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 Gli aspetti della Dea - articolo

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g0rka
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MessaggioTitolo: Gli aspetti della Dea - articolo   Mer Gen 21, 2009 11:42 am

Le prime vestigia della divinità femminile per eccellenza, la Dea Madre, appaiono già 25.000 anni fa, in ogni angolo del globo. Con il passare dei secoli, ogni civiltà le attribuì nomi diversi, glorificandola come unica fonte di vita dell’intero Universo. Era la triplice Morrigan per i Celti, Isis per gli egiziani, Maka per gli antichi popoli Maya e Atzechi, Kali per gli Indiani, Lilith per gli Ebrei, Ishtar per i Sumeri e i popoli accadici; e la lista potrebbe continuare all’infinito. Con l’avvento del Cristianesimo, i padri della chiesa si sono adoperati (senza peraltro riuscirci appieno) per cancellare traccia della presenza della Dea Madre, quando una società matriarcale risultava scomoda e faceva paura. La storia ci dice che il culto cristiano si è impossessato di tutti i nomi della Dea Madre, dei suoi attributi, le cerimonie, i riti e le festività, i suoi templi e, con il passare del tempo, i suoi archetipi sono stati rimodellati sulla figura di una sola entità femminile, la Vergine Maria. Durante il Medioevo migliaia di donne innocenti vennero arse vive sui roghi dell’Inquisizione con l’accusa di stregoneria, semplicemente per aver seguito le vie della Dea, o per aver messo a frutto le loro doti di guaritrici e druide. In verità, l’adorazione dell’elemento femminile possiede radici molto più antiche, esterne al pianeta Terra. Le tracce di esistenza aliena sul nostro pianeta evidenziano una forte presenza femminile tra le figure portanti delle società stellari, riportando tutto al culto galattico di una Dea Madre. Ancora oggi, le donne che rivestono posizioni chiave si contano sulle dita di una mano, mentre al contrario nei testi antichi si parla chiaramente di entità femminili che guidavano i destini di interi popoli. Si trattava sovente di donne comandanti, o di potere, con la facoltà di creare la vita, quindi rispettate e, in alcuni casi, persino adorate. E non necessitavano della presenza maschile per agire e prendere decisioni.

