sprovvista, nascose i bambini che non aveva ancora lavato, lasciando alla vista del Signore solamente quelli puliti. Quando Dio le chiese se i suoi figli fossero solamente quelli, Eva asserì. Fu così che il Signore decise che i figli che Eva aveva nascosto sarebbero rimasti nascosti anche agli uomini. I figli "nascosti" di Eva furono, dunque, i primi elfi e le prime fate. In Norvegia, invece, la tradizione vuole che le fate uscirono dal cadavere del gigante Ymir. I popoli delle culture nordiche fanno risalire la prima apparizione delle fate all'origine del mondo stesso. Esse sarebbero degli angeli caduti dal cielo, non talmente cattivi da essere mandati direttamente all'Inferno.
Le fate ed i bambini - Le fate possono agire sul destino degli uomini, influenzandolo negativamente o positivamente. In Irlanda esiste una tradizione che vuole che alla nascita di un bambino si allestisca un banchetto, detto, appunto, "banchetto delle fate". Il banchetto attira l'attenzione delle fate che, una volta giunte all'interno della casa, dovrebbero notare il neonato e prenderlo sotto la propria protezione. Non sempre, però, le fate si dimostrano benevole e gentili. Quanti di noi conoscono la storia della "Bella addormentata nel bosco" avranno imparato che non bisogna mai fare un torto ad una fata, altrimenti…. La fata potrebbe decidere di influenzare NEGATIVAMENTE la vita di un bambino. Nel Medioevo le madri venivano ammonite di non lasciare mai incustodito il neonato, altrimenti la fate lo avrebbero rapito, sostituendolo con un bambino fatato, malaticcio.
Il regno delle fate - La posizione del regno delle fate è da sempre oggetto di estenuanti ricerche. C'è chi crede che il loro regno sia collocato all'esterno del nostro mondo e sia raggiungibile solamente in quelle notti in cui la luna piena emana una delicato bagliore dorato. Solo allora, infatti, lasciandosi trasportare dall'atmosfera magica,sarà possibile vedere delle luci che danzano soavemente al ritmo di una musica suonata da liuti e flauti: tali luci non sono altro che fate. Se le piccole creature si dimostrano riluttanti ad uscire allo scoperto si può comunque trovare l'entrata del loro regno camminando intorno al luogo in questione ben nove volte. Un altro modo piuttosto efficace per scoprire dove dimorano le fate è quello di recarsi su una collina cava (dimora per eccellenza delle fate) e poggiare l'orecchio sul terreno in modo da lasciarsi guidare dal suono delle loro musiche e dei loro canti. Le fate, in ogni modo, preferiscono abitare luoghi ricchi di magia e attorniati dalla natura selvaggia. Per cui non è difficile avvistarne qualcuna presso caverne, boschi, sorgenti o rocce. Alcune fate preferiscono una vita più solitaria e per questo si rifugiano su delle isole circondate dalle acque fredde di un lago. Tali isole non sono sempre visibili agli occhi degli uomini. Alcune galleggiano, altre sono sommerse, altre ancora appaiono solamente una notte ogni sette anni. Esse sono dei luoghi magici in cui non esiste l'alternarsi delle stagioni, ma vi regna sempre la primavera. Non esistono né le malattie né la vecchiaia ed il raccolto è sempre abbondante. Lo scorrere del tempo è irrilevante. L'isola delle fate per eccellenza è sicuramente Avalon. Lì venne portato Re Artù, ferito a morte, per essere curato dalle quattro regine delle fate. Tuttora si crede che il leggendario re giaccia ancora, con i suoi cavalieri, nel cuore di una collina immaginaria, immerso in un sonno profondo dal quale si risveglierà nell'ora del bisogno per tornare a governare nuovamente sulle sue terre.
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MessaggioOggetto: Re: GLI ELEMENTALI E IL PICCOLO POPOLO   Lun Mag 18, 2009 4:12 pm

