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 Pantheon e esseri mitologici giapponesi

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g0rka
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MessaggioTitolo: Pantheon e esseri mitologici giapponesi   Mer Giu 25, 2008 4:37 pm

Aizen-Myoo

Divinità giapponese dell’amore, adorata dalle prostitute, dai signori feudali, da cantanti e musicisti. Nonostante il suo aspetto feroce (aveva un terzo occhio verticale in mezzo ai due normali, una testa di leone tra i capelli, sei braccia e il volto corrucciato) era considerata come un benefattore della razza umana: Le si attribuiva il potere di calmare le passioni e di stimolare sentimenti di benevolenza e di pietà. Originariamente rappresentava l’amore che cambiava in illuminante desiderio.

Ajari Joan

Sacerdote giapponese del monte Hakkotsu-San (Montagna Scheletrica, o Il monte dello scheletro). Un giorno si innamorò di una fanciulla, un peccato per i sacerdoti buddisti. Divenne allora un Akuma, un demone, e distrusse il suo stesso tempio. Quando fu vecchio riacquistò la ragione e si sedette a pregare. Continuò a borbottare preghiere anche dopo la sua morte, diventando uno scheletro che prega.

Aji-Shiki


Giovane dio giapponese , abbatté la tomba del suo defunto amico. L’edificio cadde dal cielo fin sulla terra, e qui diventò il Monte Moyama

Aji-Suki-Taka-Hi-Kone


Uno dei tantissimi dei giapponesi del tuono. Nacque nel rumore e quando crebbe diventò ancora più rumoroso. Per farlo tacere, gli dèi lo presero in braccio e lo mandarono su e giù per una scala: questo spiega il motivo per cui il rumore del tuono si avvicina e poi si allontana.

Amaterasu


Divinità dello shintoismo, governatrice del Piano del Paradiso, il cui nome significa “la grande dea che illumina il cielo”, o “Colei che brilla nel paradiso”. E’ la figura centrale del pantheon giapponese, e la famiglia imperiale sostiene di discendere da lei. E’ la figlia più vecchia di Izanagi. Era così luminosa e brillante che i suoi genitori la mandarono dal Celestial Ladder su in paradiso, ove governa da allora. Quando suo fratello, il dio delle tempeste Susanowo, prese a devastare la Terra i due si posero alle due estremità della Via Lattea insultandosi a vicenda. Da questo litigio nacquero altre divinità che causarono ulteriori liti. Poi, stanca del fratello, Amaterasu si ritirò in una caverna perché lui era troppo rumoroso, portandosi via il sole e chiuse la caverna con un grosso masso. La sua sparizione privò la Terra della luce e della vita. I demoni governavano la terra. Le altre divinità le offrirono uno specchio, una collana e delle stoffe per calmarla, ma Amaterasu insistette a restare nella grotta insieme al sole. Infine Uzume, la dea del riso, riuscì a farla uscire: prese a ballare una danza allegra e lasciva davanti alla porta, e le risate delle altre divinità risvegliarono la curiosità di Amaterasu. Quando uscì dalla caverna ne sfuggì un raggio di luce (quella che viene chiamata alba). La dea vide il proprio riflesso in uno specchio che Uzume aveva appeso su un albero vicino. Quando si avvicinò per dare un’occhiata, gli dei la afferrarono e la tirarono fuori dalla grotta. Così lei tornò al cielo, portando la vita di nuovo nel mondo. Più tardi creò i campi di riso, chiamti “inada”, e insegnò alla gente a navigare e a coltivare i bachi da seta.

Susano-o fu esiliato a Izumo, dove sposò una vergine che aveva salvato da un drago a cui doveva essere sacrificata. I loro discendenti regnarono sul Giappone finché i discendenti di Amaterasu non li sottomisero.
A Ise (isola di Honshu) si trova un santuario a lei dedicato, in cui si conserva il sacro specchio, simbolo solare (rappresenta il corpo della dea), che Amaterasu diede al nipote Ninigi, insieme alla sciabola e ai gioielli, conferendogli il mandato di governare il Giappone.

Una curiosità: nel cartone animato “Pollon”, dove, per chi non lo sapesse, i Giapponesi hanno rivisitato le leggende greche, c’era una puntata simile, evidentemente ispirata a questa leggenda, in cui Apollo si nasconde in una grotta portandosi via il sole, e Bacco lo fa uscire ballando… Non è bello vedere come una leggenda può adattarsi benissimo anche a una mitologia completamente diversa?

Amatsu Kami

Dèi giapponesi del cielo. Sono i kami celesti e sono eterni. Gli Amutsu-Kami vivono “al di sopra”, e sono opposti agli Kunitsu-Kami, i kami della terra.

Amatsu Mikaboshi

Dio giapponese del male. Il suo nome significa “Venerabile Stella del Cielo”.

Amida


Amida è in Buddha che avrebbe fatto un voto in quarantotto punti, il diciottesimo dei quali sarebbe costituito da questa complessa formula: "se ottengo di diventare Budda, vi rinuncerò se coloro che credono in me e chiedono di entrare nel paese puro (cioè nel luogo dove si è usciti per sempre dalle trasmigrazioni) non saranno esauditi". Amida dunque si fa garante, sotto pena di perdere i propri privilegi di Budda, della certezza che coloro che chiederanno con ardente preghiera di sfuggire al ciclo delle nascite, verranno esauditi.
E’quindi il dio a cui i Giapponesi guardano al momento della morte. Simbolo dell’amore universale, gli si attribuisce la custodia e la difesa delle anime umane contro le tentazioni. Per questi suoi attributi, dunque, ai fedeli che vogliono ottenere la salvezza è sufficiente un atteggiamento di semplice devozione, anche soltanto ripetendo con fiducia il suo nome.È il “signore del Paradiso Occidentale” (dove risiedono i Beati), viaggia su una coppia di pavoni e la sua arma è il loto. Il regno di Amida ha fiori di loto traboccanti di ambrosia che sbocciano su campi con alberi traboccanti di gioielli, tra i rami dei quali cantano uccelli meravigliosi mentre dal cielo suonano melodiose campane. Sopra ciò vi è Buddha con i suoi angeli che lanciano petali al vento.

Anshitsu

Eremo giapponese per solitari monaci buddisti. Il viandante solitario deve essere circospetto nel chiedervi rifugio per la notte, poiché può accadere che l’oscura figura che gli apre la porta sia lo spirito del monaco che un tempo viveva lì.

Ashuku-Nyorai


L’elemento Terra nella cosmologia giapponese. L’espressione indica il potere di rendere manifeste le immagini. Viene chiamato anche “Il Buddha Irremovibile”. Ha la mano sinistra chiusa in uno stretto pugno, che esprime la forza e la feremeza del vero Bodhicitta. La mano destra scende vicino il ginocchio e le dita premono sulla terra. Ciò esprime la capacità di abbandonare le corruzioni della mente.

Assemblea degli Dèi


Nella mitologia giapponese, ogni anno gli dèi si riuniscono nel sacro tempio di Izumo e tengono assemblea al fine di predestinare gli affari amorosi delle persone. Qui si decide chi amerà chi e l’amore di chi sarà ricambiato (Migliaia di lettere all’anno al tempio Izumo! NdA)

Awabi


Demoni marini giapponesi che vivono nei dintorni di Nanao. Divorano i pescatori che affogano e custodiscono una grande conchiglia che contiene luminosi gioielli. Effettivamente è chiamato Awabi anche un mollusco (Haliotis Gigantea) tropicale, pescato il Giappone tradizionalmente da donne (le pescatrici di Awabi), che produce perle barocche dello stesso colore della madreperla, denominate perle abalone oppure perle di Haliotis

Bakemono


Spiriti in possesso di poteri malvagi. Il termine comprende vari spiriti, quali kappa, mononoke (spiriti maligni), oni, tengu e yamanba o yamaubu (una strega delle montagne). Il termine"bake" ha il significato di "qualcosa che si trasforma, che diventa altro, che prende una diversa forma” Un bakemono, altra parola per “cosa che si trasforma” equivalente a “o-bake”, può nascondersi in un ombrello o in una lanterna, ovvero in oggetti comuni di tutti i giorni. E proprio così può venire rappresentato dai bambini nei loro disegni, un ombrello che cammina in una strada di campagna con una faccia che ride oppure come una “chochin obake”, una lanterna che pende dal soffitto al cui interno la candela sembra, a guardare bene, nascondere un ghigno beffardo. Nessuno può dire quando la trasformazione dei comuni oggetti familiari avrà luogo e se sarà benevola o meno. E proprio questa la caratteristica che li rende potenzialmente pericolosi.
Tra gli elementi che più ricordano la trasformazione c’è il fuoco ed è proprio al fuoco che molti “o-bake” sono collegati, con la sua doppia valenza positiva quando riscalda dal freddo o cuoce i cibi e negativa quando distrugge il raccolto o le abitazioni.

Baku


Spirito benevolo giapponese, chiamato “il mangiatore di sogni”. Si dice che i brutti sogni siano causati da spiriti maligni. Quando una persona si sveglia da un incubo, può invocare Baku dicendo: “Baku, mangia i miei sogni”. A questo punto, Baku può essere indotto a trasformare un brutto sogno in buona ventura, mangiando il male. Essendo il Baku uno spirito amico, quindi, i genitori rassicuravano i loro figli della sua presenza per farli dormire serenamente
Alcune leggende lo raffigurano con la testa di leone, il corpo di cavallo, le zampe di tigre e la coda di una mucca. Nel periodo Edo, il Baku divenne una divinità raffigurata su vari dipinti e talismani dell'epoca, perchè si pensava che proteggesse dalla sfortuna e dalle malattie.

Benzaiten (Benten)

Dea giapponese dell’amore, dell’eloquenza, della saggezza, delle arti, della musica, della conoscenza, della buona sorte e dell’acqua. È la protettrice delle geishe, dei danzatori e dei musicisti. In origine era una dea del mare o una dea dell’acqua e sulla cui immagine si basavano le figure di molte dee locali in prossimità dei laghi. In seguito divenne dea della ricchezza e fu associata agli Shichi Fukujin. Benten è raffigurata spesso come una bella donna, che cavalca un drago suonando un biwa (il mandolino giapponese). Ha otto braccia e nelle sue mani tiene una spada, un monile, un arco, una freccia, una ruota e una chiave. Le due mani restanti sono congiunte in atteggiamento di preghiera: ciò viene spesso collegato al fatto che, quando un drago mangiò molti bambini, la dea scese sulla terra per fermare la sua opera crudele. Si dice infatti che Benzaiten abbia fermato il comportamento malvagio del mostro causando un grosso terremoto. Si nascose nelle nuvole sopra la caverna in cui il drago malvagio aveva rifugio, poi scese dalle nuvole, entrò nella caverna, sposò il drago marino e con la sua buona influenza fu capace di porre fine al massacro dei bambini. Quando scese dalle nuvole, l’isola di Enoshima sorse appositamente per ricevere i suoi passi. Durante i giorni dedicati al serpente in Giappone si possono trovare moltissimi templi della dea che offrono disegni votivi raffiguranti un serpente. Si dice anche che mettere un serpente nella borsa (o nel portafoglio) porterà salute e prosperità. Nell’arte Benzaiten è spesso dipinta circondata da serpenti bianchi o incoronata con un serpente bianco. Altre volte è rappresentata il un drago marino, o accompagnata da un enorme serpente bianco dalla testa umana chiamato Hakuja (serpente bianco, conosciuto anche come Ugajiin) che è considerato il suo compagno. Ancor oggi, nonostante molti dei miti riguardanti Benzaiten sono stati dimenticati, i Giapponesi credono che vedere un serpente porti gran fortuna.

Bimbogami

Dio giapponese della povertà, e compagno delle famiglie, che cercano in tutti i modi di liberarsi di lui (poveraccio… Ma del resto, chi non lo farebbe? NdA). Per farlo si eseguono rituali particolari. Il maestro dei rituali è Tessen Sakurai, che stabilì un piccolo tempio su una collina di un villaggio rurale a 200 km da Tokyo. Durante le vacanze di capodanno molte famiglie passano al tempio maledicendo la propria povertà e cercando di sbarazzarsi di Bimbogami.“Tu sei nato con il dio della povertà ed egli vive nel tuo debole cuore…” dice Sakurai, tendendo un bastone rosso a coloro che vengono per pregare.