ISHTAR, DEA DELLA GUERRA E DELL'AMORE
Nei testi sumeri si parla della dea Nin-hur-sag, signora della montagna, sorella di Enki. Era chiamata Nin-ti, signora della vita, giacché - è iscritto nelle tavolette sumere - ella dirigeva il settore medico e sarebbe stata lei a creare l’uomo, seguendo le formule e i procedimenti del fratello. Gli altri dei le riconoscono il merito di aver concepito la razza umana nel suo laboratorio, un compito sicuramente di primaria importanza, in cui fu assistita da altre donne-medico. I Sumeri ci narrano anche le gesta di una delle dee più importanti del loro Pantheon, Ishtar, conosciuta anche come Inanna o Astarte o Eshdar, sovrapponibile alle figure greco-romane di Afrodite e Venere. Nasce come dea del sesso e dell’amore e, con il tempo, acquisisce il rango di nobile guerriera, usando il suo fascino per conquistarsi posizioni importanti. Molte statue la ritraggono nuda o nell’atto di mostrare i genitali, a testimonianza della sua abilità nell’ottenere ciò che desiderava, come quando circuì il dio Enki che, ebbro, le svelò i segreti della sovranità, della medicina e un centinaio di arti varie. La dea salì sulla sua Barca del Cielo e ritornò nella sua terra, mentre Enki, ripresosi dall’ubriacatura, tentava invano di scatenare contro di lei le sue armi terribili. Col tempo, e grazie a tutti i segreti di cui, in un modo o nell’altro, era venuta a conoscenza, Ishtar divenne una dea della guerra di tutto rispetto, anche migliore dei suoi colleghi uomini: si batteva selvaggiamente vincendo una battaglia dietro l’altra e i re assiri conducevano guerre in suo nome e sotto il suo comando. Interi eserciti le si rivolgevano anche in virtù delle sue ottime doti di stratega. Si narra che in più di un’occasione la dea concesse una teofania e apparve davanti alle truppe. Cifrando il dizionario, alla voce teofania troviamo: "apparizione della divinità, manifestarsi del Dio" (immagine olografica?). In cambio della loro totale devozione e obbedienza, i re assiri sapevano di poter contare sull’assistenza della dea, che elargiva loro vittorie in battaglia e lunga vita. "Veglierò su di te da una Camera d’Oro nei cieli", assicura ai suoi devoti. Di lei si dice anche che vivesse in una cella d’oro e che viaggiasse nei cieli su di un carro d’oro trainato da sette leoni. E forse non a caso numerosi documenti sumerici e accadici certificano che gli dei fossero in grado di innalzarsi dalla Terra al Cielo e volare a loro piacimento. Ishtar non era da meno: è scritto che la dea potesse volare nei cieli verso terre molto lontane l’una dall’altra. Viaggiava dalla distante Aratta alla dimora di Uruk, Nippur e Sippar, e gli antichi artisti accadici la rappresentano mentre indossa le ali. Nel suo libro Il dodicesimo pianeta, lo studioso Zacharia Sitchin racconta di come la dea si preparò per il suo viaggio più rischioso, indossando, prima di partire, i sette oggetti che le consentivano il volo:
1. Lo SHU-GAR-RA ella mise sulla testa.
2. Pendenti misuratori alle orecchie.
3. Catene di piccole pietre azzurre intorno al collo.
4. Pietre gemelle sulle spalle.
5. Un cilindro d’oro nelle sue mani.
6. Cinghie strette al petto.
7. La veste PALA avvolta intorno al corpo.
Nel tempio della dea, ad Ashur, gli archeologi trovarono una scultura murale che la rappresentava in assetto di volo, con elmo aderente dotato di cuffia e antenne e un paio di occhialoni. Nella lingua antica, "pala" significa veste da sovrano, mentre l’elmo "shu-gar-ra" letteralmente sta per "ciò che fa andare lontano nell’Universo". Nelle statue che rappresentano Ishtar si vedono chiaramente le due cinghie incrociate sul petto a mo’ di cinture di sicurezza. È chiaro che si tratta di un abbigliamento atto al volo, ci troviamo dunque in presenza di un pilota di astronavi o di qualsiasi mezzo che le permetteva di spostarsi a bordo della sua Barca del Cielo. Quest’ultima è chiamata anche Mu e in numerosi scritti si parla di un Mu che illumina come un fuoco, che esce in un fuoco ed è fatto per andare lontano. In un altro inno alla dea Ishtar si dice che il Mu è un veicolo con cui gli dei volavano lontano: "la Signora del Cielo indossa la veste del cielo e vola nel suo Mu nel più alto dei cieli".