Gli alberi delle fate - Se vi capita di passeggiare di notte in un bosco, passando accanto ad un albero potrebbe accadervi di trovarvi le braccia piene di lividi provocati dai tremendi pizzicotti delle piccole dita di una fata. Esistono, infatti, alcuni alberi che sono dimora di comunità fatate e che i piccoli esseri difendono strenuamente. Essi sono:
LA BETULLA - La betulla è abitata da uno spirito detto "mano bianca". Se "la mano bianca" si poggia sulla testa di un passante, vi lascia impresso un segno bianco che provoca disturbi psichici (pazzia, ad esempio). Se invece la "mano" si poggia sul cuore, il contatto sarà mortale.
IL FRASSINO - Il frassino è stato sempre conosciuto per i suoi legami col mondo magico. Le bacchette dei druidi venivano, infatti, spesso ricavate dai rami di tale albero. Nell'antichità i bambini malaticci venivano fatti passare attraverso un albero di frassino spaccato in due. Poi le due parti dell'albero venivano ricongiunte tramite delle fasce. Solo qualora il frassino avesse ripreso a crescere rigoglioso, il bambino si sarebbe rimesso.
IL NOCCIUOLO - Nella tradizione celtica il nocciuolo era l'albero della sapienza. Ancora oggi i suoi frutti, in Inghilterra, vengono considerati simbolo di fertilità.
IL SALICE - Si narra che i salici, durante la notte, tolgano le radici dalla terra e vaghino per i boschi, borbottando alle spalle dei viaggiatori imprudenti.
IL SAMBUCO - Il sambuco in realtà è una strega sottoforma di pianta, motivo per il quale prima di abbattere tale albero ci si dovrebbe pensare due volte. Bruciare i rami di sambuco significa attirare su di sé una disgrazia, poiché i rami portano il diavolo in casa. Bisogna stare attenti a non mettere i bambini nelle culle fatte di legno di sambuco: le fate prenderebbero di mira il bambino riempiendolo di pizzicotti.
IL SORBO SELVATICO - "Sorbo selvatico e filo rosso fan correre le streghe a più non posso"- Questo albero tiene lontane le forze del male. Un tempo molti oggetti venivano costruiti col suo legno proprio per tenere lontane le streghe e le fate maligne. Solo con le fruste di sorbo selvatico si possono domare i cavalli imbizzarriti. I druidi utilizzavano il sorbo selvatico per accendere il fuoco ed invocare gli spiriti della natura, che venivano obbligati a rispondere alle domande sparpagliando bacche di sorbo sulle pelli di tori scuoiati.
Le feste delle fate - Le fate sono grandi amanti della musica e spesso danzano intorno ai funghi alla luce della luna, accompagnate dalla musica di flauti ed arpe. Si crede che molte canzoni popolari scozzesi siano state composte proprio dalle fate e che poi da loro siano state insegnate ai pochi fortunati che, attratti nel Regno delle Fate da quelle magiche melodie, tornarono nel nostro mondo. Durante le notti estive spesso le fate organizzano feste danzanti o serate di giochi. Esse amano giocare al chiaro di luna con una palla d'oro o ballare in cerchio. Ma attenzione! Se vedete un cerchio composto da fate non fatevi attirare dalla musica! O sarete costretti a prendervi parte ed a ballare sino allo sfinimento! Anche se, una volta entrati, sembra che le danze durino per qualche ora, in realtà la durata, rapportata al tempo degli umani, è di circa sette anni. L'unico modo per uscire dal cerchio è quello di essere salvati da un amico che, prestando attenzione a non rimanere prigioniero lui stesso, si sporga e vi trascini via. Da molto tempo il Popolo Fatato lascia numerose tracce delle sue baldorie notturne. Il mattino dopo una delle suddette feste sul prato appaiono misteriosi cerchi perfetti, i cosiddetti "anelli delle fate". Alcuni di questi anelli esistono veramente e sono visibili in Europa e nell'America Settentrionale. Il loro diametro varia da pochi centimetri a 60 metri. Gli scienziati affermano, però, che tali cerchi sono provocati da una specie di funghi, i Basidomicetes. I giorni propizi per incontrare le fate sono:
" Capodanno "
1 Febbraio
25 Marzo
1 Aprile
1 Maggio
1 Agosto
23 Giugno
Notte tra il 23 Giugno ed il 24 Giugno
Vigilia Di Ognissanti
Vigilia di Natale
Natale
Pentecoste
Solstizi: 21 Marzo- 21 Giugno- 23 Settembre- 21 Dicembre
Le fate di Cottingley - Cottingley- luglio 1917. Due ragazzine, Elsie Wright e Frances Griffiths, tornano a casa tutte bagnate. Ai rimproveri dei genitori rispondono, spiegando di essersi maldestramente sporte troppo presso un ruscello per osservare meglio le fate. Additate e trattate da bugiarde, chiedono in prestito la macchina fotografica del padre di Elsie per provare la loro sincerità. Tornano a casa con una foto che ritrae Elsie circondata dal 4 fate danzanti. Nel Settembre dello stesso anno fanno vedere un altro scatto ai genitori: soggetto dell'immagine, questa volta, è Frances in compagnia di uno gnomo. La madre di Elsie, teosofa, decide allora di presentare le foto alla Società Teosofica di cui fa parte. Le foto delle 2 bambine cominciano a circolare alimentando un dibattito che continua ad infuriare da parecchi decenni. Le foto arrivano anche sotto gli occhi di Conan Doyle (1852-1930), esponente del positivismo nonché padre creatore del celeberrimo Sherlock Holmes. Lo scrittore, attivo spiritista ed appassionato di fenomeni paranormali, sposa la causa delle due bambine dello Yorkshire e prende le loro difese. Egli pubblica dapprima 2 articoli per la rivista "Strand" ed, in seguito, un libro intitolato "The Coming of the Fairies", "La venuta delle Fate". Lo scritto, però, sarà edito in Italia solamente nel 1992 a cura di SugarCo. Nel 1920, intanto, le due bambine scattano altre 3 foto alle fate di Cottingley. Doyle replicò pubblicamente alle accuse che venivano mosse dagli esperti di fotografia alle foto scattate dalle due bambine, affermando: "L'obiezione che merita più attenzione è quella che si tratta di figurine accuratamente ritagliate e sospese con fili invisibili nella fotografia. Questa spiegazione è concepibile ma il peso della probabilità mi sembra ampiamente contro di essa. 1) Frances, la ragazza più giovane, ha scritto nel 1917 che Cottingley era un bel posto per le sue farfalle e per le sue fate. Questa lettera venne spedita ad una sua amica in Sud Africa e non venne scoperta prima del 1923. Per quale possibile ragione una bambina di 10 anni avrebbe dovuto esprimersi in questo modo se avesse saputo che si trattava di un inganno? 2) Se le figure fossero state ritagliate le stesse figure o simili dovrebbero esistere su qualche libro o giornale. Ma non sono state trovate. 3) C'è una grande differenza nella solidità tra le figure del 1920 e quelle del 1917 che può essere spiegata con la diminuzione dei poteri medianici delle bambine, ma non si spiega con l'ipotesi di un falso. 4) Gli esperti hanno notato segni di movimento nelle figure." Recentemente le foto sono state esaminate attentamente e si ritiene che siano dei falsi: le bambine avrebbero semplicemente collocato sui prati di Cottingley delle fate di cartone che poi avrebbero fotografato. Piccola curiosità: le fate della foto del Luglio 1917 ricordano un disegno tratto da un libro per bambini del 1914 a cui aveva contribuito lo stesso Doyle, acceso sostenitore della veridicità del fatto. "The British Journal of Photography" ha intervistato, tra il 1982 ed il 1983, Elsie e Frances. Elsie afferma che si trattava solo di uno scherzo sostenuto per anni per non infangare la figura della madre, teosofa, e quella di Doyle. Frances, invece, dice che le prime 4 fotografie sono dei falsi ma che la quinta è una "vera fotografia di vere fate". Frances crede nelle fate e conferma di averle incontrate. Aggiunge che nessuno avrebbe creduto alla loro esistenza se, attraverso le prime quattro fotografie, non avessero corredato di PROVE FALSE una STORIA VERA. In ogni modo…. Sta a voi crederci o meno.
Le fate in Italia - In Italia esistono molte località nelle quali si dice vivano le fate. Si tratta per lo più di luoghi montagnosi o di valli rigogliose, i cui abitanti si tramandano oralmente ormai da molto tempo leggende che parlano di fate e piccoli esseri fatati. A Catenaria di Casentino, ad esempio, si narra che un tempo un giovane contadino di quel luogo stava arando i campi quando una fata, vedendolo, perse la testa per lui. Il giovane, accortosi della strana presenza, notò la fata e subito anche lui si innamorò di quella splendida creatura. Per un maldestro scherzo del destino, però, la fata diveniva una splendida fanciulla per tre giorni mentre i successivi tre era costretta ad assumere le sembianze di uno spaventoso serpente. Nei giorni in cui aveva forma animale, la fata cercava comunque di stare sempre vicina al giovane, strisciando lungo il solco che egli, con l'aiuto dei buoi, giornalmente scavava. Accadde, dopo un po' di tempo, che il giovane dovesse allontanarsi dal paese per un paio di giorni. Lasciò al fratello il compito di arare la terra e gli raccomandò di non scacciare quella strana biscia che seguiva sempre i buoi, perché non gli avrebbe fatto alcun male. Il fratello seguì le istruzioni del giovane fino a che, l'ultimo giorno, il rettile, alzando la testa, si rese conto che non aveva di fronte l'amato, ma uno sconosciuto. Inferocito, spalancò le fauci e si avventò sul ragazzo che, preso dallo spavento, scacciò la bestia con un bastone. Il serpente scappò nel bosco… Al ritorno, il giovane contadino fu messo a conoscenza dei fatti e, non appena giunto sul luogo dell'accaduto, tentò in ogni modo di far tornare la fata amata ma… invano. Deluso ma sempre innamorato, decise di rimanerle fedele per sempre e venne colto dalla morte durante il sonno... proprio davanti alla grotta dove l'aveva conosciuta. In Valstagna, presso il lago Subiolo, un giovane falegname stava rincasando quando venne attratto da degli strani canti. Avvicinatosi al lago vide delle fate danzare al chiaro di luna. "Vieni con noi - gli dicevano - tu non hai mai provato la felicità che ti offriamo, vieni a danzare con noi finché splende la luna..." " No, no - rispose il giovane terrorizzato - laggiù c'è l'acqua e se scendo annegherò." " Hai paura? - gli chiesero le Fate ridendo - allora guarda, l'acqua è sparita vieni!" Con sgomento il falegname notò che il fondo del lago si era inspiegabilmente prosciugato. Le fate, allora, lo invitarono nuovamente. "No, no! "- ripetè il giovane. "Non vuoi? - le Fate ripresero - ebbene perché tu abbia a ricordarti di noi, t'offriamo una grazia: chiedi!" Ed egli tremante domandò: "Che io possa con le mie mani eseguire qualunque lavoro d'intaglio." "Concessa - si sentì rispondere - ma non sarai mai ricco!" Fu così che da allora il falegname divenne in grado di realizzare meravigliose opere di legno che eseguì per le chiese di altri paesi. Come avevano predetto le fate, però, morì completamente povero. Esistono, inoltre, numerose località che hanno il nome legato alle fate. In Abruzzo vi è un'altura chiamata "Colle delle Fate". La gente del luogo assicura che di tanto in tanto si possono osservare le piccole fate uscire dai due pozzi situati sopra il colle. A Muzzano esiste la Roccia delle fate, un luogo presso il quale si dice che ci sia un serpente magico a guardia di un misterioso tesoro: il Tesoro dell'Elf, nome che riconduce all'inglese Elf. In provincia di Teramo esiste un gigantesco macigno che sbarra l'entrata di una grotta. Si crede che tale grotta sia abitata da una fata che tesse in continuazione. A Palermo c'è il cosiddetto "cortiggiu di li setti fati", ovvero "cortile delle sette fate". Si narra che presso tale cortile alcune notti compaiano sette stupende fate. Esse rapiscono una persona temporaneamente, facendole provare esperienza fantastiche. All'alba riportano il fortunato all'interno del cortile e scompaiono.
Ho scovato da qualche parte un'invocazione per incontrare il piccolo popolo (che a breve proverò), ecco qui:
Per questa invocazione è indispensabile disporre di una bussola per individuare i quattro punti cardinali. Una volta che vi sarete orientati, sedetevi al centro tra i quattro punti.
Purificate il vostro spazio interiore mediante l'esercizio di visualizzazione. Ora volgetevi a est. Siate consapevoli di una dolce brezza primaverile che spira da questa direzione, fragrante di tutti i profumi della stagione. Lasciate che accarezzi il vostro volto. Dite ad alta voce:
Reul Near , stella dell' est, dacci dolce nascita.
Pensate alla vostra nascita e alle sue circostanze. Pensate alle migliaia di esseri che in questo stesso giorno devono varcare il cancello dell' est. Che genere di condizioni vi troveranno? Pensate anche alla vostra rinascita finale. Questo è il cancello superato il quale rientrerete nel mondo verde quando sarà venuto il momento. Siate consapevoli di ogni
germe di nuovi pensieri, di nuovi progetti, nella vostra coscienza. Fate che il vento primaverile spiri su di essi e vi avvolga con la sua fragranza. Volgetevi poi a sud, e sentite il caldo vento meridionale che carezza il vostro volto. Esso porta la fragranza di mille fiori dei prati estivi. Dite ad alta voce:
Reul Deas, stella del sud, dacci grande amore. Pensate a ogni momento della vostra vita in cui avete sperimentato amore in tutta la sua purezza e forza, magari l'avvolgente amore parentale dei vostri primi anni o i travolgenti sentimenti della vostra prima infatuazione. Rivivete adesso l' esperienza; pensate anche ai molti esseri nel mondo verde (e in altri mondi), bisognosi di amore, che desiderano amore, che sono degni di amore. Fate in modo che vostro amore si dilati a incontrarli. Questo è il cancello
del matrimonio e della maturità, e dunque pensate anche a queste cose. Tutto ciò che in vita vostra desiderate che cresca e prosperi, dovrebbe essere accarezzato dal vento del sud. Dopo essere rimasti a sud per un po', volgetevi a ovest. Il vento occidentale è ricco dell' odore di foglie autunnali e di un lieve sentore di mare. Dite ad alta voce:
Reul Niar, stella dell'ovest, dacci un'età tranquilla.
Pensate alla vostra vecchiaia, che sia già con voi o che debba ancora arrivare. Pregando, pensate alla parola «tranquillo»: ogni essere di ogni mondo ha diritto a un 'età tranquilla. Pensate ai benefici che essa comporta. Per esempio, alla possibilità di volgervi alla vostra interiorità in tranquilla contemplazione. Qualsiasi situazione e ogni creatura che durante la vostra vita abbia occupato un lungo periodo di anni, dovrebbero essere sfiorate dal salso sentore dell' ovest. Infine, volgetevi a nord. Il vento qui è freddo, con una folata di fiocchi di neve. Dite ad alta voce:
Reul Tuath, stella del nord, dacci la morte.
Mettetevi senza paura di fronte alla vostra morte che verrà a voi dal nord. Non siate sentimentali, ma affrontate la certezza che la vostra vita finirà. Pensate alle migliaia di esseri che abbandoneranno il mondo verde passando per il cancello del nord prima che questo giorno sia finito. Pensate agli incontri con la morte che avete avuto finora nella vita. Che cosa ne avete appreso? Qualunque situazione o persona da cui sentite il bisogno di affrancarvi, deve passare per il vento del nord purificatore e corroborante. Questa meditazione sulla morte non è la conclusiva. Tornate a rivolgervi brevemente a est, mentre finite la preghiera, quale pegno dell'inizio di un nuovo ciclo. Guardate tutti i semi di novità di cui avete bisogno per arricchire la vostra esistenza. Rimanete per un po' in silenzio. Non c'è bisogno di congedare i poteri del punto cardinale, più di quanto lo sia di distaccarvi, al termine della preghiera, dal dio o dalla dea. Non avete ordinato la loro presenza: avete fatto amicizia con il loro potere.
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MessaggioOggetto: Re: GLI ELEMENTALI E IL PICCOLO POPOLO   Lun Mag 18, 2009 4:17 pm

