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 La spada celtica

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g0rka
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MessaggioTitolo: La spada celtica   Mar Feb 10, 2009 8:37 pm

La grande spada celtica: un' arma che rese celebri i guerrieri celti, e che in una certa misura contribuì al dilagare della loro cultura in tutta Europa durante l’Età del Ferro.

I primi esempi di spada lunga in ambito celtico appaiono dopo il passaggio dalla Cultura di Hallstatt (VI sec a.C.) alla Cultura di La Tène (V sec a.C.).

La spada lunga lateniana si presenta come un’arma a una mano, a doppio taglio, da affondo e da fendente, con ammanicatura a codolo.

Durante il IV secolo le dimensioni della spada si standardizzano (lama a doppio fendente lunga una sessantina di centimetri), e la sua presenza nelle sepolture, accompagnata dallo scudo ligneo rinforzato con componenti metalliche, è ormai pressoché costante.

Le spade celtiche del IV secolo sono un modello chiaramente vincente, e tra il IV e il III secolo vengono infatti adottate da tutte le popolazioni che con i celti venivano a contatto (Veneti, Reti, Liguri, alcuni esemplari trovati persino in contesti Umbri e Piceni).

In un contesto come quello dell’Europa dell’Età del Ferro dove, a parte alcune trascurabili eccezioni, le spade erano di fatto solo dei lunghi pugnali, e dove il ruolo di arma da fendente era relegato alle scuri, la spada celtica non poteva che presentarsi come una innovazione stupefacente.

Le spade corte dell’Età del Ferro europea sono delle armi fondamentalmente da punta, maneggevoli ma che prescindono un contatto stretto con l’avversario, mentre le scuri da guerra con ammanicatura a cannone, che troviamo impiegate largamente in tutta Europa tanto nell’Età del Bronzo che nel Ferro Primo, sono armi economiche ma scomode, fragili e con una superficie offensiva assai ridotta.

Le lame lateniane devono dunque la loro principale fortuna alla loro lunghezza, combinata alla loro versatilità che le rendeva utilizzabili tanto come armi da affondo che da fendente.

Il mito della spada celtica come arma esclusiva da fendente è dovuta alle testimonianze, non poco tendenziose, del cronachista romano Fabio Pittore, che ne parla a proposito della battaglia dell’Oglio, che vede Romani e Cenomani contrapposti agli Insubri.

Le spade celtiche che ci ha restituito l’archeologia sono perfettamente in grado di colpire di punta.

Un affondo portato caricando il colpo di spalla e accompagnato magari da una leggera torsione del polso può imprimere una discreta forza e velocità all'arma, ed ha buone probabilità di trapassare una giubba di pelo o un corpetto di cuoio.

Sicuramente contro i soldati romani, sempre equipaggiati con loriche hamate (maglia) o con loriche segmentate (bande), un colpo di stocco aveva molte probabilità di risultare del tutto controproducente ed inefficace, ed è forse per questo che i cronachisti romani ci descrivono le lame celtiche come esclusive armi da taglio.

In un contesto precedente però all'incontro-scontro dei Celti con i Romani, quando quindi la maggior parte dei guerrieri d'Europa possedeva un equipaggiamento difensivo assai povero, si ha buona ragione di credere che le spade lunghe potessero tranquillamente venir usate per portare degli affondi, anche se da un punto di vista pratico era sicuramente preferibile portare colpi di fendente.

La grande pecca delle lame celtiche è da ricercarsi non in una mancanza di versatilità, ma nella scadenza del materiale utilizzato per la loro realizzazione : forgiate in ferro dolce le spade lunghe lateniane tendevano a piegarsi se i colpi venivano portati con forza eccessiva (A parere di Kruta e Manfredi, anche quest’ultimo particolare sarebbe però da attribuire all’ignoranza dei Romani, che avrebbero male interpretato le spade ritualmente piegate presenti nelle sepolture).

Andando oltre a mere considerazioni di carattere pratico, la sconfitta dai Celti ad opera dei Romani va vista non tanto come la supremazia di questo o quell’armamento.

Come sempre gli uomini dei Clan scesero in campo come Guerrieri, ma si trovarono ad affrontare dei grigi, anonimi e, ahimè, assai metodici soldati.

Bibrax

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