Inoltre ci sono rituali per buttare fuori di casa il malvoluto dio: in un vecchio hifukidake (un tubo di bambù usato per cucinare) si mette una piccola moneta di rame, poi viene recitata una formula, e alla fine il vecchio utensile viene buttato o dalla finestra o dalla porta principale, in strada., o buttata in un fiume nelle vicinanze. Ciò è considerato equivalente a buttar fuori di casa Bimbogami. Questo dio è stato menzionato per la prima volta nel periodo Edo, quando molta della popolazione urbana soffriva di una tremenda povertà. In giapponese i più poveri si chiamano ancora “bimbogami”.

Bimbomushi


Il termine giapponese che indica l’insetto “xestobium rufovillosum” (“orologio della morte”… Uno scarabeo.) e significa letteralmente “insetto della povertà”. E’il servo di Bimbogami, per cui si crede che il suo picchiettare sul legno sia presagio di povertà: quindi se si hanno Bimbomushi in casa è d’uopo fare il rituale della moneta (vedi Bimbogami) come precauzione: in questo modo la povertà non arriverà.

Binzuru Sonja

Dio delle cure e della buona vista. Visto che non è in grado di far cessare le proprie sofferenze aiuta gli altri a farlo.

Bishamonten


Dio giapponese al quale sono attribuite molte funzioni, ma che è conosciuto principalmente come dio della guerra, dispensatore di salute e protettore di coloro che venerano il “Loto della Giusta Legge”. Fu invocato con successo dal Principe Shotoku, nel 587, durante la campagna contro le famiglie giapponesi anti-buddiste. Protegge contro i demoni e le malattie, ed è uno degli Shitenno, guardiano di uno dei quattro punti cardinali (il Nord): Colui che sa tutto, Colui che sente tutto all'interno del reame, Colui che sta sempre ascoltando, completamente versato negli insegnamenti del Buddha (per chi ha visto i Cavalieri dello Zodiaco: Non è simile al Cavaliere di Venus? NdA).
Bishamon è anche uno degli Shichi Fukujin. Nell’iconografia ha l’aspetto di un re potente con indosso una completa armatura, con una lancia in una mano e una pagoda nell’altra. Questa pagoda simboleggia la divina casa dei tesori. Egli è sia un protettore che un dispensatore di questi tesori: difatti li divide solo con coloro che “sono degni”.

Bosatsu


La forma giapponese del sanscrito bodhisatva, una manifestazione del Buddha nel passato, nel presente o nel futuro. Anziché entrare nel nirvana, fuggendo così il peso dell’esistenza individuale, un bodhisatva ha deciso di rimanere sulla terra per fare del bene all’umanità.

Byakko

Uno degli Shishin, guardiano dell’Ovest.

La Tigre è associata all’autunno, al bianco, al metallo, all’elemento del vento e alla virtù della rettitudine. Quando un pezzo di metallo durante un funerale è messo sulla tomba viene fatta una connessione con il dio, che combatteva gli spiriti malvagi che minacciavano la tomba. Una tigre di giada bianca veniva utilizzata nell’adorazione della divinità.

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Ultima modifica di g0rka il Mer Giu 25, 2008 4:50 pm, modificato 2 volte
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MessaggioTitolo: Re: Pantheon e esseri mitologici giapponesi   Mer Giu 25, 2008 4:38 pm

Carpa


Simbolo della gioventù, dell’audacia, della perseveranza, della forza e dell’autodifesa in Giappone e Corea. Secondo la mitologia giapponese nel Lago Biwa (è il più esteso del Giappone, nell’Honshu centro occidentale, vicino a Kyoto, e riveste un ruolo importante nella storia e nelle leggende giapponesi) vive una grande carpa, lunga tre metri, che divora la gente che affoga nel lago. Il 5 maggio si celebra la Festa dei Ragazzi. In questa festa la carpa è la principale decorazione e viene appesa agli alberi e alle pareti.

Centipede


Terrificante mostro mangiatore di uomini grande come una montagna. Viveva nei monti del Giappone nei pressi del Lago Biwa (comincio a pensare che ‘sto lago sia un posto da evitare NdA). Il re drago di quel lago chiese al famoso eroe Hidesato di ucciderlo per lui. L’eroe lo uccise con una freccia bagnata nella sua stessa saliva trafiggendone il cervello.. Il re drago ricompensò Hidesato donandogli un sacchetto di riso che non si sarebbe mai svuotato e avrebbe nutrito la sua famiglia per secoli.

Chimata-no- Kami


Dio giapponese dei crocevia, delle strade maestre e dei sentieri. In origine era un dio fallico, per cui spesso agli incroci era collocato un simbolo fallico.

Chujo Hime

Una monaca giapponese, che si credeva fosse l’incarnazione della dea Kannon. Inventò l’arte del ricamo e si pensa che abbia aiutato gli dei a fare il famoso ricamo del Filo di Loto, raffigurante i fiori del paradiso, custodito nel tempio di Toema Dera.

Chup-Kamui


Dea del sole dei popoli Ainu. In origine era la dea della luna, ma era una fanciulla timida e dopo una notte in cielo a osservare tutti i comportamenti peccaminosi sotto di lei, pregò il dio del sole di scambiare il posto con lei; questi accettò.

Daikoku


Dio giapponese della salute, protettore del suolo e patrono degli agricoltori. È uno degli Shichi Fukujin. Detto il Grande Nero, esaudisce i desideri dei mortali. Viene raffigurato come un uomo grasso e prospero, seduto su due sacchi di riso e con un sacco di gioielli sulle spalle. Sul petto ha un disco solare d’oro e nella mano tiene un mazzuolo magico, simile alla cornucopia greca: questo corno dell’abbondanza può infatti produrre qualsiasi cosa quando è colpito. Alcuni dicono che quando il dio scuote il mazzuolo magico, da esso escono delle monete. Altri dicono che i credenti vedranno i propri desideri avverati se picchiano un mazzuolo simbolico a terra per tre volte e poi li esprimono. E’ spesso raffigurato con Ebisu, e di dice che i due siano padre e figlio. Daikoku è anche protettore della cucina e dispensatore di cibo. E’ spesso associato all’animale del topo, il quale è raffigurato con la testolina che fa capolino dai sacchi di riso o mentre gioca con il mazzuolo magico.

Donna della montagna

Demone femminile giapponese che vive nei boschi. Vola come un insetto ma è più grande e più forte di un uomo. Si crede che sia in grado di sollevare un viaggiatore incauto e divorarlo.

Dosojin

Termine che si riferisce alle divinità Shinto delle strade e delle frontiere. Sono chiamati anche Sai no Kami o Dorokujin in alcune aree. Queste divinità dimorano nelle pietre di segnalazione trovate ai confini dei paesi, nei passi montani, e nelle vicinanze delle cittadine. Nelle arre urbane sono spesso create delle pietre dosojin che vengono poi sistemate agli incroci e vicino ai ponti, per proteggere i pedoni. Essendo i protettori dei confini dei villaggi, i Dosojin tengono fuori gli spiriti maligni e le catastrofi, e proteggono il villaggio da influenze negative provenienti dall’esterno.Queste pietre di segnalazione possono avere soltanto delle iscrizioni ma più spesso raffigurano forme umane, frequentemente quelle di un uomo e una donna, la manifestazione definitiva del matrimonio e della fertilità. In alcune località i Dosojin sono venerati come kami della nascita senza complicazioni.

Dozoku Shin

E’ il kami ancestrale di un dozoku, un gruppo di parentela. Il gruppo comprende le famiglie collaterali (bunke) di una famiglia principale (honke). L’adorazione del dozoku shin è perpetrata dalla casata principale.

Ebisu

La divinità giapponese che simboleggia la ricchezza del mare, patrona di tutto ciò che è collegato con la pesca, soprattutto i pescatori. È anche dio del duro lavoro. E’ raffigurato spesso con una canna da pesca in mano con un grosso abramide di mare che penzola dal filo, o infilato sotto il braccio. A volte è anche rappresentato con in mano un ventaglio e con indosso un cappello a due punte. In una nazione che ama il pesce, Ebisu è una delle divinità della fortuna più popolari, ed è anche l’unica dei queste divinità ad essere originata in Giappone. Oggigiorno non rappresenta solo la navigazione sicura e la pesca, ma anche la prosperità per ogni tipo di mercante. Talvolta lo si dice figlio di Daikoku, che simboleggia la ricchezza della terra. Ebisu era venerato nella zona costiera presso Osaka (dove si trovava un suo tempio) ed era raffigurato con un pesce e una canna da pesca. È uno dei sette Shichi Fukujin, gli dei della fortuna. Qualsiasi cosa si rinvenga sulla spiaggia può essere Ebisu, anche un cadavere od un fantasma.

Ekibiogami

Dio giapponese di tutte le malattie contagiose che causavano epidemie, come ad esempio la peste.

Emma-o

Il dio giapponese buddista dell’oltretomba (dal sanscrito Yama). Vive sotto terra, nella Sorgente Gialla, in un gigantesco castello tutto ricoperto d’oro e d’argento, di perle rosa e di altre gemme. È il giudice dei morti, si annota i peccati di coloro che sono stati condannati al purgatorio e decide il grado del loro castigo secondo la legge di Buddha. Chi ha ucciso un innocente sarà gettato in un calderone pieno di metallo fuso. Però, se ha compiuto un pellegrinaggio verso ciascuno dei trentatré templi della dea della clemenza Kannon, tutto il male che ha fatto scomparirà. Talvolta viene descritto come meno spietato e restituisce la vita a coloro che compaiono davanti a lui. L’ultimo giorno della festa della morte, il mare è pieno di “shoryobuni” (“navi dell’anima”), poiché in questo giorno l’alta marea porta un flusso di spettri che fanno ritorno al loro mondo di spiriti. Il mare è luminescente per la luce emessa da queste anime e si possono udire i loro sospiri (immagino che da questa credenza venga l’usanza di mettere delle lanternine galleggianti sui corsi d’acqua durante la festa dei morti NdA). Mentre gli spettri si stanno imbarcando, nessuna nave umana può avvicinarsi. Se qualcuno vaga per quel mare coperto di anime, gli spettri gli chiederanno dei secchi. I marinai dovranno offrire loro soltanto secchi senza fondo, altrimenti gli spettri coleranno a picco la loro nave. Attualmente, Emma-o è usato come spauracchio per far paura ai bambini.

Fudo

Il più popolare dei Myoo (“grandi re”) e dio del fuoco e della saggezza. È il quinto guardiano dei cieli ed è protettore dell’astrologia. Viene invocato quando si intraprendono imprese difficili, nonché in tempo di guerra, di epidemie e di catastrofi. Fudo protegge contro le calamità, i gravi pericoli, il fuoco e i furti. Abita in un tempio sulla cima del Monte Okiyama, circondato dal fuoco. A nessuno è consentito di vederlo quando si trova nel suo santuario, pena la cecità. Il suo sacerdote Yenoki, continuò a vivere, dopo la morte, in un albero, vigilando sulla condotta morale della gente del posto. Fudo è raffigurato come un brutto vecchio circondato dalle fiamme, con una spada nella mano destra e una corda per legare i demoni nella mano sinistra. Narra una leggenda che presso la cascata nei dintorni del tempio di Fudo a Ohara, nella provincia di Awa. una ragazza di nome O Ai San lo pregò nella speranza che guarisse suo padre rimasto cieco. Stette per cento giorni, nuda, pregando, sotto la cascata, e quando tornò a casa dopo questo periodo, trovò il padre guarito.

Fudo Myoo

Il guardiano della saggezza, lo Spirito Imperturbabile. Nella cosmologia giapponese incarna la virtù della perseveranza.

Fujin

Dio giapponese del vento dei più anziani dei shintoisti. Era presente durante la creazione del mondo e quando per la prima volta fece uscire i venti dal suo sacco, essi spazzarono via le brume del mattino e riempirono lo spazio fra il cielo e la terra, così che il sole brillò. Viene raffigurato come un terribile demone oscuro con indosso una pelle di leopardo, che porta sulle spalle un grande sacco pieno di venti (questa iconografia non vi ricorda quella degli Oni? NdA).

Fuku-Nyorai

Nella cosmologia giapponese è l’elemento dell’aria, che esprime la scienza della realizzazione.

Fukurokuju

Il dio giapponese scintoista della sapienza, della fortuna e della longevità. È uno dei sette dèi della fortuna (gli Shichi Fujukin). È rappresentato con una fronte altissima (quasi uguale alla lunghezza del suo corpo), in compagnia di una tartaruga e di una gru, simboli della longevità: un proverbio giapponese dice: La gru vive mille anni, la tartaruga diecimila. Porta con sé una pergamena, sulla quale si narra sia scritta tutta la conoscenza del mondo, o un potente incantesimo.