L'ANIMALE FATATO
Nessuno comincia un cammino spirituale o ne raggiunge il culmine da solo. Una verità, questa, che va fortemente sottolineata in antitesi all'individualismo. Al principiante può sembrare di essere solo, soprattutto all'inizio del viaggio, ma quando giunge alla fine capirà benissimo che non è stato assolutamente così. Nella Via feerica noi riconosciamo la nostra interdipendenza fin dall' inizio, facendo appello ad ausiliari o alleati.
Questi aiutanti rientrano in due categorie principali: esseri animali ed esseri fatati. La nostra credenza che questi esseri siano separati da noi è un espediente concettuale, non già una verità metafisica. Cominciamo con gli ausiliari animali, ovvero «animali di potere» (come vengono chiamati nelle tradizioni sciamaniche). C'è stata molta confusione a proposito di ciò che queste creature rappresentino effettivamente. Possiamo dire, per darne una definizione preliminare, che corrispondono agli stessi esseri degli aiutanti spirituali dei nostri guaritoci e medium occidentali, solo che appaiono in forma animale. Perché accade questo? Per molte migliaia di anni la nostra società si è concentrata soprattutto sulla comunicazione tra esseri umani, quale strumento di apprendimento; basti pensare ai dialoghi di Platone, pietra miliare della filosofia occidentale. Ma altre genti, compresi i nostri antenati, hanno vissuto a lungo non soltanto più vicini di noi alla natura, ma in fruttuosa simbiosi con essa. Si potrebbe dire che prestavano orecchio alle voci della natura. Perciò, mentre le nostre guide sono sostanzialmente umane, le loro guide tendono a manifestarsi in forma animale. Tuttavia, alla luce dell'attuale crisi ecologica forse anche noi in occidente dovremmo apprendere qualcosa di più dai, nostri amici ammali. La Via feerica ci offre appunto tale opportunità, rivelando che un tempo la nostra cultura aveva un rapporto molto più stretto con il mondo naturale. Mettendoci in contatto con i nostri ausiliari animali, in realtà non facciamo che ricollegarci con le nostre radici più profonde. Siamo abituati a maestri spirituali quanto mai solenni, che pronunciano pie (e prolisse) omelie relative a concetti astratti come «amore» e «dovere». I maestri animali non sono così, come converrà chiunque conosca le bizzarrie del lupo e corvo, i «bricconi divini» dei druidi. Scherzano, fanno capriole e, soprattutto, insegnano in primo luogo mediante azioni simboliche anziché a parole. Il vostro insegnante animale probabilmente vi offrirà una serie di visioni simboliche. Spetta a voi coglierne il significato. Il maestro animale, maschile o femminile che sia, può anche condurvi a situazioni catartiche in cui paure e blocchi energetici vengono sciolti, di solito con una buona dose di umorismo nero!
L'incontro con il vostro ausiliario animale
La tecnica per incontrare l' ausiliario animale è in realtà semplicissima. Mettetevi comodi su una sedia a schienale diritto o sdraiati. Chiudete gli occhi e dedicatevi all'esercizio di rilassamento, continuandolo finché il vostro corpo e la vostra mente non siano riposati e in pace. A questo punto visualizzate davanti a voi una grotta o un' apertura simile nella terra, che può essere anche il tronco cavo di un albero, una buca, un pozzo. Date a questa immagine il tempo di diventare ben nitida e stabile, quindi procedete verso di essa e alla fine entratevi dentro. Non tentate di vedervi dal' esterno, come se steste osservando il personaggio di un film, ma al contrario cercate di essere davvero, intenti a camminare e a sentire l'ambiente circostante. Una volta dentro la grotta, vi verrà incontro una guida, che può assumere una tra molte forme. Maschile o femminile che sia, potrà essere percepita semplicemente come una luce splendente, mobile, o sotto le spoglie di un vecchio con la barba grigia o persino di un animale. Se la guida assume la forma animale, potete stare certi che non si tratta del vostro ausiliario animale, ma di un compagno che vi condurrà nel reame interiore. Nelle profondità della grotta o dell'apertura, c'è una galleria che giunge nelle viscere della terra. La guida allora vi accompagnerà dentro la galleria. Percorrendola, può darsi che abbiate una sensazione di rapida accelerazione. Non allontanatevi: è perfettamente naturale e normale. Alla fine uscirete con la vostra guida in un paesaggio interiore. A questo punto concedetevi il tempo di acclimatarvi e guardarvi attorno. Di che genere di paesaggio si tratta? Ci sono alberi, montagne, fiumi, laghi? Che ora del giorno è? Fa freddo o caldo? Spira vento o l'aria è immobile? Quando vi sentirete abbastanza «a casa», sarà il momento di procedere all'esplorazione. La guida attenderà il vostro ritorno. Il vostro scopo consiste nel cercare un animale (o più di uno) in questo paesaggio. Prendete nota di tutti quelli che vedete, e non sottovalutateli se sono minuscoli e sembrano insignificanti. Molti preferirebbero un magnifico lupo, un orso, un leone quale ausiliario animale, forse senza rendersi conto che uno dei più potenti animali nella tradizione americana indigena è l'umile topo! Nello sciamanesimo classico, bisognerebbe vedere il proprio ausiliario animale da tre angolazioni diverse, ma potete anche fidarvi dell'istinto per individuare l'animale a voi appropriato. Ovviamente, dovrete evitare tutti gli animali che vi mostrino zanne scoperte: non agiranno da ausiliari, bensì ostacoleranno il vostro cammino. Una volta visto un animale che sembri avere un'affinità con voi, siate pronti ad accogliere qualsiasi insegnamento voglia darvi. Se non si è ancora accostato a voi, aspettate di vedere se lo fa. Ciò che accade a questo punto, non sta a me dirvelo.. il vostro ausiliario animale può interagire con voi in mille modi diversi. Quando sentite che l'esperienza è conclusa, pendete semplicemente congedo dal vostro animale e riuscite dalla galleria con la vostra guida. Al momento di dare l'addio alla vostra guida all'imboccatura della grotta, createvi l'immagine della vostra stanza e gentilmente unitevi al vostro corpo che è là. Respirate a fondo ancora per un pò, muovete braccia e gambe, aprite gli occhi. Non appena vi sarete completamente «svegliati» nel vostro ambiente normale, è consigliabile prendere appunti precisi, descrivendo ogni visione od oggetto simbolico offertovi dal vostro animale.Adesso che avete acquisito un ausiliario animale che vi accompagnerà in molti dei vostri futuri viaggi interiori, potete fare cose destinate a rendere ancora più significativa la vostra esperienza. Un'utile attività consiste nel disegnare, scolpire o modellare il vostro animale. Anche se non vi reputate un artista, constaterete che ogni immagine che siete in grado di creare diverrà una fonte di potere nella vostra esistenza. Persino un rozzo animale fatto di stecchi può compiere meraviglie. Potrete porre quest'immagine sul vostro altare o entro la vostra zona di meditazione.Apprendete poi tutto quanto potete sul conto del vostro animale. Se per esempio si tratta di un lupo, informatevi sull'attuale diffusione e condizione di vita allo stato selvatico. Vedete se potete in qualche modo essere di aiuto mediante gruppi ecologici o di protezione degli animali. È bene infatti ricompensare il vostro animale per il suo aiuto e i suoi servigi. Le persone che vivono in società sciamaniche spesso dedicano molto tempo all' osservazione dei rispettivi ausiliari animali nel loro ambiente naturale e allo stato selvatico. Per poterlo fare in una società occidentale moderna, è necessaria una certa inventiva. I documentari in cui compaiono animali selvaggi offrono un'ottima occasione di vedere i vostri compagni allo stato libero (osservare gli animali in attività non è una buona idea, dal momento che il loro comportamento è gravemente alterato dalla prigionia). Un animale può valutare le situazioni da grande distanza, semplicemente grazie all' odorato, e così la nostra intuizione rappresenta il nostro odorato spirituale-psicologico. Sebbene il nostro rapporto con gli animali selvatici sia purtroppo limitato, possiamo tuttavia osservare i loro cugini domestici. E, guarda caso, uno dei più importanti animali della Via feerica è il cane. Anche altri importanti animali della tradizione, come la farfalla e l' ape, si prestano all’ osservazione senza grandi difficoltà. Tuttavia, se il vostro animale è un orso o un lupo, dovrete far ricorso ad alcune delle indicazioni che ho fornito più sopra. Comunque programmiate le vostre osservazioni, lavorate spesso con il vostro animale durante i viaggi interiori. Prestate orecchio ai suoi suggerimenti, e ben presto constaterete il riemergere del vostro «odorato spirituale-psicologico», per quanto largamente atrofizzato per mancanza di uso. È questo il grande dono degli ausiliari animali: ci invitano a tornare al mondo naturale dal quale a lungo ci siamo esclusi. E quel mondo naturale è la nostra vera dimora.
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MessaggioOggetto: Re: GLI ELEMENTALI E IL PICCOLO POPOLO   Lun Mag 18, 2009 4:20 pm

L'AMICO/A FATATO/A (che vi guarda e vi aspetta), un ulteriore indicazione, oltre a quelle fornite sopra, così avrete molti modi da usare se volete mettervi in contatto, scegliete il vostro e che la luce illumini il vs. cammino:
Anche se abbiamo già acquisito un ausiliario animale, avremo pur sempre bisogno di un altro amico spirituale, l' alleato fatato, che ci accompagni alle città del reame delle fate. Molte delle osservazioni relative ali 'ausiliario animale valgono anche per l'alleato fatato; così, per esempio, anche questo comunicherà con noi mediante azioni simboliche, più che a parole. Possiamo anche aspettarci che faccia ricorso a trucchi o beffe per accertarsi che il messaggio sia stato recepito.Prima di incontrare il vostro alleato, è necessario tenere presente alcuni punti importanti. In primo luogo, è indispensabile rendersi conto che le fate non sono semplici creazioni immaginarie del nostro mondo interiore, bensì entità reali che obbediscono alle leggi del loro proprio mondo.Ricordatevi pertanto di trattarle con cortesia e rispetto, non dimenticando la prudenza nei loro confronti perché possiedono poteri formidabili. Non tutti gli esseri fatati sono buoni alleati: come fa notare Robert Kirk, il geirt coimitheth (mangiagiunture o fenditore) aggredisce una persona e divora l'essenza degli alimenti che questa mangia. Di conseguenza, l'individuo che ne subisce l'assalto resta magro come un chiodo, per quanto cibo ingurgiti.Siate dunque molto cauti nella scelta di un alleato fatato. Le fate stesse ricavano parecchie cose dal rapporto di alleanza, e molte si offriranno come potenziali candidate se rendete note le vostre intenzioni, per cui scegliete con cura. Se avvertite anche solo una punta di diffidenza nei confronti di un certo essere fatato, non esitate a rifiutarne la candidatura.Tenete inoltre presente che non dovete per forza scegliere questo o quel candidato. Concepite questo procedimento alla stregua di un colloquio di lavoro: se il risultato è insoddisfacente, l' offerta dovrà essere ripresentata.
Come si fa a sapere se si è trovato il proprio alleato? Si tratta in larga misura di attrazione e intuizione. Vi sentirete attratti dal candidato giusto in maniera sottilmente armonica ed erotica. Notate il termine «sottile»; l'essere che presenta se stesso o se stessa può manifestarsi in forma fisicamente sessuale ( o magari in forma indeterminata), ma il «fremito interiore» che avvertirete in presenza di questa creatura non sarà dissimile da quello che provereste nel mondo fisico durante un incontro romantico. Se la «scintilla» non scocca, rifiutate il potenziale alleato.A questa risonanza attrattiva si accompagna l'intuizione, l'interiore sensazione che quello sia davvero il vostro alleato: entrambi i fattori devono manifestarsi affinché il candidato venga accettato da voi.Sarà opportuno, a questo punto, spendere qualche parola sull'aspetto degli esseri fatati.Le fate sono abilissime nel mutare forma, e possono mostrarsi in forme alquanto sorprendenti, come gli alti, luminosi principi e principesse dei Sidhe, oppure come creature di incredibile bizzarria.Tenete inoltre presente che la forma assunta dalle fate è frutto del loro adeguamento alla nostra limitata percezione.In sostanza, esse sono esseri di rotante e fiammeggiante energia, e la percezione che ne abbiamo è una sorta di «istantanea» di questo flusso di energia.Ancora una considerazione prima che incontriate il vostro alleato: gli esseri elementari, quelli che Fiona Macleod definisce «la classe inferiore della delizia della terra», costituiscono solo una piccolissima rappresentanza del reame fatato. Questi esseri (nel pensiero teosofico noti come devas) corrispondono perfettamente all' immagine popolare delle fate quali figurine alate che svolazzano sulle siepi.Tuttavia, non sono buoni alleati per i nostri scopi. In sostanza, sono tonalità armoniche o echi dei principi e delle principesse dei Sidhe, e sono limitati a questo loro essere.Soltanto per certi specifici scopi magici (quando occorre correggere uno squilibrio), l'alleanza con costoro può ritenersi valida o necessaria. Noi però miriamo alla sorgente dell' energia elementare, prima che essa si diversifichi in varie forme, sicché a questo punto sarà saggio accantonare la «classe inferiore», per quanto aggraziati ne siano i componenti. Alla luce di tali premesse, potete mettervi in viaggio alla ricerca del vostro alleato.
Trova il tuo alleato Feerico...Seduti comodamente, contate i vostri respiri. Rilassatevi. Visualizzate davanti a voi un lussureggiante prato verde. Avvertite sui vostri piedi e sulle vostre gambe il contatto della tenera erba umida. All' orizzonte scorgete un basso tumulo verde, verso il quale vi dirigete mentre una gentile brezza, proveniente da quella direzione, vi accarezza il volto. Farfalle svolazzano nell' aria davanti a voi, e potete udire il liquido trillare dell' allodola e il gracchiare dei corvi.Siate consapevoli di tutte le cose che vedete, degli odori e dei suoni della campagna. Quando raggiungete il tumulo, notate che è lungo una ventina di metri. Vi guardate attorno, cercando il modo di entrarvi. Ma, per quanto ne percorriate il perimetro, protesi alla ricerca di un' apertura, non la trovate. Ecco però che all'improvviso il vostro sguardo è attratto da una zona circolare sul fianco del tumulo, che presenta una diversa sfumatura di verde. Guardando più attentamente, capite il perché del cambiamento di colore.Tra l' erba cresce muschio color smeraldo. Tastando, vi rendete conto che la zona circolare è in realtà una porta che si apre alla vostra pressione.È la porta di muschio. Apritela ed entrate.Una volta superata la porta di muschio, vi ritroverete in una galleria dalle pareti di terra ben compattata, che scende ripida e ha la stessa forma circolare della porta. Percorrendola, noterete qualcosa di particolare: sebbene non sia visibile una fonte di luce, il buio non è totale. La luminosità sembra venire da qualche parte, forse promanando dalle pareti stesse della galleria. Dopo un po', questa termina con un' altra porta circolare, stavolta di quercia stagionata, sulla superficie della quale sono incise strane forme contorte. Questa è la porta di legno. Apritela e superatela.Adesso le pareti della galleria sono di roccia umida e scintillante. Notate che sembra emanare vapore e avvertite profondi rombi sotterranei che riecheggiano sotto di voi.Continua a esserci una debole luce che vi permette di vedere. Proseguite per la galleria che scende e svolta davanti a voi. Vi troverete di fronte una terza porta, circolare come le altre, fatta di oro chiaro. Sulla sua superficie è inciso uno strano disegno simile a due alberi stilizzati; mentre guardate stupefatti, ecco che gli alberi sembrano muoversi in una danza sinuosa, e la porta perdere consistenza e liquefarsi come se fosse portata al calor bianco. A questo punto dovete prendere il coraggio a quattro mani. Questa è la porta di metallo. Apritela ed entrate.Ciò che troverete al di là della terza porta, non sono in grado di dirvelo. Il regno delle fate risulta diverso per ciascuno. Tuttavia, a un certo punto del percorso potete chiamare a voi i vostri potenziali alleati fatati, se non vi sono già apparsi. Fate ricorso a tutto il vostro raziocinio nella scelta di un alleato e ricordate che non dovete scegliere per forza un candidato. Quando vi sembra venuto il momento opportuno, tornate nel mondo verde varcando le tre porte. Ricordate però che quella metallica vista dall'interno del Regno di Luce può apparire diversa. Tenetene dunque ben a mente la posizione prima di rimettervi in cammino. Il metodo delle tre porte per entrare nel regno delle fate, è antico e di straordinaria efficacia. Potete far ricorso a esso ogni volta che lo desiderate. Persino dopo aver acquisito un alleato fatato, le tre porte possono avere ancora molto da rivelarvi.
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MessaggioOggetto: Re: GLI ELEMENTALI E IL PICCOLO POPOLO   Lun Mag 18, 2009 4:25 pm