KALI, IL LATO OSCURO DELLA DEA
Alla stessa stregua di Ishtar, spostandoci più a est, troviamo le storie della dea Kali che, insieme a Lilith, sono figure femminili odiate e maltrattate dalla tradizione. Kali non sarebbe altro che l’emanazione terribile o punitiva della dea Durga, di norma misericordiosa e dotata di poteri infiniti, giusta sposa del dio Shiva, che risiede sulla Montagna Sacra. In seguito nell’Induismo primevo filtrarono altre deità di differenti provenienze e, nella nuova gerarchia religiosa venutasi a creare, i potenti dei ancestrali erano scomodi. Visto che la tradizione popolare non voleva però rinunciarci, Kali e Shiva ricoprirono ruoli negativi, in particolare Kali divenne una figura peccaminosa e crudele, orribile e insensatamente distruttiva, mentre essa è - nella sua primaria immagine di Durga - creatrice e generosa, eterna sposa e controparte di Shiva, il quale ammette di essere un fantasma inanimato senza di lei. Durga quindi, solo nella sua emanazione di Kali, si trasforma in un guerriero forte e inarrestabile, molto più potente degli dei di sesso opposto, per loro stessa ammissione. Nella battaglia per ottenere la mano di Durga si evidenzia l’uso di armi avanzate e tecniche di combattimento stellare. Si racconta infatti che il demone (entità maligna) Sumbha si è innamorato di lei e manda il comandante del suo esercito, Sugriva, a porgerle un’offerta di matrimonio, invitandola ad arrendersi. Al suo rifiuto (la dea aveva fatto voto di sposare solo chi l’avesse sconfitta in battaglia), il demone si infuria e ordina a Sugriva di mettersi a capo dell’esercito, per portargli la dea sconfitta. Il demone-comandante la attacca ma lei, la terribile Kali, emette un suono che lo incenerisce, un "Hum" (Om) supersonico. Infuria una battaglia cosmica: i due eserciti si fronteggiano, le forze della Dea sono composte da molteplici forme di divinità femminili da lei emanate. Interviene il demone Munda, che lancia contro la dea migliaia di dischi, ma tutte le sue armi sono annientate in un istante. Un altro demone la sfida personalmente: Kali ritira il suo esercito e accetta il duello. Il comandante porta Kali fino in cielo, scatenando una guerra stellare all’ultimo sangue, al cui termine il demone muore trafitto dal dardo della dea. È chiaro che Kali non ha bisogno di eserciti al suo seguito e non ha nessun problema a dare l’ordine di ritirare tutte le truppe. Kali può prendere decisioni da sé, impartire ordini ed accettare le sfide di tutti i demoni, comandanti di orde nemiche, con la perizia di un generale valoroso. Alcuni tra gli dei più potenti ricorrono a lei per chiedere aiuto in battaglia: Shiva la invoca per combattere contro il demone Tripura e allo stesso modo si rivolgono a lei Brahma e Indra. La si definisce decisa e spietata, capace di combattere il nemico frontalmente senza mai arretrare, annientando tutto ciò che si trova sulla sua strada.

GINEVRA E MORRIGAN, DEE CELTICHE
Anche quella dei Celti, notoriamente bellicosi e guerreschi, era fondamentalmente una società matriarcale, che adorava la Dea Madre, figura talmente pregnante che un guerriero non poteva diventare re se non sposando una donna che potesse rappresentare la dea stessa, conferendogli dunque il potere sulla Terra e sugli uomini.
Un caso su tutti, il prode King Arthur e la sua sposa Gwenhwyfar (meglio conosciuti come Artù e Ginevra), che assieme alla Tavola Rotonda donò al suo sposo anche la qualifica di sovrano. Il termine Gwenh-Wyfar sembra derivi dal gallese Gwyn, che significa bianco, e Gwyn-App-Nudd era il dio dell’Aldilà. L’associazione del bianco con la morte avviene spesso nei Paesi nordici, dove il gelo, il ghiaccio e la neve bianca sono i primi nemici della vita. Per la tradizione più antica, insomma, Ginevra era figlia del re dell’Annown, l’oltretomba celtico e di conseguenza dea anch’essa.
Anche la storia della "spada nella roccia" è un richiamo a miti più antichi: un altro passo per diventare sovrani consisteva, sempre per le popolazioni celtiche, nel far sedere i candidati sulla famosa "Pietra di Fal", una pietra magica che aveva la facoltà di emettere un suono o lamento quando l’uomo prescelto dalla Madre Terra (di cui la pietra era un simbolo) vi si poggiava sopra. Le popolazioni celtiche inoltre si rivolgevano spesso all’oscura dea corvo, la guerriera Morrigan dalla lunga spada, che ha molti punti in comune con l’indiana Kali.

CONCLUSIONI
Potremmo parlare di Iside, Amaterasu, Atena, Lilith, Persefone... ma, a parte alcune sostanziali differenze, tutto riconduce ad un’unica conclusione: malgrado la società abbia tentato di escludere le donne dalla storia, la massiccia presenza femminile nel passato del nostro pianeta merita una lettura più attenta.

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