Funadama

Uno Spirito Barca. Divinità femminile che protegge e aiuta i marinai e i pescatori. Funadama è rappresentata per mezzo di simboli quali una chioma femminile, dadi, denaro e i cinque chicchi inseriti nell’albero di una nave. Il 15 agosto, allo Hodosan jinja, Saitama, si tiene il Funadama matsuri (“festa delle navi”). Questa festa risale al periodo Tokugawa, quando i viaggiatori trasportati sulle zattere da Chichibu a Eda pregavano per un sicuro attraversamento del fiume Arakawa.

Futsu-Nushi-No-Kami

Il dio giapponese del fuoco e dei fulmini. Divenne in seguito un dio della guerra e un denerale di Amaterasu. Aiutò a preparare il dominio di Nonii sulla terra.

Gaki

Espressione giapponese che significa “spiriti affamati”. Nei monasteri zen è usanza fare una piccola offerta di cibo ai “gaki” prima di cominciare a mangiare.

Gakido

Il Demone Strada, o il Purgatorio, nella cosmologia giapponese. È la più bassa forma di esistenza.

Gakko e Nikko

Sono fratelli che servono Yakushu Nyorai. Nikko rappresenta la luce del sole, Gakko quella della luna. Appaiono spesso nell’iconografia, ed è difficile distinguerli tra loro: sono diversi per gli abiti e per dove sono rappresentati (a sinistra o a destra della figura) e per iconografia (il braccio destro o sinistro alzato). In alcune figure Gakko sta a destre e Nikko a sinistra, in altre è il contrario. L’unico modo per distinguerli davvero è cercare il simbolo Gachirin (disco lunare). Il Gachirin (chiamato anche Gatsurin e Getsurin) è un cerchio perfettamente tondo che rappresenta la luna piena, ed è un attributo chiave di Gakko, il quale è spesso rappresentato con questo simbolo addosso.

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MessaggioTitolo: Re: Pantheon e esseri mitologici giapponesi   Mer Giu 25, 2008 4:38 pm

Gama

Il dio giapponese della longevità. Viene raffigurato come un simpatico vecchietto che cavalca un cervo. Nelle sue mani porta un rotolo di pergamena pieno di antica saggezza.

Gama-Sennin

Benevolo saggio giapponese, che è sempre accompagnato da un rospo e può assumere la forma di un serpente, o cambiar pelle e tornare giovane. Conosce il segreto dell’immortalità

Gekka-o

Dio del matrimonio della mitologia giapponese. È solito legare mani e piedi degli innamorati con un filo di seta rossa (Il tanto decantato “filo rosso del destino” che lega gli innamorati nei manga...NdA).

Genbu

Uno degli Shishin guardiano del Nord.

La Tartaruga è associata all’inverno, al freddo, all’acqua, al nero, alla terra ed alla virtù della fede. E’ il simbolo della lunga vita e della felicità ed è in grado di vedere il futuro. Il guscio della tartaruga simboleggia anche un’armatura, infatti Genbu è anche conosciuto come “il guerriero nero”.

Go-Shin Tai

Gli Yasakani, ovvero i gioielli della corona giapponese. Questi simboli divini furono dati da Amaterasu al primo imperatore giapponese. Fra questi simboli c’è la spada magica che Susanowo trovò dentro un drago e lo specchio delle stelle Yata-Kagamina un tempo usato da Amaterasu. Questi oggetti sono conservati nel tempio reale di Ise.

Gongen

Dio della montagna giapponese, uno spirito vivente incarnato, una incarnazione scintoista del Buddha. Gli scalatori sperano di guadagnare l’illuminazione arrampicandosi su montagne che possiedono tale spirito.

Hachiman

Dio scintoista che protegge i guerrieri e si prende cura della salute del popolo. I contadini lo venerano come dio dell’agricoltura, e i pescatori nella speranza che riempirà le loro reti. Un altro suo nome è Yawata, il dio delle otto banderuole. Le colombe sono i suoi animali simbolici e i suoi messaggeri. Nello Shintoismo viene identificato nella figura deificata dell’imperatore Ojin Tenno, figlio dell’imperatrice Jingo (circa III-IV secolo a.C.). Nell’Olimpo buddista (VIII secolo a.C.) era collegato con il grande bodhisattva Daibosatsu.

Hasu-Ko

Nella mitologia giapponese, Hasu-Ko (figlia del loto) è una giovane che morì d’amore per il suo promesso sposo, che peraltro non aveva mai visto. Il suo spirito rubò il corpo della sorella Kei per un anno, così che lei e il suo fidanzato mai visto potessero finalmente vivere come amanti. Kei divenne “malata come un morto”. Al termine dell’anno, Hasu-ko portò il suo innamorato nella sua vecchia casa e disse ai suoi genitori di essere disposta a morire definitivamente purché essi gli avessero fatto sposare sua sorella. Dal momento che quello era l’unico modo per dare la pace alla sua anima, i genitori acconsentirono. Quando il suo spirito si dissolse, Kei repentinamente tornò in sè e fu felice di sposare il fidanzato della sorella (che bella vita, posseduta per un anno, costretta a sposarne il fidanzato e felice nonostante tutto… Il sogno di ogni donna NdA). Dopodiché vissero felici per sempre.

Henge

I Mutaforma: animali che possono trasformarsi in umani od altre entità, sia per scopi buoni che malvagi. I più importanti sono il Kitsune (la volpe), il Tanuki (un cane-procione simile ad un tasso) e il Tengu (l’uccello).

Hidari

Leggendario scultore giapponese. Un giorno vide una donna bellissima e ne fece una scultura. L’immagine della donna era talmente perfetta, che la scultura prese vita.

Hidesato

Celebre e impavido eroe leggendario giapponese. Uccise molti mostri, fra i quali il centopiede.

Hiruko

Il dio giapponese del sole del mattino. Oltre a ciò custodisce la salute dei bambini piccoli (se giocate a D&D troverete qualche somiglianza con Lathander NdA).

Hisa-Me

La Hisa-Me è un demone femmina degli inferi nell’oltretomba giapponese.

Hoderi

“Fulgore del Fuoco”. Nella mitologia giapponese è un figlio di Ninigi e della sua sposa Ko-no-Hana. Hoderi divenne un pescatore, mentre il fratello divenne un cacciatore.

Hoji

Spirito maligno giapponese che vive all’interno di un pilastro verticale (la Pietra della Morte) che si trova nella solitaria palude di Nau. Ucciderà l’incauto viaggiatore che si stenderà a dormire vicino a quella pietra.

Ho-oo

La fenice giapponese. Vedi Suzaku.

Hoori


“Svanire del Fuoco”. Nella mitologia giapponese è un figlio di Ninigi e della moglie di lui Ko-no-Hana, e fratello di Hoderi. Mentre Hoderi divenne un pescatore, Hoori divenne un cacciatore e alla fine l’antenato degli imperatori del Giappone. Un giorno i due fratelli litigarono per un amo perduto, e Hoori scese sul fondo del mare a cercarlo. Qui incontrò Otohime, la figlia del dio del mare (chiamata anche Toyo-Tame), si innamorarono e si sposarono. Allora il dio del mare radunò tutti i suoi pesci e li mandò a cercare l’amo perduto finché uno di loro finalmente lo trovò (non posso fare a meno di pensare che avrebbe fatto prima a trovarne un altro…NdA).

Hotei

Un altro degli deii sette dèi scintoisti giapponesi della fortuna. Hotei (“sacco di stoffa”) è il dio della gioia e del riso, nonché della saggezza dell’accontentarti. È patrono dei deboli e dei bambini. Hotei viene raffigurato come un uomo molto grasso con un grande ventre (simbolo di gioia, fortuna e generosità), mentre trasporta sulle spalle un enorme sacco di lino contenente oggetti preziosi, tra cui dei bambini. Può sedere, in qualità di Sacerdote del Carro, in un vecchio carro trainato da ragazzi.

Hotoke

Gli spiriti dei morti giapponesi, tra cui i santi e i Buddha.

Hototogisu

Il cuculo giapponese. Il verso di questo uccello viene spiegato dalla popolazione locale come il melanconico desiderio di un’anima defunta di ritornare nella terra dei suoi cari.

Ida-Ten

Il dio giapponese buddista della legge e dei monasteri. La velocità dei suoi movimenti è incomparabile. Viene raffigurato con l’aspetto di un bel giovane.

Idzumo

Nella mitologia giapponese, “La Terra Centrale delle Pianure di Canne”, la prima parte del mondo ad essere abitata dopo la creazione. In quei giorni, gli alberi e i fiori potevano ancora parlare, quindi la Terra era piena di voci.

Iha-Naga

“Eterna principessa”. Nella mitologia giapponese, la figlia dalla forza incredibile del dio della montagna Oho-Yama, che voleva darla in sposa a Ninigi. Il dio del riso preferì la sorella minore di lei, Ko-no-Hana, per cui Iha-Naga lo maledisse.

Ika-Zuchi-no-Kami

Gruppo di sette demoni dello scintoismo giapponese che vivono nell’oltretomba. Il loro rombo si può udire durante le eruzioni vulcaniche e i terremoti.

Iki-Ryo

Spirito giapponese della collera e dell’invidia che reca danno agli altri.

Inari

La divinità giapponese del riso. Inari è una delle divinità più misteriose del Giappone. E’ sia maschio che femmina, e ogni anno scende dal una montagna verso i campi di riso. Non soltanto protegge il seme del riso, ma è anche patrona della prosperità di mercanti e fattori, soprattutto quelli coinvolti col commercio del riso. La volpe mutaforma (kitsune) è il messaggero di Inari e si crede che la divinità possa assumere le sembianze di volpe. Può anche assumere forma di ragno per dare una lezione agli uomini malvagi. Inari è ritratto/a solitamente con la barba e mentre porta due borse di riso. A volte viene affiancata a Benzaiten, dea delle arti, l’unica femmina tra i sette dei della fortuna. Un tempio di Inari si può trovare in molte città giapponesi e in molte casate è venerato/a come un simbolo di prosperità e amicizia. Questi templi sono custoditi da statue di volpi, messaggeri divini. Il tempio centrale di Inari è Fushimi-Inara nel sud est di Kyoto. Inari la dea del riso è celebrata in un festival durante i primi giorni di primavera quando si cominciano le coltivazioni.Aburage, fagiolo cagliato fritto (bleah, ndA), è una offerta gradita da Inari. Riso con Aburage si chiama anche Inari Sushi (e mi chiedo se qualcuno abbia davvero il coraggio di mangiarlo, ndA).

Issunboshi

Nella mitologia giapponese Issunboshi è un saggio alto un pollice. Viaggiava sull’acqua remando con un bastoncino. Sconfisse due demoni con un ago.

Ittan-momen

Essere misterioso della mitologia giapponese che ha l’aspetto di un lungo panno bianco (“momen” significa cotone). Terrorizza la gente comparendo all’improvviso nella notte. Il panno si avvolge intorno alla bocca e al naso della vittima e la soffoca.

Izanagi

Nella mitologia giapponese, il cielo primordiale, dio di tutto ciò che è luminoso e celeste. A Izanagi (“l’uomo che alletta”) e alla sua sposa e sorella Izanami (“la donna che alletta”) fu dato il compito di creare il mondo. Stando su Ama-no-ukihashi (il ponte galleggiante dei cieli), immersero nell’oceano una lancia ornata di pietre preziose. Quando la estrassero, l’acqua che gocciolava dalla lancia si solidificò e formò la prima isola dell’arcipelago giapponese, dove sono nati i primi dèi e i primi esseri umani. Quando sua moglie morì di parto, Izanagi si recò nell’oltretomba per riaverla, ma lei rifiutò di tornare da lui e si separarono per sempre. Non appena Izanami fece ritorno dall’oltretomba, diede inizio ai primi riti di purificazione. Lavò il suo occhio destro e in questo modo creò la dea del sole Amaterasu. Quando lavò l’occhio sinistro, comparve la dea della luna Tsuki-Yumi. Dal suo naso creò Susanowo, il dio dei mari e delle tempeste

Izanami

Nella mitologia giapponese scintoista, Izanami (“la donna che alletta”) è una dea primordiale, personificazione della Terra e dell’oscurità. È moglie e sorella di Izanagi; insieme hanno creato Onogoro, la prima isola dell’arcipelago giapponese. Morì dando alla luce il dio del fuoco Kagutsuchi e da allora regna sull’oltretomba. Il suo sposo vi si recò per riportarla indietro con lui, ma lei rifiutò e tentò di imprigionarlo sigillando l’ingresso, ma Izanaghi riuscì a fuggire. Izanami, furibonda, giurò di uccidere ogni giorno mille sudditi di Izanagi, e questi, a sua volta giurò di crearne cinquecentomila nuovi ogni giorno (il primo concetto di “controllo delle nascite” NdA).