Siete pronti ora a varcare il sottile confine che separa i nostri mondi? Solo con la purezza nel cuore, con ferma volontà e scintillante fantasia sarete accettati nel Regno di Luce. Per prepararci a questo passo è utile tener conto che vi sono giorni e ore particolari, i quali sono d'aiuto ai mortali che cercano il Regno delle Luce. Questi giorni e queste ore sono intrisi di vibrazioni magiche che assottigliano il velo tessuto tra il nostro mondo e il loro, dalla nostra propensione ad aggrapparci alle cose materiali. Se intendete fare di questi giorni e ore fatati un uso pratico troverete utile celebrarli con una preghiera rituale alle divinità correlata alla vita delle fate, come ad esempio Pan, il dio con le corna, il guardiano spirituale delle fate nel suo aspetto maschile e i tre volti della della natura, ossia Diana, Artemide e Aradia, ispiratrici del popolo fatato e, cosa più interessante collegate alla nostra percezione conoscenza di quel regno, i nomi di questi numi tutelali sono greci, ma essi appaiono anche nella mitologia celtica nelle sembianze di Ahrianrad, la dea delle stelle, o Brigit la dea della luna, e la regina Aine (pronuncia "Oni"), la dea delle fate. Accendete una candela per intonare la vostra preghiera; potete scegliere le parole che desiderate, ma ricordate di mantenere un atteggiamento rispettoso e di formulare chiaramente nel cuore, nella mente e con le parole la vostra richiesta di sviluppare la vista sottile. Tuttavia, pur se all'inizio esse sono portate agli scherzi e magari mentre le cercate vi condurranno in un'allegra danza, è importante non farsi mai prendere dall'esasperazione o dallo sconforto. Le fate sono un popolo antico e saggio; esse metteranno alla prova, anche in modo severo, il vostro senso dell'umorismo e la vostra buona volontà. Non si riveleranno mai a uomini di cattiva fede, con un brutto carattere o meschini, ne concederanno ad essi la loro amicizia o dei favori: pertanto, se avete avuto una pessima giornata, rimandate la vostra ricerca a quando vi sentirete meglio, e non prendetevela per i loro scherzi, altrimenti non sarete in grado di sviluppare la vista sottile. Oltre al seguente elenco di date, per comunicare con le fate sono propizi i giorni e le vigilie (la sera) soprattutto la notte del cinque gennaio, festa celtica di S. Ceera. Praticate all'aperto o in una stanza purché sappiate di non essere disturbati da nessuno per una mezzora. Sdraiatevi sulla terra, chiudete gli occhi, iniziate un respiro lento e profondo. Stampate uno dei testi sotto. Trovate un amico che vi legga molto lentamente il testo o registratelo su una musicassetta. Sarebbe utile una buona musica di sottofondo. Svegliatevi lentamente solo quando il vostro corpo sarà pronto. Potranno passare anche 10 minuti, non ha importanza.
Appena la vostra coscienza sarà attiva annotate su un quaderno tutto ciò che avete visto. A questo punto posso solo dirvi buon viaggio!
Sono particolarmente favorevoli le calende (il primo giorno) di ogni mese:
Imbolc (1 febbraio) Beltane (30 aprile)
Lammas (1 agosto) Samhain (31 ottobre)
Altri giorni propizi per incontrare gli esseri luminosi sono:
Lady Day (25 marzo) notte di Valpurga (vigilia di Calendimaggio 30 aprile) vigilia di San Giovanni giorno di San Giovanni (24 giugno) Halloween (vigilia di Ognissanti 31 otobre) il primo giorno di primavera, estate, autunno e inverno (rispettivamente 21 marzo, 21 giugno, 23 settembre e 21 dicembre).
Il lunedì, il martedì, il giovedì, il venerdì e la domenica sono sempre stati considerati giorni utili per vedere le fate, sebbene amcje il giorno di Mercurio (mercoledì) o in quello di Saturno (sabato) vadano bene. Le ore più propizie per vedere le fate sono quelle del primo mattino quando il sole sorge, il mezzogiorno, le ore del crepuscolo quando scende la sera (in particolare quel momento, in primavera e in estate, appena prima che le ombre comincino ad e allungarsi) e la mezzanotte. I fuggevoli istanti dell'alba e del tramonto, quando il canto degli uccelli ci addolcisce il cuore e il mondo intero sembra cadere sotto un incantesimo sono particolarmente fatati. Le condizioni più favorevoli per vedere le fate sono la piena luce solare, la delicata luminosità della sera o dell'alba, oppure il bianco e lucente chiarore della luna piena, anche se si ritiene che qualsiasi notte rischiarata dalla luna sia propizia per vedere le fate. Anche la luna nuova e l'ultima notte della luna vecchia che, come dice la leggenda, "dà l'addio alle isole incantate d'occidente", sono momenti di magia del quale è possibile vedere coloro che abitano nella Terra degli Elfi. Il piccolo popolo ama la notte, perché l'oscurità dona guida e mistero. Gli Esseri di Luce si animano, appena oltre il nostro campo visivo. Immaginate uno stile di vita in cui la saggezza si sviluppava attraverso storie narrate più volte nottetempo e in cui le immagini venivano trovate nei lunghi silenzi dell'inverno. Il crepuscolo cala silenziosamente al tramonto ed è la soglia degli inizi. Le cose appena nate vengono forgiate durante la notte. Come un grembo che protegge la terra e coloro che la abitano, le tenebre donano un sicuro passaggio verso il nuovo. Secondo le antiche tradizioni, la luna e venerata come regina luminosa e beata della notte. Quando vedevano la luna nuova che si alzava in cielo, gli uomini e le donne scozzesi e irlandesi si inchinavano gentilmente piegando un ginocchio, in ammirazione. "Salute a te, luna nuova, gioiello di dolcezza! " Scintillante nel cielo notturno come una giovane regina prodiga di saggi consigli e di buona fortuna, la luna nuova dona grazia e piaceri puri alla vita quotidiana. Rappresenta la tenerezza, la compassione e l'intelligenza di un cuore gentile.
Vi lascio ancora un'altra descrizione di questo popolo
"Regina delle fate - Per monti e burroni, per siepi e giardini, tra fiori e tra spini, tra flutti e tra tuoni, più lieve d'un raggio del sole di maggio volando viaggio al comando della divina che delle Fate è la regina. D'una primula dorata nella campanula fatata troverò nascosta la stilla incantata. W.Shakespeare".
Il Popolo Fatato - Il Popolo Fatato e ciò che resta di un'antica stirpe divina dotata di poteri soprannaturali che governava l'Irlanda, ed erano chiamati "Figli di Dana",i quali una volta caduti si ritirarono nella dimensione Feerica,luminosa e incantata.Le fate ovunque vivano sono legate alla natura e i suoi elementi,è probabile,se non sicuro che le fate nascono e vivano in querce secolari,infatti come qualcuno forse saprà,l'albero rappresenta il ciclo della vita e la possibilità di mettere in relazione le tre parti del cosmo: Sottosuolo (radici) ,Terra (tronco) e cielo (chioma),inoltre tutto ciò che nuoce alla natura, nuoce anche a queste Creature Fatate. Le Fate sono energie che creano luci e colori,possono nascondersi in un raggio di sole,nell'azzurro del cielo,nel verde dei prati,nel blu delle acque cristalline,nel rosso del tramonto e nell'intenso marrone della terra.I colori appartengono
al mondo fatato e le sfumature della natura sono riflessi della loro energia. Queste creature,pur vivendo in una dimensione parallela a quella umana,proteggono e custodiscono i boschi,le sorgenti,le grotte, gli alberi secolari operando cosi sulla loro protezione.Le fate,amano i fiori, il loro olfatto è sottilissimo,conoscono ogni sfumatura legata agli aromi ed ai profumi dei fiori che crescono nei boschi e nei prati,esse se ne prendono cura sorvegliandone il ciclo vitale,curandone le radici,assistendo al tenero sbocciare dei germogli. Molto probabilmente le Fate e tutti gli esseri magici,dimorino in luoghi dove la natura è incontaminata,luoghi che oltre ad essere di una rara bellezza,siano avvolti da un misterioso alone di magia,non visibile al normale sguardo dell'uomo luoghi celati tra le acque trasparenti di fonti ,sorgenti e cascate,dove l'acqua è cristallina, tra il vento impetuoso e sottile che fruga tra le foglie dei boschi,o tra le fronde di un maestoso albero antico.Luoghi dove le cose invisibili si svelano all'improvviso dove il tempo si è fermato,e lo stupore e la meraviglia ti avvolge.Universi che esistono al di là dei nostri sensi, e al di là dei nostri sogni.Mondi paralleli dove l'ispirazione,la tranquillità e la pace, conquistano il cuore e l'anima di chiunque si trovi in questi magici luoghi. Sono luoghi incantati dove vivono le creature più pure che esistano" Fate,Folletti , Gnomi,Elfi e tutto il Piccolo Mondo fatato". Si pensa che questi luoghi siano anche dotati di un'energia e di un magnetismo particolari,e quindi siano punti d'incontro tra la dimensione umana e quella Feerica"Passaggi" accessibili soltanto a quegli umani che hanno i requisiti necessari per avvicinarsi alle Creature Magiche.Infatti,i Regni Fatati difficilmente appaiono e sono pochi i fortunati che hanno il privilegio di vedere le creature che vi abitano. Quando andate alla ricerca dei luoghi di ritrovi fatati,ricordatevi che in ogni prato ovunque crescano i fiori ovunque sentiate profumi selvatici lì vi saranno sicuramente le fate e quando sentirete il profumo del muschio bagnato sappiate che è il profumo lasciato dal popolo fatato. Italia, una magica terra decisamente apprezzata dagli spiriti della natura e in particolare dalle Signore del Cielo. Numerosissime sono ad esempio le località dedicate alle Fate - ricche dunque di leggende associate al luogo stesso - come valli, monti, grotte, buche, massi, boschi, pozzi, torrenti, cascate, laghi e altri luoghi legati alle acque.
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MessaggioOggetto: Re: GLI ELEMENTALI E IL PICCOLO POPOLO   Lun Mag 18, 2009 4:27 pm

