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 Hypatia

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g0rka
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MessaggioTitolo: Hypatia   Mar Set 09, 2008 5:07 pm


Ipazia di Alessandria, particolare da La scuola di Atene, di Raffaello.


Ipazia (Hypatia) (Alessandria d'Egitto, 370 – Alessandria d'Egitto, 415) è stata una matematica, astronoma e filosofa greca. Pagana, la sua fama deriva soprattutto dalla sua uccisione da parte di monaci cristiani, che l'ha fatta considerare una martire del Paganesimo

Figlia di Teone di Alessandria, studiò l'astronomia, la matematica, la filosofia e le scienze e, sebbene donna, insegnò pubblicamente filosofia ed appartenne alla corrente neoplatonica. Fu l’inventrice dell’astrolabio, del planisfero e dell’idroscopio. Ottenne il rispetto di tutti per la sua sapienza ed ebbe una notevole influenza politica sulla città, e in particolare sul prefetto imperiale, Oreste. Tra i suoi allievi ci fu Sinesio di Cirene, vescovo di Tolemaide, che le scrisse numerose lettere, testimoniandole grande ammirazione.

Le fonti le attribuiscono tre opere, oggi perdute:

* Commentario sull'Almagesto di Claudio Tolomeo, completamento o redazione editoriale di un'opera del padre (astronomia);
* Commentario sull'Arithmetica di Diofanto di Alessandria (matematica);
* Commentario sulle Coniche di Apollonio di Perga (geometria).

Nel marzo del 415, su ordine di san Cirillo di Alessandria, un gruppo di cristiani fanatici sorprese la filosofa mentre ritornava a casa, la tirò giù dalla lettiga, la trascinò nella chiesa costruita sul Cesareion e la uccise brutalmente, scorticandola fino alle ossa (Secondo alcune fonti utilizzando ostrakois - letteralmente "gusci di ostriche", ma il termine era usato anche per indicare tegole o cocci), e trascinando i resti in un luogo detto Cinarion, dove furono bruciati.

L'avvenimento è raccontato in fonti sia di parte pagana che cristiana. Tra le prime ci sono:

* l'Onomatologos, attribuito (con dubbi) a Esichio di Mileto, opera che raccoglieva le biografie di letterati pagani, composta nel VI secolo e andata perduta che è stata utilizzata come fonte per la Suda (enciclopedia bizantina del X secolo);
* la Vita di Isidoro, di Damascio, ultimo scoliarca dell'Accademia di Atene, fatta chiudere da Giustiniano I nel 529; anche quest'opera, che narrava la vita dell'ultimo sacerdote pagano del Serapeo, è perduta, ma se ne conservano ugualmente frammenti nella Bibliotheca di Fozio (IX secolo) e nella Suda.

Tra le fonti cristiane:

* la Storia ecclesiastica scritta da Socrate Scolastico, avvocato cristiano di Costantinopoli sotto il regno di Teodosio II;
* la Storia ecclesiastica scritta da Filostorgio un ariano, nato nel 368, riportata in una scheda della Bibliotheca di Fozio;
* la Cronaca di Giovanni di Nikiu vescovo copto d'Egitto alla fine del VII secolo, monofisita.

I cosiddetti decreti teodosiani, emessi dall'imperatore Teodosio I tra il 391 e il 392, avevano sancito la proibizione di ogni genere di culto pagano ed equiparato il sacrificare nei templi al delitto di lesa maestà punibile con la morte, provocando violenze antipagane da parte di fanatici cristiani che si ritenevano autorizzati dalla legge.

Ad Alessandria d'Egitto, tradizionalmente teatro di turbolenti rapporti tra la comunità greca e quella ebraica, la resistenza pagana si era tradotta in una ribellione aperta: il vescovo della città Teofilo, una volta ottenuto il permesso di trasformare in chiesa il tempio di Dioniso, ne aveva pubblicamente dileggiato gli oggetti sacri. Ne seguirono violenze contro i cristiani da parte dei pagani asserragliati nel Serapeo e -per rappresaglia- il tempio venne distrutto (circa 392).

Alla morte di Teofilo nel 412 gli successe Cirillo di Alessandria. Secondo il resoconto di Socrate Scolastico, nel 414 ci furono delle violenze contro i cristiani ad opera di ebrei, alle quali il vescovo reagì cacciando gli ebrei da Alessandria e trasformando in chiese le sinagoghe; entrò inoltre in conflitto con il prefetto della città, Oreste: questi era stato assalito da alcuni monaci e ferito dal tiro di una pietra e il colpevole venne messo a morte, ma Cirillo gli tributò solenni onori funebri, attribuendogli il titolo di martire.