Jigami

“Kami della Terra”. Termine (simile a jinushigami o tochigami) usato nel Giappone occidentale. Si riferisce allo spirito, conservato in un reliquiario, del fondatore di un villaggio o di uno che per primo ha coltivato la terra in una particolare zona. Il reliquiario stesso è di solito posto in un angolo o a lato di un campo.

Jikininki

Nella mitologia giapponese, i Jikininki sono demoni divoratori di cadaveri. Spesso questi demoni sono gli spiriti di donne e uomini morti la cui ingordigia impedì che la loro anima raggiungesse la pace dopo la morte. Continuano a vivere una mezza vita divorando i cadaveri. Un mito narra di un sacerdote dal carattere deciso che si chiamava Muso Kokushi il quale un giorno stava vegliando il cadavere di una persona. Improvvisamente giunse un Jikininki per divorare quel cadavere, ma le preghiere del sacerdote liberarono l’anima del demone.

Jikokuten

Uno dei custodi (Shi Tenno) dei quattro punti cardinali della mitologia giapponese. Jikoku custodisce l’est. Il suo nome significa “guardiano della nazione”. Solitamente porta una spada nella mano destra con la sinistra sul fianco. A volte è rappresentato mentre suona uno strumento.

Jimmu Tenno

Nella mitologia giapponese, Jimmu Tenno è il primo imperatore e il leggendario fondatore della dinastia imperiale. I membri di questa dinastia erano ritenuti divini. Il suo nome originale è Iware-Biko ed è noto anche col nome Kamu-Yamato.

Jizo

Jizo è il bosatsu della grande pietà. È il protettore dei bambini, delle donne incinte e dei viaggiatori. È anche colui che consola i genitori preoccupati, nonché un guaritore. Jizo viene solitamente raffigurato con l’aspetto di un uomo calvo che porta un bastone da pellegrino.

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MessaggioTitolo: Re: Pantheon e esseri mitologici giapponesi   Mer Giu 25, 2008 4:39 pm

Jurojin

Dio scintoista giapponese della longevità e della vecchiaia felice. È uno degli Shichi Fukujin. Jurojin è spesso raffigurato, come Fukurokuju, accompagnato da una e da una tartaruga, i simboli della lunga vita. Viene raffigurato nell’atto del cavalcare un cervo bianco, mentre sorride amichevolmente. Ha una lunga barba, un bastone sacro ed una pergamena su cui si dice sia scritto il segreto per la longevità.

Kagutsuchi

Dio giapponese del fuoco, figlio di Izanagi e Izanami. La madre, nel darlo alla luce, fu ustionata tanto gravemente da morirne. Izanagi tagliò il figlio in otto pezzi, dai quali emersero otto dèi montani, mentre dal sangue emersero altri otto dèi. Kagutsuchi è un nome alternativo per Ho-Masubi.

Kamaitachi

Mostro giapponese simile a una donnola, benché si muova con una velocità tale che nessuno è mai riuscito e vederlo bene. Di solito aggrediscono le loro vittime riuniti in un gruppo in cui il primo getta a terra la vittima, il secondo la squarcia con i propri denti e il terzo ne guarisce le ferite. La parola “kama” significa “falce”, mentre “itachi” significa “donnola”.

Kami

In giapponese «ente o potere superiore». I Kami sono le divinità dello shintoismo, che comprendono sia personificazioni mitologiche (es. Amaterasu, il Kami del sole), sia antenati o persone illustri divinizzate, sia gli elementi della natura (montagne, alberi, foreste, pietre, corpi celesti, fuoco ecc.). I Kami esistono in numero praticamente illimitato (ogni cosa esistente ha uno spirito correlato) e sono disposti in gerarchie. I loro poteri sono sovrumani, ma sono limitati alla propria sfera di azione individuale.
All’inizio era il caos. Poi una parte della materia informe precipitò verso il basso e si formarono i cieli. In quello più alto si generarono i Kami, dèi invisibili, che furono: Ame-no-Minaka-Nusi («il signore dell’eccelso centro del cielo»), Toka-mi-Masubi («l’augusto produttore»), Kamu-mi-Masubi («il divino produttore»), Umasi-asi-Kabi-Nikogi («Il principe antico leggiadro virgulto di giunco»), Ame-no-Toko-taci («il dio che resta sempre sulla terra»), Toyo-kumu-nu («il signore integrante»). In seguito queste divinità sparirono, e furono seguite da sette generazioni divine.

Kami-kaze

Dio giapponese del vento, delle tempeste e del grande gelo. Quando la flotta mongola tentò di invadere il Giappone, Kami-kaze la fece volare via.

Kaminari

La Donna Tuono del Giappone, altrimenti nota col nome di “Frastuono del Cielo”. Alcune persone l’hanno vista in forma di regina celeste.

Kanbarinyudo

Kanbarinyudo è il il dio delle toilette. Veniva regolarmente invocato in prossimità del capodanno. L'ultimo giorno dell'anno, infatti, bisognava invocarlo dicendo: "Kanbarinyudo hototogisu", e con questa preghiera ci si premuniva contro spiacevoli incontri nei momenti di intimità nella toilette. Il problema a monte di tutto era questo: i gabinetti, una volta, consistevano in due assi di legno con un buco nel mezzo, il tutto sospeso su di un pozzo nero, da cui era possibile che risalissero animali (più spesso) o mostri (meno spesso), e tutto ciò che l'immaginazione poteva creare. Infatti, visto che il contenuto del pozzo veniva riutilizzato per la concimazione dei campi, esisteva un accesso esterno da cui potevano accedere (contenti loro) animali di vario tipo. Invocando la protezione di Kanbarinyudo, quindi, si era abbastanza tranquilli in quei momenti e si poteva fare quello che si doveva fare in santa pace.

Kannon Bosatsu

La Dea della Pietà, incarna la compassione ed è una delle divinità più venerate in Giappone e nel resto dell’Asia. Kannon significa letteralmente “Ascoltante dalla molta vista” che può essere tradotto più liberamente con “colei che vede e sente tutto”. Questo è il compito di questa divinità compassionevole: prendere testimonianza ed ascoltare le preghiere di coloro che sono in difficoltà nel regno terrestre, ed aiutarli a trovare l’illuminazione. Originariamente un maschio, in Giappone è ritratto più spesso come femmina, cosa che sarebbe in realtà impossibile, poiché secondo gli insegnamenti buddisti un bodhisattva a era impensabile. Infatti in alcuni disegni, se si guarda attentamente, la “dea” ha un pizzetto (i misteri del cosmo... NdA). I fattori, inoltre, pregano una manifestazione particolare della dea: la Kannon dalla testa di cavallo (Batou Kannon), la quale si distingue appunto dalla testa di cavallo bianco che porta una corona. Ci sono molte rappresentazioni di Batou con anche tre teste e fino ad otto braccia. Questa manifestazione di Kannon proteggerebbe i cavalli ed il bestiame. Kannon non protegge solo gli animali che servono l’uomo, estende i suoi poteri nel proteggere anche i loro spiriti portando loro una vita più felice di quella già una volta vissuta in terra (vivere una vita sola da cavallo è sufficiente per la salvezza NdA).

Kappa

Nella mitologia giapponese, i kappa sono piccoli sipriti acquatici (Suijin) che vivono in laghi e fiumi di tutto il Giappone, e si riconoscono per il loro becco, per le dita palmate e per la ciotola rovesciata e piena di acqua che hanno sul capo, circondata da ciuffi di capelli. Un kappa adulto è alto circa un metro e mezzo e ricorda un ibrido tra un umano e una tartaruga, non solo per il volto rettiloide ma anche per il guscio che hanno sulla schiena. I kappa hanno la capacità di cambiare colore simile a quella dei camaleonti. Non possono vivere a lungo sulla terra, perchè devono mantenere la testa sempre bagnata. Se non riescono a mantenere questo requisito, si seccano fino a sgretolarsi. Mangiano molto e consumeranno ogni tipo di animale compresi cavalli, mucche o anche esseri umani. I loro piatti preferiti sono i bambini, e ci sono molte leggende che parlano di kappa che spingono bimbi nell'acqua e li annegano. L'unica cosa che preferiscono ai bambini è il cetriolo, e hanno dato nome a un piatto che si chiama appunto kappamaki (sushi roll ripieno di cetrioli). Durante la stagione estiva le madri buttano in acqua un cetriolo con scritto sopra il nome del figlio e lo gettano in mare prima di fargli fare il bagno, in modo che il kappa accetti il cetriolo e lasci stare il figlio. Inoltre usano dei cetrioli che volano come libellule per spostarsi. I kappa sono molto intelligenti e possono diventare amici di uomini saggi a cui insegnavano l'arte di sisemare le ossa rotte. Si dice che un tempo essi fossero effettivamente dei monaci. Una teoria interessante è che un tempo fossero monaci portoghesi che portavano dei mantelli che scendevano sulla schiena come gusci di tartaruga, con la tonsura che ricordava una ciotola circondata dai capelli. Il termine portoghese per mantello, Capa, è stato poi trasmesso anche allo spirito da loro originato. L'origine però più probabile è che i kappa siano monaci Shinto corrotti.


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MessaggioTitolo: Re: Pantheon e esseri mitologici giapponesi   Mer Giu 25, 2008 4:41 pm


Karura

I Karura sono uomini uccello. Queste creature dorate hanno un corpo umano, ma le ali e le facce (o i becchi) di un’aquila. Sputano fuoco e hanno una corona di gemme inrorno alla testa. Queste creature sono i nemici mortali dei serpenti e dei draghi. Si dice che solo draghi che possiedono un talismano buddista o che credono negli insegnamenti del Buddha possano scappare dai Karura. Essi possono oscurare il sole tanto sono grandi, e lo sbattere delle loro ali è come il tuono. Nelle sculture giapponesi i Karura sono spesso rapprensentati come grandi uccelli con teste umane che combattono con serpenti. La più famosa è al Sanjusangendo di Kyoto. Le maschere di questa creatura sono diffuse, anche nei tempi moderni. A volte i Karura sono confusi con le fenici (Ho-oo), ma in realtà sono due bestie mitologiche differenti.

Kawa-no-Kami


Il dio dei fiumi della mitologia giapponese. Mentre molti fiumi hanno la loro propria divinità, tutti sono sotto l’autorità di Kawa-no-Kami. Durante le inondazioni, la gente cercava di placare questi dèi con sacrifici umani.

Kawaya-no-kami

Copia dal blog

Kiji

Un uccello (fagiano) che potrebbe essere l’anima di una donna defunta.

Kiku

Il fiore nazionale del Giappone. Il simbolo sulla bandiera giapponese (il sol levante) era in origine un “kiku”, un crisantemo, con il numero sedici.


Kintaro


Eroe giapponese, il cui nome significa “Ragazzo d’Oro”. È il figlio della principessa Yaegiri. Kintaro viveva solo nei boschi, dove parlava con gli animali. Era talmente forte che poteva piegare gli alberi come se fossero fuscelli. In una delle sue avventure, si misurò con un demone che aveva l’aspetto di un gigantesco ragno velenoso. Sradicò un albero e ne fece uso per sopraffare il mostro. In seguito si unì al seguito dell’eroe Raiko (Minamoto Yorimitsu) e divenne egli stesso un celebre guerriero, chiamato Sakata Kintoki.

Kirin


L’unicorno giapponese, un dio-animale che punisce i malvagi con il suo unico corno. Possiede il corpo di un cervo, la coda di un bue, la testa di leone, gli zoccoli di un cavallo, un corpo colorato con le scaglie di un pesce (probabilmente la carpa) ed il corno. E' spesso rappresentato circondato dal fuoco. Protegge i giusti e assicura loro la buona sorte. Appare soltanto prima della nascita di una persona grande e saggia. Vive in paradiso e personifica tutto ciò che c'è di buono, puro e pacifico. Può vivere più di mille anni, ed ha il dono della chiaroveggenza.