LA LEGGENDA DEL BIANCOSPINO DI MAGGIO:
Una delle storie della tradizione elfica italiana tramandata a voce da millenni. Con i sussurri è giunta a noi, ha viaggiato nel folto delle foreste, si è arrampicata attrarverso i secoli. Ed allora leggiamo insieme la storia della ninfa Biancofiore. C'era una volta in mezzo ai campi, lungo la strada maestra, una povera casa che somigliava a quelle disegnate dai bimbi, con una porticina, due finestre e un comignolo sul tetto, cinta da una siepe di spino brulla d'inverno, arida e polverosa nella buona stagione. Un comignolo fumava sempre, perché nonna Saveria alimentava il fuoco con rami verdi, spesso umidi, raccolti qua e là per i greti dei fossati, o per le callaie. Ma fuscelli, giunchi, foglie servivano per cuocere un po' di cibo a Serenella, la nipotina, e per riscaldare durante l'inverno. Nonna Saveria, piccola, bianca, secca, con le mani quasi trasparenti, filava sempre accanto al focherello e vendeva le matasse ad un mercante che passava per il villaggio; Serenella, bionda più d'una spiga, chiara negli occhi come la primavera, porgeva i bioccoli di lana, riponeva le matassine filate, e se ne stava lunghe ore pensosa, senza giochi e senza letizia, come se per la felicità le mancasse qualche cosa. Un giorno il comignolo non innalzò il suo pennacchio di fumo, perché nonna Saveria rimase a letto con la febbre e tosse Serenella non trovò più fuscelli nel cesto accanto al focolare, più farina nella madia, più lana da filare nel cassettone. Era inverno e fuori la terra era gemmata di brina, le piante stellate di ghiaccioli, i fossi lucenti di specchi di ghiaccio; e la nonna tossiva penosamente, senza chiedere nulla per se, trepida solo della nipotina, che doveva aver freddo e fame. Serenella si guardò intorno sgomenta, e udì una vocina sottile sottile che la chiamava; la voce veniva dal focolare e la bimba non tardò molto a scorgere la testina nera di un grillo, il quale veniva fuori da un buco con archetto e violino, per mettersi in un angolo e intonare:
Serenella, Serenella!
Per le rive, per la neve,
c'è una bianca reginella
ben ravvolta in nube lieve
esci dunque, Serenella!
La bimba rimase perplessa, ma, poiché il grillo del focolare seguitava a dirle quelle parole misteriose, aspettò che la nonna si assopisse, quindi si ravvolse in un vecchio scialle e uscì pian piano, pensando: -Troverò qualche giunco e farò un focherello a nonnina. Camminò pel sentiero, trascinandosi dietro gli zoccoli, stringendosi sul petto i lembi dello scialle, cercando con gli occhi qua e là: ma le vecchie foglie erano fradice, qualche fuscello abbandonato si spezzava tra le dita, consumato dal gelo. Mentre si curvava al ceppo d'una quercia con ostinata e fiduciosa ricerca, si sentì tirare dolcemente le trecce bionde, che uscivano al di sotto dello scialle. - Che fai, bambina? Serenella sollevò i suoi chiari occhi primaverili e vide una giovane donna, bianca come la neve, vestita di veli, quasi trasparente sullo sfondo della campagna, come fosse composta di vapori tenui. Lo splendore argentato della visione era rotto dall'oro dei capelli, un oro pallido, diffuso, come raggio di sole attraverso le nubi invernali. -Pochi fuscelli gelati, - disse la strana apparizione, - durerebbero poco e non toglierebbero nulla alla tua fame e a quella della tua nonna. Ascoltami ti darò molta lana, tu la filerai e porterai il lavoro compiuto a questa quercia; batterai tre colpi sul tronco, chiamando Biancofiore, io verrò fuori, prenderò le matassine e ti darò nuova lana: così tutte le settimane. In compenso troverai nella tua casa fuoco e cibo. Serenella disse: -Sì! Sì - con un trillo di gioia, senza pensare che non aveva mai provato a reggere la conocchia e a prillare il fuso. Biancofiore le caricò le braccia di filoni di lana e sparì in uno scintillio di nebbia. La bambina trotterellò verso casa con quel peso inusitato, un po' traballando sugli zoccoli, con le manine intirizzite, ma con il cuore traboccante di una gioia strana. Trovò sul focolare un bel fuoco crepitante su da un ceppo, tutto braci rosse e fiammole azzurre; appesa ad una catena c'era una pentola da cui si sprigionava col vapore uno squisito odor di brodo; nella madia molto pane, sul cassettone un decotto per la nonna. Serenella servì la vecchietta e prese il suo posto accanto al focolare con la conocchia erta da un lato e il fuso pendente dall'altro: com'era difficile reggere l'una e muovere l'altro! I bioccoli di lana sfuggivano, si spargevano a terra, non obbedivano alle dita della bimba, che cercava di torcerli; il fuso, poi, si ostinava a rimaner fermo, e, se roteava, faceva sbalzi improvvisi, rompendo il filo attaccato con tanta fatica. Serenella non si sgomentava: rizzava la conocchia, raccoglieva i bioccoli dispersi, torceva, prillava, riprovava, con una perseveranza che le veniva dal cuore. Finalmente, le ciocche di lana si assottigliarono in filo, e il fuso girò con ritmo abbastanza regolare. Alla fine della settimana tutta la lana era filata: un po' grossa, con qualche nodo, a matasse non ben ravviate; ma Serenella disse a Biancofiore, presso la vecchia quercia: è la prima lana che filo; quest'altra volta farò meglio. Biancofiore prese alcuni fili, li foggiò a forma di stella e disse: -Appendile alla siepe della tua casa. Le diede nuova lana e sparì con un barbaglio di nuvola. Serenella camminò per i campi, tra le falde di neve che cominciavano a turbinare nell'aria, e quando fu presso la brulla siepe che circondava la sua dimora si fermò per appendere ad uno sterpo le stelline di lana di Biancofiore: ma qualcosa frullò sul suo capo; un battito d'ala e un uccello piccolo e gramo le si posò sulla spalla, - Dammi quelle stelline! La bimba, ancora un poco spaurita dal volo improvviso, rispose: - Non posso; devo obbedire a Biancofiore. L'uccello cinguettò dolcissimamente: -Sono Trillodoro, l'usignolo di maggio. Al cader dell'autunno avevo male ad un'aluccia e non potei volare in paesi più caldi. Abito in un buio gelido e le mie piume non bastano a ripararmi dai soffi del vento: dammi le tue stelline; voglio farmi un nido per non morir di freddo. Serenella si commosse e diede le stelle di lana all'usignolo che frullò via tra i fiocchi di neve. Così per tutta l'invernata Biancofiore, mentre consegna la lana da filare, formava stellin di filo:
- Appendile alla siepe de la tua casa. Ma Serenella donava le minuscole stelle a Trillodoro, ci veniva sempre ad incontrarla al ritorno. Un giorno, -non c'era - neve e l'aria inazzurrata sapeva di viole, - Biancofiore disse alla bimba: - Raccogli le mie stelline di lana e portale al ceppo della quercia. Serenella s'allontanò sgomenta, affondando gli zoccoli nell'erba umida, che cresceva a ciuffi tra gli specchi d'acqua; i salici, i giacinti di penduli fiori d'oro, ondeggiarono sul suo capo come per confortarla, come per suggerirle un'idea: e questa venne perché, appena a casa, la bambina chiamò: - Grillo del focolare! Il grillo canterino venne fuori e chiese - cosa desideri? - Biancofiore vuole le sue stelline di lana. Il piccolo musicista intonò sul violino - Stelle di lana, stelle di luna darò nel maggio, a notte bruna. Serenella tornò sui suoi passi, bussò al vecchio albero e Biancofiore, vestita ora di veli glauchi e viola come l'aria di primavera, ripete timida, pavida le parole del grillo. -Va bene: aspetterò maggio. La bimba lavorò ancora,ma si rattristava delle margheritine che costellavano i prati, i mandorli e dei meli che sfiorivano, dei melograni che rossegiavano di fiori, del sole che si faceva più vivo, delle rondini che garrivano, garrivano la gioia nei cieli, delle prime rose che si aprivano; insomma, di tutte quelle cose meravigliose che annunziano maggio. La sera di calendimaggio, allorché la luna inondò di chiarità i campi, Serenella udì cantare nella siepe: era un canto di gioia ed ella ne capì improvvisamente le parole:
L'usignolo Trillodoro
t'ha portato il tuo tesoro
di stelline piccoline, tutte bianche,
tutte in fiore,
per la ninfa Biancofiore. La bambina uscì e vide che la siepe di spino era tutta fiorita di bianco, meravigliosamente; la fragranza inondava l'aria pareva una sola cosa con il canto dell'usignolo. - Grazie, Trillodoro! Porterò subito un fascio di biancospino a Biancofiore! La ninfa, come avesse udito le sue parole, le apparve vestita questa volta di raggi di luna: le fece una carezza lieve sui capelli e sparì nella chiarità diffusa. A quella carezza Serenella capì che si può essere felici in una casa con una porticina, due finestre, un comignolo sul tetto simile a quelle disegnate dai bambini, con un grillo sul focolare, una siepe di biancospino, un usignolo che canta. Capì che la felicità è fatta cose piccine nate dal cuore.
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MessaggioOggetto: Re: GLI ELEMENTALI E IL PICCOLO POPOLO   Lun Mag 18, 2009 4:30 pm