Poco dopo questi avvenimenti avvenne l'uccisione di Ipazia, che era invece stimata e ascoltata da Oreste, da parte di alcuni monaci. La responsabilità del vescovo Cirillo è riconosciuta anche dalle fonti cristiane, in modo più o meno esplicito. All'epoca, la chiesa di Alessandria godeva di grande prestigio per essere stata campione dell'ortodossia contro l'eresia ariana, mentre in quegli anni era in corso la disputa cristologica tra Cirillo e Nestorio, patriarca di Costantinopoli, risolta solo dopo la morte di quest'ultimo (con il concilio di Calcedonia del 451) con la condanna del monofisismo. Ai riflessi di queste dispute si deve probabilmente il diverso atteggiamento delle fonti cristiane nei confronti di Cirillo (favorevole il monofisita Giovanni di Nikiu, contrari l'ariano Filostorgio e il costantinopolitano Socrate Scolastico) e di conseguenza i diversi punti di vista dei racconti dell'uccisione di Ipazia.

Cirillo era grandemente apprezzato da Pulcheria, sorella dell'imperatore Teodosio II, ancora minorenne all'epoca dei fatti. L'inchiesta per l'uccisione di Ipazia si risolse con un nulla di fatto, ma i temuti parabalanoi, chierici "barellieri", che costituivano di fatto una sorta di milizia privata del vescovo, vennero posti sotto l'autorità del prefetto, in seguito ad una richiesta della comunità di Alessandria.

Il poeta pagano Pallada le dedicò un epigramma:

« Quando ti vedo mi prostro, davanti a te e
alle tue parole, vedendo la casa astrale
della vergine, infatti verso il cielo è
rivolto ogni tuo atto Ipazia sacra,
bellezza della parola, astro
incontaminato della sapiente cultura. »

(Pallada)

La vicenda di Ipazia fu riportata alla ribalta nel XVII secolo ed ebbe varie interpretazioni, ruotanti intorno alla critica o alla difesa della figura di Cirillo.
La marchesa Diodata Saluzzo Roero Glaucilla Erotria in Arcadia scrisse un poema (Ipazia, ossia delle filosofie, del 1827) in cui si immagina una tardiva conversione di Ipazia al cristianesimo e la sua uccisione da parte di un amante respinto.
Nel 1975 il poeta e autore teatrale fiorentino Mario Luzi ha dedicato a Ipazia una famosa opera teatrale dal titolo omonimo.
È dedicata a lei l'opera teatrale Ipazia, il messaggero (1979) scritta e diretta da Orazio Costa. Di recente anche Umberto Eco ha citato la storia di Ipazia nel suo libro Baudolino.
Nell'albo di Hugo Pratt Favola di Venezia, Corto Maltese alla ricerca della Chiave di Salomone incontra un personaggio femminile misterioso che si fa chiamare Ipazia.
Ipazia è oggi particolarmente considerata dai filomati, discendenti del suo sistema di ricerca, quello metafisico-platonico.


FONTE:
Wikipedia

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Ultima modifica di g0rka il Mar Set 09, 2008 5:12 pm, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: Hypatia   Mar Set 09, 2008 5:11 pm

Bibliografia:

* Silvia Ronchey,Ipazia, articolo on-line sul sito ImperoBizantino
* Augusto Agabiti, Ipazia : la prima martire della liberta di pensiero, Ipazia, Ragusa, 1979;
* J. Rougé, La politique de Cyrille d'Alexandrie et le meurtre d'Hypatie, in Cristianesimo nella Storia, 11/3, 1990, pp.485-504;
* Silvia Ronchey, Ipazia, l'intellettuale, in Augusto Fraschetti (a cura di), Roma al femminile, Roma, Laterza, 1994, pp.213-258;
* Silvia Ronchey, Filosofa e martire: Ipazia tra storia della chiesa e femminismo, in R. Raffaelli (a cura di) Vicende e figure femminili in Grecia e a Roma (Atti del Convegno di Pesaro, 28-30 aprile 1994), Ancona, Commissione per le Pari Opportunità della Regione Marche, 1995 pp. 449-465;
* Antonio Colavito e Adriano Petta. Ipazia, scienziata alessandrina. 8 marzo 415 d.c.. Con prefazione di Margherita Hack. Lampi di Stampa, Milano 2004;
* Aida Stoppa, Ipazia e la rete d'oro, [racconto], in Aida Stoppa, Sette universi di passione, Colledara, Te, Andromeda editrice, 2004, pp.20-34;

Collegamenti esterni:

Ipazia d'Alessandria
Ipazia di Alessandria [2]
Uccidete Ipazia
Vita di Ipazia
Ipazia, martire del fanatismo cristiano

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MessaggioTitolo: Re: Hypatia   Mar Set 09, 2008 5:12 pm


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