Kishi-Bojin

La dea giapponese che le donne pregano quando desiderano avere bambini e una delle dee che protegge i bambini. La sua effigie è trattata con grande cura e rispetto in casa.

Kishimo-jin

La dea buddista giapponese dei bambini piccoli. Il suo nome significa “dea madre dei demoni” e in origine era un mostruoso demone originario dell’India, di nome Hariti. Rapiva i bambini piccoli e li divorava, finché il grande Buddha la convertì. Ora simboleggia il richiamo del Buddha alla pietà, e la sua devozione nell’assistere i deboli. Kishimo-jin è raffigurata come una madre che allatta il suo bambino, tenendo un melograno (simbolo di amore e di fertilità femminile) nella propria mano. È chiamata anche Karitei-mo.

Kitsune

Kistune significa “volpe”in giapponese, e i due termini sono intercambiabili. I Kitsune sono misteriosi, affascinanti e ingannatori. Eccellono nell’arte della metamorfosi, e ingannano gli uomini sotto forma di splendida fanciulla. Ciò vale anche per i maschi: i kitsune sono una razza effeminata, composta prevalentemente da femmine. Anche chi di loro è maschio non si mostra sempre così. I ktsune sono state introdotte in Giappone dalla Cina e dalla Corea, e i Giapponesi le hanno tanto amate da adattarle alla loro cultura. Il Kitsune però è stato trovato per la prima volta in India. I legami spirituali che hanno, e il loro ruolo di ingannatori sono molto simili ai Rakshasa indiani. Inoltre i Rakshasa erano noti per il loro divorare i mortali, e i kitsune secondo le leggende hanno anch’esse caratteristiche vampiriche, ma invece che mangiare la carne umana ne divorano lo spirito. I kitsune hanno molte forme. Possono essere volpi con poteri mistici, spiriti che possiedon o esseri umani, spiriti dei morti che scelgono la forma di volpe invece di riposare in pace oppure semplicemente spiriti veri e propri. Visti come veri e propri spiriti, esse sono al loro nucleo Kami, cioè spiriti della natura, e come tali venerati dalla gente comune. Molte leggende però danno un arco di vita per i kitsune, da 900 a mille anni. Questo è il periodo di tempo durante il quale un kitsune può mantenere una forma mortale. Dopodiché ha guadagnato abbastanza saggezza e potere da lasciare il mondo e tornare alla Corte Celeste. I kitsune con più di 900 anni sono pochi e molto, molto potenti. Le manifestazioni di un kitsune possono includere la forma di volpe, quella umana o un ibrido. In ogni caso il kitsune è attraente in modo sovrannaturale. Essendo uno spirito, comunque, esso può trasformarsi in ciò che vuole. In Giappone i kitsune sono molto legate alla divinità Inari, la dea Shinto delle volpi e del riso. Il simbolo di Inari è il tori rosso con l’immagine di due volpi bianche. Le volpi bianche sono messaggeri di Inari, e pian piano la linea tra la deificazione di Inari e i suoi messaggeri alla fine è diventata sfocata, tanto che sono stati costruiti templi ai kitsune stessi. I kitsune bianchi di Inari sono chiamati myobu, parola per le dame di corte giapponesi. Il tempio di Inari ha due livelli. Il tempio superiore è accudito da un kitsune maschio, quello inferiore da una femmina. In qualche opera raffigurante kitsune, il maschio è nero (genko) e la femmina è bianca (byako). I kitsune che non seguono Inari sono i nogitsune, e spesso cadono in conflitto con i kitsune se infastidiscono il popolo vicino al loro tempio. Al contrario dei nogitsune, i kitsune del tempio non sono ingannatori, anzi, sono guardiani considerati di buon auspicio. I kitsune sono mercuriali, dal loro umore a come trattano gli umani, alle abilità che possiedono. I kitsune non sono nè veramente buoni nè veramente malvagi. Incarnano il concetto di amorale, coloro che non accettano nè capiscono l’idea di buono o malvagio, ma si muovono sulla linea di demarcazione tra i due. Ciò che considerano “giusto” o “sbagliato” dipende dalla cultura e dalla religione del kitsune in questione e dal tipo di kitsune. I kitsune seguono il loro codice etico, ma si adattano anche alla morale di chi li circonda. Se non sono myobu possono essere sia alleati che nemici dei mortali. Se qualcuno offende ciò che loro pensano sia “giusto”, possono diventare malvagi maliziosi e distruttivi, se invece qualcuno si comporta secondo la loro etica diventeranno gentili e disponibili. Ci sono poche cose in cui tutti i kitsune credono: tendono a vivere in famiglie, e a lavorare insieme. Un kitsune solitario cercherà di metter su famiglia: anche i myubi preferiscono allontanare i nogitsune a ucciderli. I kitsune sono noti per cercare le altrui debolezze e aggravarle. Mantengono le promesse e seguono il loro particolare codice d’onore, diventando autodistruttive se rompono una promessa, e diventano nemici di coloro che rompono un voto. Sono inoltre vittime delle loro emozioni. Non accettano aiuto da chi non glie lo offre spontaneamente. Non chiedono mai aiuto e chi vuole aiutarli deve farlo spontaneamente. Sono molto vendicativi e irritabili. alla minima provocazione perdono le staffe. Se qualcuno si guadagna la loro inimicizia, la loro vendetta sarà tremenda. D’altro canto, se qualcuno si guadagna la loro fiducia, sarà l’inizio di un’amicizia che durerà a lungo. La libertà è molto importante per un kitsune. Non accetta di esser costretto a fare qualcosa. Se qualcuno intrappola un kitsune lo indebolisce e diventa vittima designata degli altri kitsune. I kitsune si nutrirebbero di diverse cose, tra cui parole, conoscenza, libri, musica, la terra, le persone che le circondano. Le leggende parlano di umani che dopo aver avuto un amante kitsune si sono consunti, avendo ora un “legame” con il kitsune che poteva esser rotto solo da un prete. Questo legame premette alla volpe di prosciugare la persona, anche da lontano. Una delle forme più comuni di nutrimento è appunto il sesso. Dato che i kitsune prima di tutto amano le sensazioni, ciò ha senso. Si dice che il piacere provato con un kitsune sia insostenibile per molti mortali. I kitsune sembrano preferire partner consenzienti, e coloro che vogliono far l’amore con loro sembrano soffrire meno gli effetti insopportabili del rapporto, e se il kitsune sta bene con l’amante egli ha una buona possibilità di andarsene felice e vivo, se non perfettamente sano. I poteri delle volpi sono molti, ma alcuni sono abbastanza comuni da esser classificati come “poteri kitsune”. I kitsune sono normalmente descritti come esseri dalle molteplici code. Le più comuni sono a una coda, a cinque code e a nove code. Per la maggior parte delle volpi la coda è una sola. Perchè alcune ne fanno spuntare altre? Alcune leggende dicono che una volpe guadagna una coda ogni cento anni, un’altra che ne guadagna nove insieme a 900 anni. Quando una volpe guadagna nove code può cambiare colore in oro, argento o bianco. Per le volpi il numero di code mostra prestigio abilità età e rango. Un kitsune perderebbe una coda morendo, ma non è sempre vero perchè Tamamomo-no-mae è stata uccisa più volte rimanendo un nove code. I kitsune non chiedono code extra ma le ottengono come ricompensa per le loro azioni. Sono in grado di creare illusioni indistinguibili dalla realtà, poichè per loro le loro illusioni sono reali. Inoltre, essendo spiriti, sanno crearsi il loro dominio, una piccola”tasca” nella realtà plasmando il tempo e lo spazio a loro piacimento. Possiedono una forma di controllo mentale assimilabile con la loro abilità di seduzione, menzionata spesso nelle leggende. Mentre è sotto il controllo mentale del kitsune la vittima vede il mondo disegnato dal kistune stesso, tutto nella mente del soggetto. Strofinando insieme le code una volpe può creare fuoco o fulmine. Il kitsune può anche sputare fuoco in un raggio limitato. Può anche creare piccole “lanterne di volpe” facendo fluttuare palline di fuoco intorno a loro. Questo fuoco può esser usato come arma o come gioco. I kitsune, essendo spiriti, possono possedere persone. Hanno la capacità di mutare forma in qualsiasi cosa che si trovi in natura. La debolezza dei kitsune è la religione. Chi possiede vera fede non vede le illusioni kitsune, e se toccano una illusine creata da loro essa si dissolverà.

Kiyo

Bella cameriera delle leggende giapponesi. Lavorava in una sala da tè sull’argine di Hidaka. Un sacerdote ospite si innamorò di lei, ma dopo un certo periodo vinse la propria passione e si astenne da ulteriori incontri. Kiyo si infuriò e cercò vendetta. Così si recò al tempio di Kompera per imparare le arti magiche. Dopo avere studiato per un po’ di tempo, si tramutò in un drago e volò fino al monastero in cui viveva il sacerdote. Questi la vide arrivare e si nascose sotto la campana del tempio. Il drago, con un grande getto di fuoco, fuse la campana, uccidendo così il sacerdote. In questo modo il sacerdote fu punito perché non avrebbe dovuto permettere al suo desiderio di distoglierlo dal suo principale dovere.

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MessaggioTitolo: Re: Pantheon e esseri mitologici giapponesi   Mer Giu 25, 2008 4:41 pm


Kojin

Antica e gentile divinità albero giapponese, dea della cucina. Vive in una pianta di ortica (enoki). È usanza che le vecchie bambole non vengano gettate via ma siano invece dedicate a Kojin collocandole presso le radici di una pianta di enoki.

Komokuten

Uno dei custodi dei quattro punti cardinali della mitologia giapponese. Komoku custodisce l’ovest. IL suo nome significa "Occhi Spalancati", vede attraverso il male, distingue i malvagi dai buoni, e li punisce, e incoraggia le aspirazioni all'illuminazione.

Konaki Jiji

Mostro giapponese che può mutare le sue dimensioni e il suo peso, mostrandosi spesso come un bambino disteso a lato di una strada. Quando un viaggiatore passa e prende in braccio il bambino, il mostro assume nuovamente le sue dimensioni originali e schiaccia la sua vittima. Konaki Jiji significa “il vecchio che piange come un bambino”.

Kongo

Un bastone a forma di tridente che emette una luce brillante nell’oscurità. È in grado di concedere a un uomo la saggezza e l’intuito. Questo bastone appartenne in origine al dio della montagna Koya-no-Myoin.

Ko-no-Hana

La principessa giapponese dei fiori (“Bimba Fiore”), simbolo della vita delicata sulla terra. Fa sbocciare i fiori. È figlia del dio della montagna Oho-Yama ed è sposa di Ninigi. Lo incontrò sulla spiaggia e si innamorarono. Ninigi chiese a Oho-Yama la mano della figlia, ma il dio della montagna gli propose di sposare invece la propria figlia maggiore, Iha-Naga (“Eterna Principessa”). Ninigi scelse Ko-no-Hana e vissero felici insieme; ebbero tre figli, tra i quali Hoderi e Hoori. Tuttavia, il loro matrimonio del tutto felice: a causa dell’assurda gelosia del marito, Ko-no-Hana si ritirò in una capanna tra i boschi. In seguito ella incendiò la capanna e perì tra le fiamme.

Koro-pok-guru

Piccoli abitatori sotterranei che appaiono nella mitologia Ainu. Il nome significa “Gli uomini sotto farfaraccio”.

Koshin

Il dio giapponese delle strade. I viaggiatori erano soliti offrirgli dei piccoli cavalli di paglia per garantirsi un viaggio sicuro.

Koya-no-Myoin

Il dio della montagna del monte sacro Koya. Viene raffigurato come un cacciatore con un viso di persona istruita e due cani.

Kumo

Diversi miti giapponesi narrano di giganteschi ragni (“kumo”), più grandi di un uomo, occhi grandi come piatti, denti aguzzi e lunghe gambe. Questi ragni si nascondono in vecchi castelli e hanno l’aspetto di innocui mucchi di vestiti. Incauti viaggiatori in cerca di asilo che vi si adagiano per dormire si sveglieranno ritrovandosi imprigionati da gigantesche e appiccicose tele di ragno. Queste reti sono troppo robuste per essere distrutte, eccetto con la magia. Un particolare mito racconta di un avaro il cui sangue fu succhiato da un gigantesco ragno finché si pentì. L’eroe Reiko sostenne numerosi combattimenti con questi mostri.

Kura-Okami

Il dio giapponese della pioggia e della neve.