LA DANZA DEGLI ESSERI LUMINOSI:
Quando il Sole ha percorso metà
Del suo viaggio
Quando una brezza leggera
Spazza il sottobosco
Dalla luce che fende
Come lame le foglie e i rami degli alberi,
Appaiono milioni di vibranti bolle luminose.
In esse è contenuto il segreto della vita.
Quello delle Fate è un mondo d'incanti cupi, di bellezza affascinante, d'incredibile bruttezza, di superficialità incallita, di spirito, malizia, gioia e ispirazione, di terrore, riso, amore e tragedia. E' molto più ricco di quanto le favole lascino credere. Perché non credere infatti che un tempo i boschi, immensi e mai visitati da occhio umano, fossero abitati da entità sovrumane, da divinità piccole e grandi che ancora si compiacevano di visitare questo nostro mondo e di mostrarsi in forme graziose o spaventevoli agli esseri umani? Perché non credere che il mondo delle molte Divinità, delle energie della Natura, dell'Armonia e dell' Amore, fosse in un tempo anche non lontano, assai più vicino agli uomini che volentieri lo veneravano e che ad esso si rivolgevano? Certi bambini, anche moderni, non hanno dubbi; quando si racconta loro di mondi popolati di esseri fatati, di orchi e di draghi i loro occhi si illuminano, i cuori battono più forte, gioiscono e piangono proprio come se stessero vivendo quella storia e come se svanisse all'improvviso il confine tra questo e quel mondo. Per certi bambini pare proprio che il confine non esista; forse li si potrebbe vedere giocare con i loro amici invisibili, chiacchierare, ridere, scambiarsi cose e sé venisse chiesto loro con chi stanno giocando, risponderebbero con aria stupita ed interrogativa che giocano con i loro amici e che non capiscono come mai anche voi non li stiate vedendo; se glielo chiedeste, ve li descriverebbero e ve li indicherebbero col dito. Forse anche coloro che hanno tramandato le leggende, uomini- simili a bambini sensibili e semplici ci hanno creduto, ed altri ancora, in genere quelli più vicini al mondo della Natura, le hanno vissute in prima persona e, ancora adesso, possono raccontarvi di aver intravisto una danza fatata nella radura di un bosco, di aver udito le voci delle Fate cantare, oppure di aver visto nel bosco la sagoma inquietante di un di un goblin saltellante. Ascoltando queste persone raccontare le loro storie ci si sente trasportati in un mondo senza tempo, dove sogno e realtà si confondono in un tutt'uno fatto solo di incanto, dove tutto può accadere e tutto è già accaduto, dove certi fatti ili ieri, di oggi e forse di domani si fondono in un eterno presente. Il dubbio che ci sia qualcosa d'altro oltre la realtà quotidiana, qualcosa che non sta ne qui ne là ma è nello stesso tempo presente e percepibile, un po’ come l'aria che, nonostante ci avvolga e ci faccia vivere, è inconsistente e impalpabile anche se, in certi momenti, se guardiamo bene e andiamo oltre ad uno sguardo superficiale, la vediamo ricca di particelle, bruscolini e lucine piccole e grandi che scoppiettano qua e là. Nello stesso modo anche le lucine o quegli strani sfarfallii appena intravisti con la coda dell'occhio e subito scomparsi, potrebbero non essere più uno strano effetto ottico, ma un Folletto o una Fata venuti a curiosare in questo mondo alla ricerca di qualcuno ancora in grado di sentire la loro vibrazione. E se fosse che certe energie sottili, semplici come un raggio di sole, una nuvola, un fiore, una roccia o un animale, siano sempre esistite, nonostante pochissime persone possano ancora rendersene conto? E se fosse che le entità d' Armonia e d' Amore di un tempo, si siano appositamente nascoste e fatte dimenticare dall'uomo moderno, razionale, disarmonico e dissacrante, solo per poter continuare ad esistere e ad essere accessibili a quelle persone che, nonostante tutto, sono rimaste pure di cuore? Noi cercheremo di credere sempre in questa essenza particolare. Sfioreremo i cerchi di funghi delle fate, facendo attenzione di non caderci dentro!, visiteremo i luoghi più ricchi di presenze impalpabili e rarefatte che ci aspettano al di là della magica soglia.
- Un descrizione dei vari componenti del Popolo Fatato :
Conosciuto anche come 'Piccolo Popolo' per via delle esigue dimensioni della maggior parte dei suoi esponenti ad Avelion trova dimora quasi eslusivamente nella Foresta di Nimron, che per questo è conosciuta anche come la "Foresta delle Fate". Il Popolo Fatato si divide in molte razze estremamente diverse tra loro, ma con alcune caratteristiche comuni: tutti sono dotati di una magia innata e quelli tra loro che hanno fattezze umanoidi sono però caratterizzati da lunghe orecchie appuntite ben più vistose di quelle dei popoli elfici. Tutti loro non sono soggetti alla 'Legge degli Elementi' che impera in Avelion bensì a quella della 'Natura', tanto è vero che nessuno che si serva della forza degli Elementi è in grado di superare la barriera magica che protegge i confini di Nimron a meno che non sia un esponente del 'Piccolo Popolo' a permettergli di entrare.
Fate: sono esseri antropomorfi dalla dimensioni minuscole, emanano un bagliore simile alle stelle e hanno grandi ali simili a quelle delle farfalle, orecchie appuntite, e svariati colori di capelli e pelle che ereditano dai fiori da cui nascono. Sono tra le più dotate di magia tra il 'Piccolo Popolo', cosa che gli permette per brevi periodi di tramutarsi in 'Alias' ovvero assumere dimensioni umane.
Itany: è la Regina delle Fate, sovrana di Nimron, e custode di tutto il Popolo Fatato che lì dimora. Si distingue dalle altre fate per le ali decisamente più grandi e dal forte bagliore che emana, quasi fosse un piccolo sole. Non ama gli intrusi e men che meno gli umani.
Orin: nipote della regina Itany e quindi principessa di Nimron è l'unica mezza-fata mai esistita in Avelion. Infatti è stata generata dall'unione di una fata in forma di Alias con un umano e questo ha fatto sì che pur avendo le minuscole dimensioni di una fata pura, di aspetto sia del tutto simile ad un essere umano, quanto a pelle rosea e capelli biondi, solo le lunghe orecchie appuntite e le ali la classificano come fata. Per il suo essere mezzosangue è dotata di scarsissima magia innata, in compenso però, si tramuta in Alias involontariamente, e può tenerne le dimensioni senza pagare il prezzo di forze magiche richiesto a tutte le sue cugine multicolore.
Pixie: sono grandi quanto le Fate, ma con una testa singolarmente grossa per il corpicino esile che sormonta, frementi ali da insetto, gambe e braccia lunghe e aguzze, simili a ramoscelli secchi, e un propensione naturale all'infastidire le loro cugine magiche. Sono considerati i mascalzoni del bosco.
Loki: è uno gnomo, riconoscibile dalla zazzera di capelli di un'indefinibile tonalità tra il rosso ed il castano, da cui spuntano le sue grandi orecchie appuntite. Porta i tipici abiti di tutto il 'Piccolo Popolo' fatti di corteccia, foglie e tessuti filati con la seta prodotta dai ragni. Sulla testa porta una ghirlanda di rametti intrecciati che terminano in foglie e bacche che cambiano colore e aspetto seguendo il ritmo delle stagioni. E' di statura davvero esigua visto che raggiunge a malapena il ginocchio di un uomo adulto e ha mani e piedi sproporzionati, troppo grandi per le sue misure.
UNA DESCRIZIONE BREVE DEGLI ELFI:
Gli Elfi sono creature pacifiche che amano gli esseri umani, e spesso decidono di vivere accanto a loro. Gli esseri umani però non vedranno mai gli Elfi, a meno che questi non lo vogliano, poichè non soltanto possono vedere gli uomini, ma anche palesarsi e rendersi visibili ad essi. Esistono diversi tipi di Elfi, quelli della Luce, del crepuscolo e delle tenebre.
Gli Elfi della Luce sono creature benigne e positive, sono aggraziati, portano coroncine di fiori sulla testa e sono dotati di una grande sapienza. Vivono volentieri con gli umani, ai quali insegnano molti segreti della natura.
Gli Elfi dell'Oscurità sono i Signori della Terra, sono scuri di carnagione e hanno capelli neri, vivono nelle foreste o in cunicoli sotterranei e portano i sogni. Alcuni sono maligni, ma per la maggior parte sono molto dolci e collaborano con gli esseri umani che vivono in montagna, consentendo loro di trovare tesori nascosti e aiutando coloro che si sono smarriti,
Gli Elfi del Crepuscolo sono creature diffuse ovunque, cavalcano gli ultimi raggi di sole e fanno venire nostalgia a chi è lontano da casa.
Tutti gli Elfi amano moltissimo ballare e cantare, e soprattutto nelle notti estive di luna piena, si radunano con le Fate ai margini dei boschi, in luoghi coperti da muschio. Alcuni cantano, altri suonano e tutti ballano tenendosi per mano, in cerchio. Se però dovesse arrivare qualcuno non desiderato si tramutano in lucciole per non farsi scoprire. Questo a seguito della crudeltà che alcune persone hanno avuto nei loro confronti e hanno fatto si che essi non abitassero più fra gli umani ma nella Terra di mezzo, un luogo al di là del tempo e dello spazio che però è in comunicazione con la Terra degli Uomini. Infatti vi sono dei punti che consentono di passare tra i monti, e si trovano nelle colline e nei tumuli, nei pressi dei cerchi di pietre. Queste porte sono facilmente riconoscibili perchè vi cresce il biancospino, la pianta magica del piccolo popolo. Nella Terra di Mezzo la stirpe degli Elfi viene chiamata " sidhe ", che significa Popolo delle Colline. A seconda dei paesi che hanno deciso di abitare, le famiglie degli Elfi si sono date un nome. in Scozia si chiamano Brownie, in Irlanda si chiamano Cluricaune, in Germania Coboldi e in Inghilterra Gobelin. Inoltre esistono Elfi dei Monti, dell'Acqua e della Foresta . Si chiamano così a seconda dell'ambiente naturale in cui vivono.
UNA PICCOLA DESCRIZIONE DEI FOLLETTI: I folletti sono creature del Piccolo Popolo, non è facile incontrarli, ma quando capita è davvero un'esperienza entusiasmante. Il folletto può aiutarci a risolvere se riusciamo a farcelo amico, oppure può essere molto dispettoso nel caso contrario. I folletti sono esseri piccoli che svaniscono come se fossero fatti di fumo, non hanno l'ombra se visti alla luce del sole e non lasciano tracce sulla Terra quando camminano. Molte persone scambiano per fuochi sacri i folletti che vivono nelle brughiere. I folletti sono spiriti elementari, cioè abitano in quattro elementi: aria, terra e fuoco.
Folletti del mare: vestiti di azzurro, che compaiono nei riflessi delle onde, cavalcano i delfini e vivono sulle navi, dove aiutano i marinai e restano con loro a bere rhum e raccontare storie di naufraghi. Sono in grado di avvistare pericoli prima degli uomini e aiutano nelle tempeste.
Folletti del bosco: sono i più comuni e i più facili da incontrare, vestiti con pantaloni e casacca verde, stivaletti a mezza gamba e cappello con lunga piuma. Molti conoscono Robin Hood, come un ladro gentiluomo,ma in realtà il suo vero nome è Robin Goodfellow. Lo chiamano Hoodf, perchè porta un cappuccio, che in ihìnglese si dice appunto " hood".
I folletti sono molto gelosi del luogo nel quale vivono e lo proteggono da persone dannose: spengono il fuoco attaccato dai piromani e aiutano gli animali a scappare da lacci e trappole.
Folletti della montagna: scolpiscono strani disegni sulle rocce, vivono nelle grotte, ma anche nelle baite, aiutano i montanari a fare il formaggio e badano alle capre. Solitamente questi folletti amano ballare con le fate sotto i raggi della luna.
E' possibile incontrare un folletto e farselo amico, ma bisogna avere con lui una gran pazienza in quanto è un essere dispettoso che si diverte molto a fare degli scherzi il più delle volte innocui ma fastidiosi. Quando i contadini che vivono in montagna si dimenticano di lasciare qualcosa da mangiare per i folletti che proteggono le mucche al pascolo , questi intrecciano le code degli animali in modo così stretto che il nodo non si può sciogliere, ma solamente tagliare. A volte i folletti si trasferiscono anche in città per seguire qualcuno al quale vogliono bene, ma bisogna prestare loro tante attenzioni perchè non è il loro ambiente naturale e possono diventare tristi ed annoiati. Bisogna sempre procurare loro del cibo buono, biscotti, latte, miele, caramelle e qualcosa con cui giocare: biglie colorate, campanellini e foglie secche. La loro specialità è nascondere le cose nelle case, ma se promettiamo loro di regalargli una bella tazza di latte con il miele le cose tornano al loro posto. Sono delle creature dolcissime che hanno bisogno di molto affetto, guideranno benevolmente i tuoi passi se rispetterai il loro habitat: Il bosco.
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MessaggioOggetto: Re: GLI ELEMENTALI E IL PICCOLO POPOLO   Lun Mag 18, 2009 4:35 pm

