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 Leggende e racconti celtici

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g0rka
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MessaggioOggetto: Leggende e racconti celtici   Sab Mag 31, 2008 7:56 pm




La leggenda dell'Ankou



Il rapporto dei Bretoni con la morte è profondamente influenzato dall’eredità celtica e avvolto da vari riti e leggende legate all’idea di trapasso.

L'Ankou è una rappresentazione della morte sottoforma di "figura scheletrica" tipica della cultura bretone. Tale immagine è molto diffusa in tutta la Bretagna.
La parola "Ankou" significa "angoscia", con questo nome viene indicato solitamente il fantasma della notte.


L'Ankou raffigura uno scheletro che sorregge una pala e una falce.
Se se ne avverte il rumore, o peggio, se lo si incontra, la morte è vicina. La porta dell’inferno freddo e nebbioso in cui l’Ankou attende i morti si trova al Yeun Ellez, nei Monti d’Arrée.

LA LEGGENDA:

Una sera di Natale Fanch ar Floch, un onesto artigiano, fu costretto a mandare la moglie e i figli da soli alla messa per poter finire un lavoro.

"Cerca almeno che la campanella dell'Elevazione non ti trovi ancora al lavoro", gli raccomandò la moglie. Ma era tanto il lavoro che il momento passò e l'uomo era ancora all'incudine.

Sopraggiunse allora uno sconosciuto, con un cappello a larghe falde e gli chiese i suoi servigi indicando una falce col manico storto. "Si tratta solo di un chiodo da saldare", insistette lo sconosciuto.
Fanch eseguì il lavoro e in un battibaleno la falce fu riparata.
"Non vi pagherò in denaro - disse allora lo sconosciuto -. Ma eccovi un avvertimento: andate a coricarvi e, quando vostra moglie tornerà, ordinatele di andare in paese a cercare un prete. Il lavoro che mi avete appena fatto è l'ultimo della vostra vita".
Così al canto del gallo Fanch ar Floch rese l'anima a Dio per aver riparato la falce dell'Ankou e lavorato durante l'Elevazione.

Altri racconti popolari raffigurano l'Ankou su una barca (la barca dei defunti). Si dice che è sconsigliabile vagare intorno alle coste del mare, dopo il tramonto, perché ci si potrebbe imbattere nell'Ankou. La figura è simile a quella di Caronte.


Un'altra leggenda identifica l'Ankou come il cocchiere della Morte che compare solo a coloro che perderanno il dono della vita entro l'anno.



Anche nel linguaggio parlato bretone esiste un modo di dire relazionato all'Ankou: "Non essere ancora pronto per l'Ankou" ovvero "essere lontano dal morire".


Ultima modifica di g0rka il Sab Mag 31, 2008 8:00 pm, modificato 1 volta
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MessaggioOggetto: Re: Leggende e racconti celtici   Sab Mag 31, 2008 7:58 pm



La leggenda della Selkie



Nella tradizione orale irlandese si racconta che la selkie sia una foca che può prendere sembianze umane e divenire una splendida donna.
Nella loro forma da foca vivono nell’ oceano in grandi gruppi gregari, spesso non distinti dalle foche vere e proprie.

Nelle notti di luna piena le selkies possono scegliere di nuotare fino alle spiagge, spogliarsi del loro manto di foca e diventare donne, godendo del crepuscolo e delle sensazioni dell’essere umano.

Ma le selkies devono prestare grande attenzione a dove ripongono il loro manto: nello sfortunato caso che un uomo se ne appropriasse, sarebbero a lui legate per sempre.

Si racconta che una notte, sulla piccola isola di Inis Oirr, Séan O’Shea incontrò una ragazza dai lunghi capelli rossi che sedeva nuda sugli scogli, cantando una canzone che parlava del Grande Padre Mare.
Séan, osservando la ragazza da lontano, vide la pelle di foca poco distante da lei e invaghitosi della giovane decise di prenderla con sé. Da quel momento, la ragazza divenne la moglie di Séan, incapace per incanto di separarsi da lui.
Passarono molti anni e Séan e la selkie ebbero una bambina che entrambi amavano e coccolavano. La selkie era docile, affettuosa, una madre perfetta ed una moglie gentile, ma non perse mai il suo sguardo malinconico.
Ogni notte, alla fine dei lavori domestici, sedeva sugli scogli a guardare il mare cantando tristi melodie a suo padre, il Mare, dal quale non riusciva a separarsi.
Il tempo passò, la bambina crebbe e la selkie si innamorò veramente del suo uomo; ma una notte, nascosta in un vecchio canestro in fondo alla cantina della casa, trovò il mantello di foca che suo marito aveva nascosto per tanto tempo.
Il mattino dopo, Séan trovò soltanto una scritta fatta con un dito in un pugno di farina sparsa sul tavolo: “Vi amo”.
Ma di sua moglie non c’era traccia, e Séan e la bambina non la videro mai più.

[Questa storia è narrata nel film "Il segreto dell'isola di Roan" che a me piace tantissimo ]
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MessaggioOggetto: Re: Leggende e racconti celtici   Sab Mag 31, 2008 7:59 pm




La leggenda dell'erica bianca



L'erica bianca (Calluna Vulgaris) è uno dei simboli porta fortuna più famosi della Scozia. Questa pianta, molto diffusa in tutto il Paese, nelle sue varie tonalità, viene donata alle persone care, sopratutto come augurio di felice matrimonio, se raccolta ancora fresca e stretta in un nastro in tartan.

La leggenda racconta che la figlia del bardo Ossian, Malvina, era una ragazza molto dolce e di indubbio fascino. La giovane donna era promessa sposa ad un valoroso e nobile guerriero di nome Oscar che fu costretto però a partire, in cerca di fortuna. In un giorno d'autunno, Malvina era intenta ad ascoltare il padre cantare, pensando all'amato partito per una battaglia, quando all'orizzonte vide una figura avvicinarsi tra l'erica. Era il messaggero di Oscar, ferito e sanguinante, venuto a portare notizie dell'amato a Malvina.

Oscar, durante un combattimento, era stato ferito a morte e non sarebbe mai più tornato a casa. Prima di morire, però, aveva raccolto un mazzetto di fiori da donare alla sua amata come segno di amore eterno. All'udire quelle parole, Malvina fuggì verso la collina scoppiando in un doloroso pianto. Una lacrima della giovane, scivolando sui petali dei fiori viola, li fece diventare improvvisamente bianchi. Malvina guardando i fiori allora esclamò "Che l'erica bianca, simbolo del mio dolore, porti fortuna a chiunque la trovi".
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MessaggioOggetto: Re: Leggende e racconti celtici   Oggi a 3:50 am

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