Kuruma

Nel Buddismo giapponese si dice che il castigo segue la colpa proprio come la ruota (“kuruma”) segue la zampa del bue. Questo è il nocciolo della filosofia buddista.

Magatama

Le pietre sacre dello Shintoismo. Sono cristalli (agata, diaspro ecc.) a forma di pera che vengono utilizzati per scopi religiosi

Maneki Neko

Il gatto che chiama. E’ uno spirito benevolo, raffigurato come un gatto seduto sulle zampe posteriori con una zampa anteriore alzata come per chiamare con un cenno. Si trova facilmente alle finestre dei negozi, come per invitare il cliente ad entrare. Ci sono molte superstizioni sui gatti, in Giappone. Una dice che se il gatto si pulisce muso e zampine all’ingresso, vuol dire che sta arrivando compagnia. La più comune versione in cui si trova il Maneki Neko è a tre colori, anche se gatti maschi con tre colori sono molto rari in natura. Probabilmente è per questo che il Maneki Neko a tre colori è considerato il più fortunato. Sono popolari anche le versioni nere e bianche. Il bianco rappresenta la purezza, mantre il gatto nero in Giappone porta fortuna (E il bianco significa lutto! Paese che vai… NdA) ed è in grado di curare le malattie dei bambini. E’ popolare tra le donne, perché terrebbe lontani gli intrusi. Il Maneki Neko rosso, si usa per esorcizzare gli spiriti e combattere le malattie, ma è poco in auge: fino a poco tempo fa, in Giappone, si pensava che i gatti rossi avessero poteri sovrannaturali e venivano evitati. Il Maneki Neko dorato chiama danaro e quello rosa invita l’amore. Il collare rosso con la campanella che i Maneki Neko indossano origina probabilmente da una usanza del periodo Edo. A quei tempi le donne ricche adornavano i gatti (che erano animali costosi in quel periodo) con collari fatti di hichirimen (Camelia Japonica, un fiore rosso) e vi attaccavano una campanella poiché fosse più facile ritrovare l’animale. Alcuni Maneki Neko indossano anche un grembiule, e portano una koban (moneta d’oro del periodo Edo). Nonostante ai tempi valesse un ryou (unità di misura di allora), un koban portata dal Maneki Neko vale un milione di ryou. Secondo il club dei Maneki Neko in Giappone (ebbene sì, esistono gli otaku anche per questo NdA) circa il sessanta per cento di tutti quei talismani hanno la zampa sinistra sollevata, e gli altri la destra. La zampetta sinistra dovrebbe chiamare i clienti ad entrare al negozio, la destra dovrebbe attirare soldi e buona fortuna (ad esempio, i salvadanai a forma di Maneki Neko sollevano la zampina destra).

Marisha-Ten

La Regina dei cieli, dea della luce, del sole e della luna.

Mawaya-no-kami

Il kami dei servizi igienici. La divinità comprende il principio divino maschile (terra) e femminile (acqua) nati dall’urina e dalle feci di Izanami. Viene talvolta invocato in aiuto in caso di malattie ginecologiche e di disturbi degli occhi e dei denti.

Miyazu-Hime

La dea della dinastia imperiale giapponese, moglie del dio della tempesta Susanowo. Le è dedicato un tempio ad Atsuta.

Mochi

In giapponese significa “luna piena”. Si crede che l’osservatore appassionato, fissando la luna, vedrà che lì vive una lepre continuamente occupata a preparare dei “mochi” (dolci di farina di riso). Effettivamente, se fissiamo la luna (che notoriamente mostra sempre la stessa faccia a tutto il mondo) possiamo interpretare la forma delle macchie come un coniglio che macina la farina in un pestello.

Momotaro

Eroe delle leggende giapponesi. Fu trovato da una anziana coppia su un pesco (da cui il nome “il figlio maggiore di un pesco”). Momotaro si unì a un cane, una scimmia e un contadino. Insieme a loro ebbe molte avventure. In una di queste fecero vela verso un’isola dominata da demoni, che essi uccisero, liberando così due principesse.

Momoye

Uno pseudo-studioso giapponese che una volta derise uno dei caratteri calligrafati scritti da Kobo assomigliava ad un lottatore di sumo. Quella stessa notte un lottatore comparve a casa di Momoye, lo trascinò fuori dal letto e lo picchiò fino all’alba (miracolo che sia sopravvissuto… NdA). Solo allora Momoye vide che il carattere che aveva deriso mancava dal testo (paura, eh? NdA).

Mujinto

Piccole isole al sud del Giappone (Isole Bonin) in cui si riteneva che un tempo vivesse una popolazione di giganti. L’ultimo di questi giganti era alto tre metri e visse da solo nella sua isola per trecento anni, dopo di che morì.

Musubi-no-Kami

Il dio giapponese dell’amore e del matrimonio. Compare alle ragazze nella forma di un bel giovane, balzando fuori all’improvviso da Kanzakura, il sacro ciliegio in cui vive. Offrirà allora alla ragazza un ramo di ciliegio fiorito e le prometterà amore per il futuro. Un antico tempio a lui dedicato si può trovare a Kagami nella provincia di Mimasaka.

Nakatsu-Hime

La dea della Terra delle Otto Isole, che si trova immediatamente al di sotto del cielo. Il suo nome significa. “La Signora del Mondo di Mezzo”.

Nikobo

Un esorcista giapponese. Narra la leggenda che la moglie del governatore della provincia di Nikaido era gravemente malata. Nikobo la curò, ma il governatore rifiutò di pagarlo, facendolo invece giustiziare. Allora l’esorcista tornò in vita sulla cima di un albero sotto forma di una sfera di fuoco. All’interno del fuoco si poteva ancora vedere la sua faccia. Dopo breve tempo, il governatore morì di un male misterioso.

Ninigi-no-mikoto

Principe-spiga del Riso e dell’Abbondanza; il dio del riso, antica divinità della famiglia imperiale giapponese. È nipote della dea del sole Amaterasu e del suo sposo Takami-Musubu. Sua madre lo mandò sulla terra per prendersi cura delle faccende generali e di quelle politiche. Egli, accompagnato dalla sorella, la gaia Uzume, scese sulla terra e giunse nel punto in cui otto sentieri conducono verso tutti i punti cardinali. Qui s’imbatterono nella terribile divinità dei sentieri, posta a guardia del Ponte Sospeso che Conduce al Cielo, la quale spaventò lui ma non Uzume. Poi, il dio dei sentieri guidò Ninigi attraverso tutte le regioni del suo regno terreno. Per riconoscenza, Ninigi gli diede in sposa sua sorella, ed egli sposò Ko-no-Hana. In seguito, Ninigi e i suoi discendenti si aprirono combattendo un varco dal sud del Giappone fino alla pianura di Jamato (a est di Osaka), dove fondarono la dinastia imperiale di Jamato. Amaterasu diede a Ninigi uno specchio, un monile e una spada (che costituiscono tuttora i simboli imperiali di sovranità in Giappone).

Ninyo

Un tipo di sirena del folklore giapponese.

Nio

I Nio (i re benevolenti), sono una coppia di protettori che sono di guardia fuori dai cancelli della maggior parte dei templi buddisti giapponesi, uno su ogni lato dell’entrata. In Giappone, il cancello stesso è spesso chiamato Nio-mon (il cancello Nio). Il loro aspetto feroce e minaccioso scaccia gli spirito maligni e tiene il suolo del tempio al sicuro da demoni e ladri. In alcuni racconti si dice che i Nio avessero seguito e protetto lo storico Buddha mentre viaggiava attraverso l’India. Entrambi i Nio prendono nome da un particolare suono cosmico. La figura a bocca aperta è chiamata “Agyo”, che proviene dal suono “ah”, che significa nascita. Quello con la boccha chiusa è chiamato “Ungyo”, che viene da “un” o “om”, e significa “morte”. Altre spiegazioni della bocca aperta o chiusa includono: 1) la bocca aperta serve a spaventare i demoni, quella chiusa a proteggere e custodire gli spiriti buoni. 2) Ah è la prima lettera dell’alfabeto sanscrito, e Un l’ultima, e così nel sillabario giapponese, così la combinazione rappresenta tutti i possibili risultati (da alfa ad omega) nella cosmologica danza dell’esistenza.

Nurikabe

Nel folklore giapponese, la Nurikabe è una gigantesca parete invisibile che si pone sulla strada a bloccare il passaggio a un viaggiatore. Si dice che una Nurikabe che si manifesta nella sua forma visibile abbia l’aspetto di un gigantesco muro di pietra con due piccole gambe e due piccole braccia (Solo io muoio dal ridere quando me l’immagino?). Quando una persona cammina molto senza raggiungere la propria destinazione, si attribuisce la colpa del suo ritardo alla Nurikabe (bambini, bambine, siete autorizzati a usare questa scusa se arrivate in ritardo a scuola… La maestra di certo si stupirà dell’originalità…Siete contenti? NdA).

Oho-Kuninushi

Divinità giapponese di Kitzuki che cavalca di notte su un cavallo di bronzo. Il suo nome significa “la proprietaria terriera”.

Okuni-Nushi

Il dio giapponese scintoista della magia e della medicina, figlio del dio della tempesta Susanowo. Morì due volte ed entrambe fu resuscitato: per questo è il simbolo della natura che muore e rinasce. Fu il signore della Terra finché la dea del sole Amaterasu inviò suo nipote Ninigi per regnare in sua vece. In compenso fu creato signore del mondo invisibile degli spiriti e della magia. Okuni-Nushi scese nell’Oltretomba e, dopo molte prove, riuscì a disarmare suo padre e si impadronì della sua spada.

Omitsunu

Il re di Izumo, sulla costa occidentale del Giappone. In questa piccola ma antichissima cittadina di provincia c’è un grande tempio in cui gli dèi si incontrano nell’ottobre di ogni anno tenendo l’Assemblea degli Dei per discutere il destino dell’umanità. Questo re, nipote di Susanowo, ampliò il suo regno estraendo sole dal mare con una fune.

Oni

Nella mitologia giapponese, gli Oni sono demoni, a volte rappresentati come giganti, a volte simili ad esseri umani. Gli artisti li dipingono come esseri cornuti indossanti pelli tigrate, senza collo, con lunghissimi capelli una bocca enorme e dita artigliate. Questi dipinti non solo rendono il sovrannaturale, ma anche l'incarnazione della parte malvagia della natura. Per i giapponesi, infatti, Oni è l'incarnazione del concetto di "male". Gli oni della terra, secondo le credenze buddiste, sono responsabili di epidemie terremoti e altri disastri naturali, mentre gli oni dell'Inferno cacciano i peccatori e li portano con un carro a Emma-o, il dio degli Inferi. Queste due razze hanno pelle e vesti colorate in due modi diversi, ma ogni leggenda ha la sua versione. Possono essere, rispettivamente per terra e inferi, azzurri e rossi (la versione più comune, vi sono parecchie statue in Giappone raffiguranti un Oni dalla pelle celeste e uno dalla pelle color fuoco), verdi e rossi oppure al contrario rossi e verdi. Tra gli Oni vi sono anche presenze invisibili, che possono però essere trovate perchè cantano o fischiettano. Gli oni femmina erano donne trasformate in demone dalla gelosia o dopo morte violenta. Gli oni si nutrono di carne umana o secondo alcune leggende di anime umane. Prediligono quelle dei bambini (le mamme giapponesi usano dire "fai il bravo o ti mangia l'oni") Per cacciare questi demoni si organizza la cerimonia di "Oni Yarabi", un rito di purificazione che in Giappone è fatta in templi case e scuole il 3 febbraio. la cerimonia consiste nelo gettare semi di soia (mamemaki) al vento urlando "oni wa soto" (Demoni fuori!) e poi dentro l'edificio urlando "Fuku wa Uchi" (Fortuna dentro!).

Otohime

“Gemma luminosa”, bellissima figlia di Ryujin, re del mare. Sposò Hoori e diede alla luce un figlio, dopo di che si tramutò in drago (la forma originaria di suo padre). Viene chiamata anche Toyotama.

Oya-Shima-Guni

Le otto isole originarie della cosmologia giapponese. Chiamate “Regione-dell’Isola-Progenitrice” furono le prime parti dei mondi solidi tratti nella creazione dall’oceano. Fu data loro forma dagli dèi Izanagi e Izanami.