GLI HOBBIT SONO ESISTITI DAVVERO?????
PRIMO ARTICOLO) - "Indonesia/ Fossili di "hobbit": è specie diversa da Homo sapiens. Battezzati in onore di Tolkien, per la piccola statura. I resti umani fossili scoperti nel 2004 in Indonesia e ribattezzati "hobbit" per la piccola statura apparterrebbero effettivamente a una diversa specie rispetto all'homo sapiens: queste le conclusioni alle quali sono giunti gli antropologi che hanno condotto due studi pubblicati dalla rivista scientifica "Nature". Come riporta il quotidiano britannico The Independent l'"Homo floresiensis" sarebbe vissuto in isolamento sulla remota isola dell'arcipelago indonesiano di Flores per migliaia di anni prima di estinguersi circa 17mila anni fa: alto circa un metro, possedeva un piede piatto con dita più simili a quelle degli scimpanzé e che gli permetteva un'andatura bipede ma non di correre per lunghi periodi. Secondo gli studiosi le ipotesi sulla loro evoluzione sono due: o una discendenza da un ominide simile all'Homo habilis oppure dal successivo Homo erectus (antenato dell'Homo sapiens), ma con ritorno a caratteristiche più primitive; quanto alle ridotte dimensioni, si tratterebbe di un caso di "nanismo da isola", attestato in numerose specie animali e considerato un modo per sopravvivere meglio alle limitate risorse di un ambiente poco esteso. Il nome "hobbit" era stato loro dato in omaggio alle creature letterarie di J. R. R. Tolkien, simili agli uomini ma anch'esse caratterizzate dalla bassa statura."
SECONDO ARTICOLO) - "La struttura del piede mostra una combinazione di tratti in parte analoghi a quelli dell'uomo moderno e in parte più primitivi, simili a quelli di Lucy APPROFONDIMENTINella mano il segreto dell'hobbit
L'uomo di Flores non era un "hobbit"
Chi ha rotto l'hobbit?
Un fossile di... hobbit
La dettagliata analisi della struttura del piede sembra risolvere una volta per tutte la questione se i resti del cosiddetto "hobbit", rinvenuti nella caverna di Liang Bua sull'isola di Flores nel 2004, appartenessero a una specie a sé stante del genere Homo, ossia a Homo floresiensis, o a un uomo moderno dalla struttura corporea patologica. "Questi hobbit erano bipedi, ma camminavano in modo differente dall'uomo moderno. I loro piedi mostrano una combinazione di tratti simili a quelli umani e altri più primitivi, simili a quelli di Lucy", spiega William Harcourt-Smith, dell' American Museum of Natural History e coautore di un articolo che ha meritato la copertina di "Nature". I resti di Homo floresiensis risalgono infatti a un periodo compreso fra i 90.000 e i 18.000 anni fa, e dunque a un epoca in cui era già presente e diffuso l'uomo moderno. Proprio questa circostanza, unita alla piccola statura e alle dimensioni del cranio, aveva sollevato un forte dibattito fra gli studiosi. Svariate ricerche recenti sul teschio, sulla faccia e sulle ossa del polso avevano in realtà già identificato caratteristiche insolitamente primitive nei resti, che li avvicinano notevolmente agli scimpanzé e agli australopitechi, suggerendo fortemente che quegli abitanti di Flores appartenessero a una popolazione di ominini primitivi. Ora, l'analisi dell'anatomia del piede sembra dare una risposta definitiva alla questione. Pur avendo una struttura da bipede, il piede di H. floresiensis è molto lungo rispetto agli arti, laddove quello dell'uomo moderno è relativamente più corto, circa la metà della lunghezza del femore. Indicazioni ancor più significative sono poi venute dallo scafoide, l'osso che più contribuisce alla formazione dell'arco plantare nell'uomo moderno, e che nello hobbit somiglia molto a quello delle grandi scimmie, privo di un marcato arco: un tratto che indica che H. floresiensis non era in grado di camminare in modo efficiente su lunghe distanze. L'analisi dei ricercatori è stata completata da un confronto fra il reperto fossile e le strutture dei piede che si riscontrano in soggetti umani moderni affetti da varie patologie, come il nanismo ipofisario: in questi ultimi appaiono comunque conservati, a differenza di quanto avviene nello hobbit, i tratti caratteristici del piede moderno.
TERZO ARTICOLO) - Il mistero dell'Hobbit . Secondo un nuovo studio effettuato sull'impronta lasciata dal cervello sulla scatola cranica, il fossile dell'Hobbit apparterrebbe in realtà ad una specie affine all'Homo sapiens, dando nuovamente credito all'ipotesi fatta dopo il suo ritrovamento nel 2003. Non sarebbe, dunque, un individuo di Homo sapiens affetto da microcefalia. C'è un nuovo colpo di scena nella ormai nota vicenda dell'Homo floresiensis, battezzato Hobbit per le sue piccole dimensioni corporee. Uno studio, condotto dalla paleoneurologa Dean Falk della Florida State University e pubblicato sul numero odierno di PNAS, dimostrerebbe che il fossile LB1, come fu nominato al momento del ritrovamento, appartiene effettivamente ad una specie affine ma differente dall'uomo moderno: l'uomo di Flores. L'Hobbit fu scoperto nel 2003 nell'isola indonesiana di Flores in una grotta dove furono rinvenuti numerosi utensili, considerati troppo avanzati per essere stati fabbricati da un organismo con un cervello delle dimensioni pari a circa un terzo di quelle dell'Homo sapiens. E' proprio per questo motivo che numerosi paleoantropologi non credono alla possibilità che l'Homo floresiensis costituisca una specie a parte, soggetta a nanismo insulare, e ritengono che questo non sia altro che un individuo di Homo sapiens affetto da microcefalia. Il gruppo della Falk ha condotto analisi approfondite sulle impronte lasciate dal cervello di LB1 sulla scatola cranica per ricostruirne le dimensioni e le proporzioni tra le parti e ne ha elaborato un modello tridimensionale. Inoltre, è stato effettuato un confronto tra questo modello e altri cervelli di umani moderni, di cui 10 normali e 9 affetti da microcefalia. Dai risultati emerge che l'encefalo dell'Hobbit è molto simile a quello dell' Homo sapiens non affetto da microcefalia, in quanto presenterebbe alcune caratteristiche anatomiche, tra cui un lobo frontale molto sviluppato, che gli conferirebbero capacità cognitive evolute, grazie alle quali avrebbe potuto sviluppare le abilità tecnologiche necessarie per la realizzazione degli strumenti che gli sono stati ritrovati accanto. Il suo cervello, tuttavia, possiede dei tratti non riscontrabili nell' Homo sapiens e tali da conferigli a tutti gli effetti il grado di buona specie, con la quale l'uomo moderno avrebbe convissuto per migliaia di anni.In attesa di un ulteriore colpo di scena, la vicenda dell' Homo floresiensis continua, rimanendo sempre molto interessante Per chi volesse approfondire l'argomento, segnalo un'interessante video (in inglese), prodotto dalla BBC nel 2005, che ricostruisce la scoperta di LB1 e il dibattito nella comunità scientifica riguardo alla posizione dell'Homo floresiensis nella filogenesi umana.
Un altro articolo sostiente:
Gli hobbit? Sono esistiti, ma per colpa di una malattia. Frodo Baggins e i suoi amici sono veramente esistiti? A giudicare dalle ossa fossili rinvenute in Indonesia nel 2004 verrebbe da dire che gli "ometti" nati dalla penna di Tolkien, l'autore del Signore degli Anelli, sono realmente vissuti: secondo gli scienziati, l'isola dove sono stati trovati i resti doveva aver ospitato una specie di ominidi fino a quel momento mai descritta dai paleontologi. Ma un team di ricerca composto da studiosi di due università australiane ha condotto un nuovo studio ed è giunto a una conclusione molto meno fantastica: i presunti "hobbit" erano in realtà uomini - probabilmente cacciatori - affetti dalla sindrome da deficit congenito di iodio, una patologia che produce forti ritardi nello sviluppo e particolari deformità ossee. La teoria sembra essere supportata dalle tradizioni indonesiane che citano "piccole persone" dalle caratteristiche del tutto simili ai soggetti affetti dalla malattia.
ED INFINE) - "L'hobbit era una specie a sé" - Cervello minuto, piedi piatti
"L'hobbit era una specie a sé". Un studio su Nature rivela nuove prove a sostegno della tesi sull'origine del minuto e misterioso ominide i cui resti furono scoperti sull'isola di Flores, in Indonesia, nel 2003. CERVELLO piccolo, statura decisamente minuta, da pigmeo. E piedi giganteschi e insolitamente piatti. A far luce sul mistero dell'"hobbit", l'ominide che abitava la remota isola indonesiana di Flores fino a 18.000 anni fa, arriva ora un altro importante tassello anatomico, a sostegno della tesi secondo cui l'homo floresiensis appartiene ad una specie a sé e non discende dal nostro progenitore, l'homo erectus. L'analisi dettagliata delle ossa del piede dell'ominide - rinvenute nella grotta di Liang Bua sull'isola nel 2003 - descritta ora su Nature, rivela, secondo gli scienziati, nuovi elementi interessanti: il minuto ominide era bipede, ma il suo piede era molto più simile a quello delle scimmie che non dell'uomo moderno. In particolare l'alluce ricorda quello di uno scimpanzè. Ancora più strane le dimensioni: i piedi dell'hobbit erano lunghissimi, assolutamente sproporzionati rispetto agli arti inferiori, e piatti. L'osso navicolare, poi, risulta da questi ultimi studi particolarmente primitivo: l'hobbit poteva camminare, ma non correre, come l'uomo. Gli scienziati guidati da William L. Jungers, paleoantropologo della Stony Brook Medical Center di Long Island, New York, che hanno condotto lo studio con i colleghi dell'American Museum of Natural History, ne sono convinti: "Il piede dell'homo floresiensis presenta una vasta quantità di caratteristiche primitive non riscontrabili nell'uomo moderno", sottolinea lo studioso. Risollevando così con forza la possibilità che l'hobbit discenda da un antenato diverso dall'homo erectus, più remoto. Sull'origine dell'ominide e su quale sia il suo posto nella storia dell'evoluzione umana la comunità scientifica continua a discutere da quando venne annunciata la sua scoperta, nel 2004. A chi propende per l'ipotesi che l'homo floresiensis rappresenti una popolazione primitiva differente dai nostri progenitori, si oppongono invece i sostenitori di un'altra tesi, secondo la quale l'hobbit non era che un ominide moderno deformato da disturbi genetici o patologici. La statura minuta, 106 cm per 30 chili di peso, e le dimensioni ridotte del cervello - il cui volume era di 417 centimetri cubici -, si spiegherebbero con la permanenza sull'isola: il fisico, in pratica, si sarebbe ristretto per poter sopravvivere meglio in un ambiente dalle risorse limitate. Le ultime analisi delle tracce fossili, però, secondo Jungers e colleghi, rendono questa spiegazione improbabile. L'hobbit "rappresenta una nuova specie, con diversi elementi primitivi, proveniente da un antenato che si è spostato dall'Africa molto prima di quanto si potesse prevedere", conclude Jungers. "E non era per nulla come noi".
Su questo sito si possono trovare molti libri sugli hobbit.
http://bompiani.rcslibri.corriere.it/bompiani/libro/9260_hobbit_ediz_illustrata_lo_tolkien.html
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MessaggioOggetto: Re: GLI ELEMENTALI E IL PICCOLO POPOLO   Lun Mag 18, 2009 4:43 pm

