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 I Tùatha dè Dànann

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g0rka
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MessaggioOggetto: I Tùatha dè Dànann   Sab Ott 25, 2008 3:09 pm

La più frequente traduzione dell'etnonimo Túatha Dé Dánann è «Tribù della dea Danu». È questa la resa tradizionale del nome, quella riportata in tutti i libri di mitologia. Ma è quella corretta? La verità è che su questo nome gravano serie difficoltà di interpretazione, come adesso vedremo.

Il primo termine dell'etnonimo, túatha, non offre problemi. Questo è infatti il plurale del sostantivo gaelico túath, relato a sua volta al celtico continentale teuta > touta (cfr. il teonimo Toutatis), ad indicare una popolazione dalla comune ascendenza. È quindi giustificato l'uso della parola di origine latina «tribù», da usarsi però al plurale: «le tribù».

Più problematico è invece il termine successivo, dé. Lo si ritiene comunemente il genitivo della parola «dea», riferito a Dánann, da cui la comune traduzione «Tribù della dea Danu». La difficoltà sta nel fatto che in realtà dé è il genitivo del sostantivo maschile dia «dio» (la parola «dea» in irlandese è bandia); in tal caso una traduzione corretta dovrebbe essere «Tribù del dio di Danu». (E non bisogna neppure trascurare la possibilità che non si tratti di dé, ma di de, come a volta si trova nei manoscritti; in irlandese de è la preposizione «di», proprio come nelle lingue neolatine: in tal caso la corretta interpretazione dell'etnonimo sarebbe semplicemente le «Tribù di Danu».)

E veniamo ora all'ultimo termine, il più controverso. Dánann (nei testi antichi scritto Danand o Donand) viene assunto come il genitivo di un nome proprio, la cui forma nominativa si ritiene comunemente sia *Danu. Purtroppo questo nome non è attestato in nessuna fonte antico-irlandese: è stato ricostruito dagli studiosi dell'Ottocento, in analogia con altri termini che presentano una medesima declinazione (come Ériu «Irlanda» che al genitivo dà Érenn). Un'altra possibilità è che Dánann sia connesso col termine dán «arte, facoltà, capacità», che però viene declinato al genitivo come dána (da cui l'espressione áes dána «gente dell'arte» riferita all'insieme degli artigiani, degli artisti, dei musici e dei giuristi di una tribù).

Come si vede dunque, la comune traduzione di Túatha Dé Dánann come «Tribù della dea Danu» è il risultato di una serie di scelte non del tutto giustificabili. Una resa filologicamente più corretta potrebbe essere «Tribù del dio di Dánann», anche se, in base alle ragioni addotte dagli antiquari sull'origine del termine [SOTTO], nel nostro sito preferiamo tradurre «Tribù degli dèi di Dánann».

Ancora un piccolo dettaglio. I moderni scrittori che si sono dedicati a divulgare le gesta dei Túatha Dé Dánann in forma narrativa, hanno sempre manifestato una spiccata tendenza a contrarne il nome, troppo lungo e pesante per ripeterlo di seguito nel testo. Le varie soluzioni escogitate si sono però rivelate poco corrette. È infatti improprio «i Túatha», come se túatha fosse il nome proprio del mitico popolo d'Irlanda e non il sostantivo plurale «tribù», applicabile allo stesso modo ad ogni popolazione organizzata in tribù; viceversa possiamo accettare «le túatha», ma come sostantivo, non come nome proprio. Alternativamente, è da evitare «i Dánann», come se fosse Dánann il nome collettivo della popolazione, e non il presunto genitivo del nome *Danu. Se non come sostantivo, possiamo tuttavia accettare dánann come aggettivo: è una soluzione inelegante ma in fondo giustificata per mancanza di termini appropriati.

È allora preferibile scrivere ogni volta il nome per intero: Túatha Dé Dánann. E se proprio chi scrive non ha la pazienza necessaria per trascinarsi dietro questo etnonimo così complesso, allora sono preferibili le dizioni Túatha Dé, le «tribù della dea (degli dèi)», o Fir Déa, gli «uomini della dea».

Chi erano i Túatha Dé Dánann?

Il poeta W. Butler Yeats, parlando dei Túatha Dé Dánann, fornisce tre risposte sulla loro identità:

Chi sono costoro? «Angeli caduti che non erano abbastanza buoni da essere salvati, né abbastanza cattivi da essere cancellati» dicono i contadini. «Gli dèi della terra» dice il Libro di Armagh. «Gli dèi dell'Irlanda pagana» dicono alcuni studiosi di storia, «i Túatha Dé Dánann, che, quando non furono più venerati e nutriti con le offerte, si rimpicciolirono secondo l'immaginazione popolare, ed ora sono alti solo poche spanne». [...]. Non pensate tuttavia che le fate siano sempre piccole. Nel loro mondo tutto è capriccioso, anche la loro statura.

W.B. Yeats: Irish Fairy and Folk Tales

Le risposte di Yeats testimoniano, se mai ce ne fosse bisogno, il singolare rapporto che gli Irlandesi hanno sempre avuto con la loro storia mitica. I monaci medievali che trascrissero le antiche leggende preferirono evemerizzarle ed inserirle in un quadro giudaico-cristiano piuttosto che gabellarle in blocco come menzogne o favole, col risultato che ancora ai tempi di Keating, nel XVIII secolo, si tracciavano genealogie e annali storici che comprendevano tanto i Nemediani quanto i Túatha Dé Dánann.

Ma anche se trattati in un quadro storico, inseriti in una genealogia che li riconduce ai figli di Nóe, i Túatha Dé Dánann si staccano prepotentemente, per la loro natura superiore, per le loro conoscenze e i loro poteri, dai normali esseri umani. I personaggi principali dei Túatha Dé Dánann, anche se non sono espressamente definiti come divinità, hanno infatti caratteristiche che li elevano al di sopra dei comuni mortali. E per quanto i copisti si siano sforzati di ridurli alla stregua di qualche antica popolazione preistorica, non sono riusciti a cancellare del tutto la loro natura divina.

Perché i Túatha Dé Dánann furono gli antichi dèi dell'Irlanda celtica. Su questo non vi è alcun dubbio. Non solo è possibile tracciare molte omologie tra le gesta dei Túatha Dé Dánann e quella degli dèi di molte altre mitologie indoeuropee, ma è anche evidente che molti nomi e personaggi che troviamo tra i Túatha Dé Dánann li avevamo già trovati nell'epigrafia e nell'iconografia monumentale gallo-romana, rendendo palesi molte delle dinamiche che guidano il processo di trasformazione dei miti nel corso della storia.

Si analizzeranno i vari personaggi passo per passo, ma qui non sarà sbagliato dare una visione d'insieme delle principali corrispondenze ed analogie tra gli dèi irlandesi e le divinità galliche:

*

Il Dagda Mór è chiaramente il Dio col mazzuolo, il gallico Sucellos.
*

Lúg Lámfada è il Mercurius di cui parla Cesare, «inventore di ogni arte».
*

Núada Aircetlám lo avevamo ritrovato in Britannia nel nome del dio Nodons.
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Mídir è il Medros gallico.
*

Ogma è l'Ogmios gallico.
*

Goibniu è il Gobannicnos gallico.
*

Brígit è la Brigindona gallica e la Brigantia britannica.
*

Némain è la Nemetona gallico-britannica.
*

Badb Chatha è la Cathobodua gallica.

Fonte: Bifrost

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