Ponte Sospeso Che Conduce Al Cielo

Il ponte oscillante che conduce dal cielo al Monte Takachihi, da cui si può raggiungere la terra. Il ponte appartiene alla dea della danza Uzume, la quale è sposata al Dio dei Sentieri, che ne è il guardiano.

Raicho

L’Uccello del Tuono giapponese. Ha l’aspetto di un corvo, ma è in grado di produrre un rumore terrificante. Questa creatura vive in un albero di pino (il quale notoriamente attira i fulmini…).

Raiden

Il dio giapponese del tuono (“rai”) e del fulmine (“den”). Impedì che i Mongoli invadessero il Giappone: stando seduto su una nuvola scagliò una pioggia di fulmini sulla flotta degli invasori. Solo tre uomini sopravvissero. Raiden è raffigurato come un demone rosso, con artigli affilati, che porta un grosso tamburo. Adora mangiare ombelichi umani (Perché la pancia brontola? In ogni modo, se qualcuno sa il perché, per favore ci mandi una mail NdA). L’unica protezione contro di lui è nascondersi sotto una zanzariera.

Raijin

Uno degli dèi giapponesi del tuono. Raijin è descritto come un uomo muscoloso che porta una serie di tamburi di cui fa uso per produrre il rombo del tuono. Secondo una leggenda, in origine lui e Fujin erano demoni che si opposero agli dei. Il grande Buddha ordinò al suo esercito di catturarli. Dopo una dura battaglia fra i due dèmoni e trentatré dèi,. Alla fine (ovviamente) i due furono catturati e convertiti.


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MessaggioTitolo: Re: Pantheon e esseri mitologici giapponesi   Mer Giu 25, 2008 4:42 pm

Raiju

Demone giapponese il cui nome significa “animale tuono”. Si tratta di un demone del fulmine in forma di gatto, di tasso o di donnola. Durante i temporali diventa estremamente agitato e salta di albero in albero. Se un albero mostra i segni di un fulmine, la gente dice che gli artigli di Raiju lo hanno graffiato. A questo demone piace nascondersi negli ombelichi umani (Ancora? Ma Perché! NdA), quindi durante i temporali se una persona ha paura dovrebbe dormire girata sul ventre.

Raitaro

Il Bambino del Tuono. Un giorno, un povero contadino giapponese, durante un periodo di siccità, pregò Buddha di far piovere. Poco dopo la pioggia cadde a dirotto, accompagnata da un rumoroso fragore di tuono. Quando il contadino, che si chiamava Bimbo, uscì per guardare, vide un bel bambino disteso sull’erba. Bimbo e la moglie lo adottarono e lo chiamarono Raitaro (“Figlio del Tuono”). Tutte le volte che c’era poca pioggia, a Raitaro bastava chiamare le nuvole e ordinare loro di far piovere, rendendo così Bimbo un ricco fattore. Quando compì diciotto anni, Raitaro ringraziò i suoi genitori adottivi per le loro amorevoli cure, si trasformò in un drago bianco e volò via.

Reiko

Eroe giapponese famoso per i suoi scontri con ragni giganti. Una volta, quando era malato, un ragazzino gli portava una medicina ogni notte. Questa medicina non lo curava, ma lo faceva ammalare sempre di più, perché era un veleno. I suoi sospetti aumentarono e Reiko, una notte, quando il ragazzino giunse, lo colpì. Repentinamente, il ragazzino gettò su di lui qualcosa che diventò una rete appiccicosa, dopodiché scomparve attraverso la porta. Reiko, completamente avviluppato, era del tutto indifeso. Tsuna, il capo dei servitori di Reiko, riuscì a fermare il ragazzo puntandogli la spada alla gola, ma quello gettò una rete anche sul servitore e fuggì di nuovo. Il ragazzo fu poi trovato in una grotta e ucciso. Risultò che si trattava di uno spirito ragno, un piccolo demone dotato di un’arma magica. In un’altra avventura, Reiko vide un teschio che volava davanti a lui, per poi scomparire in un edificio diroccato. Dentro l’edificio Reiko trovò una vecchia megera, completamente bianca e dal petto cascante. Un attimo dopo vide una vecchia suora dal viso grosso. Infine vide una bella donna. Quando la guardò, lei lanciò una rete appiccicosa su di lui. Egli la colpì con la sua spada, ma la punta si spezzò. Poco dopo giunse Tsuna e liberò Reiko dalla gigantesca rete. La donna era ormai scomparsa. Cercarono a fondo nell’edificio e scovarono un gigantesco ragno con la punta della spada di Raiko che gli sporgeva dal ventre. Quando la estrassero, il mostro morì. Squarciarono il cadavere e all’interno trovarono numerosi teschi, quelli delle vittime del ragno. Trovarono anche molti ragni “neonati”, grossi quanto un bambino, che strisciavano fuori. Li uccisero rapidamente, liberando così la regione dall’antica piaga dei ragni giganti, una razza di demoni malvagi.

Rokurokubi

Mostri dall’aspetto femminile dal collo lungo e flessibile. Di giorno sembrano dei normalissimi esseri umani, ma di notte si trasformano, allungando il collo per andare a spiare gli esseri umani in cerca di vittime da cui succhiare l’energia vitale.

Ryu

Il drago giapponese. In contrasto con la mitologia occidentale, i draghi in Oriente sono raramente visti come malevoli. Anche se spaventosi e potenti, sono anche considerati giusti, benevolenti e portatori di ricchezza e fortuna. La creatura vive solitamente in ruscelli, fiumo o laghi, ma può volare e governa le nuvole e le tempeste. I draghi cinesi e giapponesi si somigliano molto, ma quelli giapponesi hanno solo tre artigli, mentre quelli del Regno Celeste (la Cina) ne hanno cinque. Il Drago ha la testa di un cammello, le corna di un daino, gli occhi di una lepre, le scaglie di una carpa, le zampe di una tigre e artigli simili a wuelli di un’aquila. In più ha i baffi, e delle dimensioni tali da permettergli di salire ai Cieli quando vuole. Questa descrizione generale non si applica a tutti i dragoni, alcuni dei quali hanno teste tanto particolari da non poter essere paragonati a nulla di esistente nel regno animale. Il soffio del drago si trasforma in nuvole dalle quali può scendere sia pioggia che fuoco. Il drago ha il potere di allungare ed accorciare il suo corpo, di trasformarsi in qualsiasi essere e di rendersi invisibile.

Ryugu

Il palazzo del re del mare (letteralmente: “Corte del Drago”). Situato sul fondo del mare, accanto alle isole Ruy Ku, appartiene a Ryujin, uno degli dei drago giapponesi, ed è anche conosciuto come “la Terra Sempre Verde”. Questo leggendario palazzo è costruito con corallo rosso e bianco ed è custodito da draghi. Uomini pesce servono Ryujin in qualità di cortigiani, le tartarughe fanno da messaggeri. Nel palazzo sono custodite le Gemme della marea (quella dell’Alta Marea e quella della Bassa Marea). Sul lato settentrionale del palazzo si trova la Sala dell’Inverno, dove cade incessantemente la neve. Sul lato orientale c’è la Sala della Primavera, in cui le farfalle si posano su fiori di ciliegio, mentre cinguettano gli usignoli. Sul lato meridionale del palazzo si trova la Sala dell’Estate, in cui cantano i grilli durante la sera calda. Infine, sul lato occidentale c’è la Sala dell’Autunno, dove gli aceri avvampano di vivaci colori. Un giorno in questo palazzo corrisponde a cento anni sulla terra.
Ci fu un tempo un giovane pescatore di Tango, chiamato Urashima, che intrappolò una tartaruga nelle sue reti e la lasciò libera. Si venne a sapere che quella tartaruga era una delle figlie del re del mare in incognito. La ragazza invitò il giovane alla corte del padre, dove gli apparve con le sembianze di una bella fanciulla e lo sposò. Dopo tre giorni, Urashima manifestò il desiderio di rivedere i genitori, ma quando fece ritorno sulla terra, scoprì che erano passati trecento anni ed egli stesso morì. Urashima è venerato ancora oggi.

Ryujin

“L’Essere Luminoso”, il drago giapponese dio del mare. Ryujin vive a Ryugu, il suo palazzo in fondo al mare. Sua figlia Otohime ha sposato il principe Hoori. Il re del mare è raffigurato con una larga bocca. Le testuggini sono considerate i suoi messaggeri. Ryujin controlla i flussi di marea con le magiche Gemme della Marea. Molti secoli fa, l’imperatrice Jingo intendeva invadere la Corea. Pregò Ryujin e inviò al suo tempio il dio delle spiagge Isora. Qui gli furono consegnate le Gemme della Marea per l’imperatrice. La flotta giapponese levò quindi le vele verso la Corea; la flotta coreana salpò a sua volta per affrontarla. Quando Jingo vide avvicinarsi la flotta nemica, gettò rapidamente in mare la Gemma della Bassa Marea; subito la marea si ritirò e la flotta coreana rimase in secca. Tutti i Coreani saltarono giù nella fanghiglia, ma in quel momento l’imperatrice gettò la Gemma dell’Alta Marea e un’ondata di marea fece affogare i nemici e trasportò la flotta giapponese alla costa, al porto e alla vittoria. In seguito Ryujin regalò al principe Ojin, figlio dell’imperatrice Jingo, le Gemme della Marea su una bella conchiglia rosa.

Sambo kojin

Il dio giapponese della cucina. Ha due faccia e tre paia di mani.

Samebito

Mostro nero con verdi occhi fiammeggianti e una barba appuntita. Sul Ponte Lungo il mostro si imbatté nell’eroe Totaro, ma anziché assalirlo, lo supplicò di dargli cibo e rifugio: infatti il re del mare lo aveva cacciato dall’oceano. Totaro prese il mostro con sé e gli diede un lago presso il proprio palazzo, fornendogli il nutrimento. Qualche tempo dopo, Totaro si innamorò della bella Tamana e aveva intenzione di sposarla. Ma il padre di Tamana aveva fissato il prezzo della sposa a diecimila pietre preziose. Non avendo la possibilità di raggiungere una così immensa fortuna, Totaro tornò a casa e cadde mortalmente malato. Quando Samebito venne a sapere cos’era accaduto al suo benefattore, versò lacrime di sconforto finché si accorse che le sue lacrime si erano tramutate in perle, rubini e smeraldi. Con queste pietre preziose Totaro poté pagare il prezzo della sposa e sposare la graziosa Tamana.

Sarudahiko Ohkami

Il dio giapponese dei crocevia, dei sentieri e del superamento degli ostacoli. È alto più di dodici metri, con un’enorme barba e una lancia tempestata di gemme. Dai suoi occhi, dalla sua bocca e dal posteriore si irraggia una luce sacra. Sarudahiko è capo dei kami della terra e sposo di Ama-no-Uzume no Mikoto, dea della gioia, della danza, del matrimonio e dalla buona salute. È il custode del Ponte Sospeso che Conduce Al Cielo. Quando Ninigi no Mikoto, l’Augusto Nipote di Amaterasu Ohmikami, si stava preparando a scendere sulla Terra e a prenderne possesso, i suoi esploratori scoprirono che uno degli dèi della terra era ancora ribelle e non voleva sottomettersi all’autorità di Ninigi: si trattava di Sarudahiko, e, dal momento che questi era il custode del Ponte Celeste, Ninigi non poteva scendere finché il gigantesco dio non gli avesse giurato fedeltà. Gli dèi celesti tennero consiglio e chiesero un volontario che andasse avanti e sottomettesse Sarudahiko. Nessuna delle divinità maschili si offrì volontaria, per cui Ama-no-Uzume dichiarò che sarebbe andata lei. Essendo di una razza audace e indipendente, ella sfilò le braccia dalle maniche del suo kimono e fece cadere il vestito lasciando il petto scoperto. Scese sulla terra e trovò Sarudahiko che passeggiava lungo un sentiero. Questi fu colto di sorpresa nel vedere una dea seminuda che passeggiava verso di lui, mani sui fianchi, con una durissima espressione sul viso. Avendo richiamato la sua attenzione, Ama-no-Uzume gli intimò di giurare fedeltà a Ninigi e alla nonna di lui, Amaterasu. Sarudahiko fu talmente impressionato dal suo coraggio che obbedì immediatamente all’ordine e nello stesso tempo le chiese di diventare sua moglie. I due vissero insieme i loro giorni e furono sepolti nel luogo in cui adesso si trova Tsubaki Dai Jinja nella Prefettura di Mie, in Giappone.

Seiryu

Uno degli Shishin, guardiano dell’Est.