Canto di Mider alla moglie Etaine
O bella donna verrai con me
nella terra meravigliosa dove si odono musiche,
dove sui capelli si porta una corona di primule,
dove dalla testa ai piedi il corpo è color della neve,
dove nessuno è triste o silenzioso,
dove i denti sono bianchi e le sopracciglia nere,
dove le gote sono rosse come la digitale in fiore?
L’Irlanda è bella, ma pochi paesaggi
sono altrettanto belli quanto la grande pianura verso cui ti chiamo.
Donna, quando sarai nel mio potente paese,
porterai una corona d’oro sulla testa,
io ti darò carne suina fresca,
e per bevanda birra o latte.
O donna, o bella donna, verrai con me?

Mider è il Re delle Fate nella tradizione celtica.

In questo sito troverete il libro delle fiabe e leggende celtiche dove si narra la storia d'amore tra Mider ed Etaine.
http://books.google.it/books?id=hgDNI1CRMbkC&pg=PA41&lpg=PA41&dq=mider%2Betaine&source=bl&ots=5kbwHZnBlZ&sig=CZyA0kJOZfSUWOeKFIsbCtD4D28&hl=it&ei=s0YPSv7CCc6X_AbT7MGjBA&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=7#PPP1,M1

Anche qui troverete un libro interessante.

http://books.google.it/books?id=nEGrk1euuncC&pg=PA56&lpg=PA56&dq=mider%2Betaine&source=bl&ots=UmLQPBmzdW&sig=8Iz6iOtIzGuDg3a6VtaeCIjXzcQ&hl=it&ei=s0YPSv7CCc6X_AbT7MGjBA&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=5#PPP1,M1
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MessaggioOggetto: Re: GLI ELEMENTALI E IL PICCOLO POPOLO   Lun Mag 18, 2009 4:57 pm

Vi posto ancora qualcosa in più su questo magico popolo:
Elfi Oscuri:
Sono l'altra razza elfica presente in Avelion e sono caratterizzati dal particolarissimo colore metallico della loro pelle, a metà tra l'argenteo e il violaceo, e la capigliatura di solito nerissima con vaghi riflessi bluastri o viola, il che gli vale il loro nome di 'Oscuri'. Condividono con i loro cugini Chiari le orecchie appuntite, l'alta statura, l'estrema agilità e l'immortalità, sebbene anche loro possano venire uccisi o decidere di lasciarsi morire. Sono legati in parte all'elemento dell'Aria, ma molto di più a quello del Metallo che è alla base di ogni loro caratteristica fisica, caratteriale e culturale. Dimorano in Avelion, nei recessi dei monti Adamant, che devono il loro nome proprio alla presenza del leggendario Metallo che solo gli Oscuri sono in grado di forgiare. Sono di natura guerriera e sono dediti al combattimento così come alla realizzazione di splendide armi e armature di cui fanno abitualmente sfoggio. Ogni loro accessorio così come gli indumenti sono in metallo: gli abiti infatti sono composti da tessuti ricavati da una particolarissima tecnica di filatura che riduce metalli come oro, argento o rame in fili talmente leggeri e malleabili da essere adatti alla realizzazione di capi di vestiario. Sebbene non amino particolarmente l'ambiente naturale non ne sono così totalmente ostili come invece appaiono i loro cugini Chiari a tutto ciò che ha origine 'metallica'.
Argante: colei che è anche nota come la 'Dama-Non-Scelta' è la regina degli Elfi Oscuri da migliaia di anni. Grande guerriera nota per la sua straordinaria abilità così come per il suo coraggio, è l'unica ad aver spalleggiato Freya durante l'Ultima Battaglia del Fuoco, che la vide contrapposta alla perfida Dama del Fuoco.
Elfi Chiari :
Sono una delle due razze elfiche di Avelion, caratterizzati dalla pelle di un colore talmente bianco e perlaceo da apparire quasi lucente, e da lunghi capelli biondissimi o quasi albini, tutte particolarità che gli valgono l'appellativo con cui sono conosciuti, ovvero 'Chiari'. Hanno le tipiche orecchie appuntite di tutte le creature magiche, inoltre sono più alti degli esseri umani e molto più agili e veloci. Immortali, muoiono solo se vengono uccisi o se decidono volontariamente di rinuciare alla vita. Sono legati a due soli Elementi ovvero Aria e Terra, cioè quelli dominati dalle Dame Elementali che sono state scelte tra le fila del loro popolo e dimorano nell'isola magica di Vaius, irrangiungibile da qualunque creatura a meno che non siano le Dame Cyria e Batliya a concedere l'accesso. La particolarità più evidente dei 'Chiari' è il loro stile di abbigliamento e le loro armi: tutti di origine naturale e tutti riconducibili all'Aria o alla Terra. Indossano abiti realizzati con fibre vegetali e ornamenti ricavati da piume o pietre dure. I Chiari hanno un innato disgusto per tutto ciò che è legato al Metallo, cosa che li contrappone ai loro cugini Oscuri che al Metallo sono legatissimi.
Anlia: ha l'aspetto di un'elfa Chiara ad eccezzione della capigliatura scura come le ali di corvo, che rende subito evidente la sua natura di mezzosangue. E' infatti una cossidetta 'Elfa del Crepuscolo', ovvero una di quei rarissimi esseri nati dall'unione tra rappresentanti delle due diverse razze elfiche. Ha caratteristiche in comune più con i Chiari, come rivela il suo ruolo di Guardiana dei Confini della Foresta di Nimron, che rende evidente quanto sia legata alla natura. Ha volontariamente scelto di non seguire le Dame Cyria e Batliya a Vaius, preferendo rimanere a dimorare in Avelion.
Dame Elementali:
Le Dame Elementali sono le creature più vicine all'idea di divinità nel mondo di Avelion e come tali sono venerate da coloro che ancora professano l'Antica Fede. In principio erano cinque rappresentati delle cossidette 'Razze Maggiori' ovvero: Elfi Chiari, Oscuri e Umani. Furono scelte dagli Elemi, le divinità creatrici di Avelion, per prenderne il posto, assumerne i poteri e reggere così le sorti del mondo, ma al momento della loro consacrazione a Dame avvenne qualcosa di inaspettato e fu generato lo Squilibrio. Le Dame, invece di essere cinque come gli Elementi di cui hanno il governo, sono solo quattro poichè una di loro ha rubato con l'inganno ciò che non le spettava.
Drevanna: Dama del Fuoco, è anche la Signora del Metallo e per la colpa che ha commesso è nota anche come l'Ingannatrice, regna sotto mentite spoglie sul Regno di Bamur di cui ha conquistato il dominio dopo aver assassinato il marito e legittimo re.
Cyria e Batliya: Dama dell'Aria e Dama della Terra, sono sorelle e in origine appartenevano al popolo degli Elfi Chiari, per cui hanno creato la magica isola di Vaius dove regnano come regine preoccupandosi solo della propria razza, rimanendo sorde ai destini di Avelion.
Freya: Dama dell'Acqua, e sorella di Drevanna quando ancora appartenevano al popolo umano, è l'unica fra le Signore degli Elementi ad essere rimasta in Avelion svolgendo il suo compito al meglio. Dimora presso la Rocca dei Ghiacci, inacessibile rifugio sorvegliato da Ailus, il drago guardiano.
Argante: colei che sarebbe dovuta essere la Dama del Metallo, è ora conosciuta come la 'Dama-non-Scelta', dimora nei recessi dei Monti Adamant come regina del popolo a cui appartiene: gli Oscuri.
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MessaggioOggetto: Re: GLI ELEMENTALI E IL PICCOLO POPOLO   Lun Mag 18, 2009 5:01 pm

L'ultimo postè mito e leggenda perchè nel corso dei secoli questi grandi spiriti di natura sono stati mitizzati e relagati al mondo fantasy. Così avete un po' di tutto e potrete approfondire, se ne avete voglia, l'argomento. Benedizioni :book:
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MessaggioOggetto: Re: GLI ELEMENTALI E IL PICCOLO POPOLO   Lun Mag 18, 2009 7:07 pm

interessanti parecchio questi post...anche se credo che dovrai mettere i font in tutti(come da regolamento-se non sono ciecata ehm^^'-) comunque con molta calma penso di mettere delle meditazioni qualcosa anche io predendolo dai miei libri(sto attendendo per fare un post quanto più possibile completo..) blessed be :mano:
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MessaggioOggetto: Re: GLI ELEMENTALI E IL PICCOLO POPOLO   Lun Mag 18, 2009 8:06 pm

Tutte le nozioni che ho nei mie "preferiti" che ho reperito nel corso del tempo, oltre i libri, sono questi che cito, tra l'altro ci sono un mare di foto bellissime:

http://www.elfland.it/
http://www.bethelux.it/elementi.htm
http://www.croponline.org/piccolo_popolo.htm
http://lenebbiediavalon.forumfree.net/?t=20738863 Spero di non averne dimenticati nessuno.

lol!
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