Il Drago corrisponde alla stagione della primavera, al colore verde o blu, all’elemento dell’acqua, alla virtù della proprietà. A volte èe accoppiato con la fenice, poiché insieme rappresentano il conflitto e la benedizione del matrimonio. Il simbolismo del drago e della fenice è connesso con la famiglia imperiale: il drago rappresenta l’imperatore e la fenice l’imperatrice.

Sengen

Dea della montagna sacra del Fujiyama e dea dei fiori. Custodisce il pozzo segreto dell’eterna giovinezza, dispensandone l’acqua della vita soltanto a poche persone. Il suo santuario si trova sulla cima della montagna. I suoi adoratori vi salutano il sole nascente. Sengen è spesso nominata come Ko-no-Hana-Saku-ya-Hime (“la principessa che fa sbocciare i fiori degli alberi”) e Asama (“alba della buona fortuna”). Sengen è raffigurata come una giovane fanciulla che sparge tsubaki, fiori rosa. È conosciuta anche come Ko-no-Hana.

Sennin

Lo spirito immortale di un santo che vive sulle montagne. Questo eremita ha acquisito tanti meriti con la sua ascesi da poter fare miracoli, come ad esempio parlare dopo la morte oppure volare sul dorso di una tartaruga o su una nuvola. I Sennin possono parlare ai mortali nei sogni o comparire nella forma di un qualsiasi uomo. Sono seguiti dai loro amici più intimi: un rospo, un cavallo o una tartaruga.

Shaka

Il Saggio Silenzioso del buddismo giapponese, incarnazione della virtù perfetta e prima apparizione in forma umana del Buddha sulla terra. In tutti i monasteri si possono trovare altari dedicati a lui. La grande festa di Shaka si chiama Hana-Matsuri (“Festa dei Fiori”) e si celebra l’8 di aprile. “Shaka” corrisponde al sanscrito Shakyamuni, Shaka Muni o Sakyamuni. Amoghasiddhi è il suo aspetto bodhisattva.

Shichi Fujukin

Gruppo di sette dèi giapponesi della fortuna. Sono spesso raffigurati su una nave carica di tesori chiamata Takara-Bune. Gli Shichi Fujukin (“le sette creature della felicità”) sono: Benten, Bishamon, Daikoku, Ebisu, Fukurokuju, Hotei e Jurojin. Il giorno di Sanganichi, il capodanno giapponese, la gente li prega dopo aver pulito a fondo la propria casa.

Shikome

Demoni femminei della mitologia giapponese.

Shinda


Il dio della fertilità Ainu dell’isola giapponese di Hokkaido. Prima di ogni pasto, gli Ainu rendono grazie a Shinda come a “colui che ci nutre”.

Shine-Tsu-Hiko

Il dio giapponese del vento, che riempie il vuoto fra il cielo e la terra. Insieme alla moglie Shine-To-Be tiene ferma la Terra.

Shinshin o Shijin

Le quattro direzioni: est, sud, ovest e nord, rappresentano le quattro stagioni: primavera, estate, autunno ed inverno. Le quattro direzioni sono state rappresentare almeno dal secondo secolo a.C. da quattro animali celestiali: il Drago per l’est, (Seiryu) la Fenice per il Sud (Suzaku) la Tigre per l’Ovest (Byakko) e la tartaruga per il nord (Genbu). Ogni animale ha il suo colore: il Drago ha il verde della primavera, la Fenice il rosso del fuoco, la Tigre dell’autunno il bianco scintillante del metallo e la Tartaruga il nero, rappresentante la notte o l’acqua. Inoltre, ciascuno di questi animali corrisponde ad un quadrante del cielo, ciascuno contenente cinque seishuku, costellazioni.

Shi-Ryo

Un fantasma, un morto che visita i viventi durante la notte.

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MessaggioTitolo: Re: Pantheon e esseri mitologici giapponesi   Mer Giu 25, 2008 4:42 pm

Shi Tenno

I re celesti giapponesi che sorvegliano i quattro punti cardinali. Gli Shi Tenno proteggono il Giappone contro le aggressioni degli spiriti maligni. I loro nomi sono: Jikokuten (est), Komokuten (sud), Bishamonten (o Tamonten) (nord) e Zochoten (ovest). Sono rappresentati con un aspetto feroce ed armati, soldati leali. Si riuniscono tutti intorno al loro re, Taishakuten, che rappresenta il centro. Tutti e quattro sono raffigurati come guerrieri, e solitamente mentre brandiscono un’arma, ma non ci sono regole per la rappresentazione degli oggetti che hanno in mano, e sono comuni le variazioni. In ogni modo sono sempre strumenti atte ad eliminare le malvagie influenze. Si trovano spesso ai quattro angoli degli altari, con aspetto feroce, mentre combattono contro demoni chiamati Jyaki.

Shiti Dama

Spirito ancestrale della mitologia giapponese. Viene descritto di forma ovale o sferica, simile a una palla di fuoco di un colore rosso brillante. È lo spirito vagante di una persona morta.

Shoden

Il nome giapponese dell’elefante indiano della saggezza, Ganesha.

Shodo Shonin

Famoso santo giapponese, fondatore del tempio di Nikko. Un giorno, mentre stava camminando su un sentiero di montagna, Shodo si accorse che la sua strada era bloccata da un fiume tempestoso. Pregò per avere un ponte, e improvvisamente comparve un gigante vestito di un abito blu e con una ghirlanda di teschi intorno al collo. “Ecco il tuo ponte”, ruggì il dio e gettò due serpenti, uno blu e uno verde, attraverso il fiume. Il santo, per nulla spaventato, camminò sul dorso dei serpenti oltrepassando il fiume. Non appena mise piede sull’altra sponda, il dio e i serpenti scomparvero.

Shojo

Amabile creatura della mitologia giapponese che vive in fondo al mare. Gli shojo hanno i capelli rossi e la pelle rosa o rossa, e sono nudi, tranne che per una gonnellino di alghe. Producono un vino bianco medicinale che si chiama “shiroi sake” ed altri farmaci. Se una persona buona beve il “sake”, gli sembrerà che abbia un sapore delizioso. Se lo beve una persona malvagia, il “sake” sarà veleno e lo ucciderà, a meno che non si penta all’istante dei suoi peccati.

Shoki

Dio della vita dopo la morte e degli esorcismi. E’ il maggior nemico degli oni.

Soku-no-Kumi

L’oltretomba o inferno giapponese.

Suijin

I kami dell’acqua nella cosmologia giapponese, che vengono rappresentati in vari modi: come una ninfa acquatica, un serpente, un drago, un anguilla, un pesce, una tartaruga od un kappa. Uno dei Suijin più curiosi è dipinto come uno dei batteri che vivono nelle acque torbide (che fantasia, ndA). La festa a loro dedicata, il Suijin-Matsuri, viene celebrata il 1° dicembre.

Sukuna-Biko

Il dio nano giapponese collegato con la salute, l’agricoltura e le primavere calde. Lo si nomina con l’appellativo di Re di Izumo.

Susanowa

Il dio giapponese scintoista dei venti, delle tempeste e dell’oceano, nonché dio dei serpenti. Nacque dal naso di Izanagi e gli fu attribuito il dominio dei mari. Sua sorella è la dea del sole Amaterasu. Susanowa è la personificazione del male, ma è anche un dio audace, benché sfrenato e impulsivo. Le sue violenze non si limitano all’oceano: egli devasta anche la terraferma con le sue tempeste, oscura il cielo, e così fa incollerire gli “otto milioni di dèi” (i kami). I suoi piccoli atti importuni, specialmente nei confronti di sua sorella, furono la sua rovina: perse la barba, le unghie delle dita e tutti i suoi averi, quindi venne esiliato. Vaga così per la terra compiendo molte imprese. Una delle tante è l’uccisione del serpente a otto teste Koshi, sconfiggendo il quale ottiene una possente spada, detta Kusanagi-no-Tsurugi (“spada che taglia l’erba”). Tra le altre imprese, conquista la Corea e debella la peste. Infine, Okuni-Nushi, suo figlio, gli sottrae la spada con l’inganno.

Suzaku

Uno degli Shishin, guardiano del sud.

Il termine Suzaku significa “l’Uccello Rosso”. Il simbolismo di Suzaku si compenetra con quello della Fenice (Ho-oo).Suzaku corrisponde all’estate, al rosso, al fuoco, alla virtù della conoscenza. Fa crescere i piccoli semi facendoli diventare alberi giganti. Raffigurato con piume luminose, ha la testa di un fagiano e la coda di un pavone, e canta una canzone incantatrice, appare in tempi fortunati.

Taishakuten

E’ un dio guardiano, il re degli Shi Tenno, posizionato nel Centro. Vive nel Palazzo delle Corrette Viste (Zenkenjo). Taishaku è anche conosciuto come divinità della ricchezza. A volte è rappresentato mentre cavalca un elefante. Taishakuten protegge sia gli uomini che le divinità da tutto ciò che è malvagio. Capace di resuscitare coloro che sono morti in battaglia, ha attributi sia di un creatore che di un dio del sole.

Takamagahara

Takamagahara (“la grande pianura celeste”), nella religione scintoista è il cielo e la dimora degli dèi celesti. È collegata con la terra per mezzo del ponte che collega il cielo alla terra. Gli dèi vi tengono consiglio sedendo sopra grandi rocce sulla riva di un fiume asciutto.

Takami-Musubi

Il dio primordiale del cielo nello scintoismo giapponese, il Creatore. È il grande spirito che genera amore divino da cui sorgono tutte le creature. Governa sul mondo insieme a sua moglie Amaterasu. È il nonno di Ninigi-no-mikoto, il fondatore della dinastia imperiale del Giappone.

Takara-Bune

La nave del tesoro con a bordo gli Shichi Fukujin. Si crede che faccia vela verso il porto alla vigilia di capodanno. I tesori che trasporta sono il Borsellino Inesauribile, il Cappello che Rende Invisibili, la Giubba Portafortuna, il Martello della Ricchezza, il Topolino che Scaccia gli Spiriti, il Sacco Pieno di Riso e la Chiave Magica. Dipinti di questa nave vengono messi sotto i cuscini dei bimbi perché facciano dei bei sogni.

Taki Mikazuchi No Mikoto

E’ uno spirito spada, dio del fulmine, del traffico, maestro dei serpenti d’acqua, protettore del Giappone Orientale dai terremoti, avatar di molte divinità buddiste e patrono dei guerrieri e delle arti marziali.

Tamikazuchi no mikoto nacque dal sangue dell’assassinato dio del fuoco. Più tardi, Amaterasu, desiderosa di portare il dominio del nipote sulla Terra, mandò Tamikazuchi no mikoto insieme a Futusunushi no Mikoto per portar pace nel regno. Stando in equilibrio sulla punta della sua spada rivolta all’insù, Tamikazuchi no mikoto cominciò a trattare con le divinità ribelli. Uno dei ribelli, Takeminikata no Kami, lo sfidò ad una gara di forza. Quindi Takeminikata cercò di tener fermo il braccio di Tamikazuchi. La divinità dei Kashima prima trasformò il suo braccio in una colonna di ghiaccio e poi in una lama, facendo fuggire di paura il suo avversario. Le divinità ribelli allora giurarono fedeltà a Ninigi, figlio di Amaterasu, antenato del primo imperatore giapponese. Tamikazuchi no mikoto divenne il patrono della milizia. Il legame con le arti marziali rimane fino ad oggi perché una delle maggiori scuole di arti marziali giapponesi, la Kashima-Shinryu, dichiara di perpetrare l’arte ispirata divinamente da Tamikazuchi no mikoto che nel 1477 diede rivelazioni divine sulle arti marziali al fondatore della scuola.

Tamon

Uno dei custodi (Shi Tenno) dei quattro punti cardinali della mitologia giapponese. Tamon custodisce il nord.

Tanuki

Il vero Tanuki è un cane simile ad un procione, che spesso viene confuso col tasso (ara guma), o col procione (arai guma) stesso. Non è nessuno die due, è una specie di cane che cresce fino a sessanta centimetri di lunghezza con delle caratteristiche strisce di pelo nero sotto gli occhi (secondo me, è semplicemente uguale ad un tasso, ma non vorrei che i giapponesi si offendessero NdA). In italiano lo spirito Tanuki è spesso chiamato “tasso”, forse anche per assonanza (effettivamente suona meglio “tasso” di “cane procione”NdA) oltre che per somiglianza.

Ci sono infinite leggende sull’ingannatore Tanuki. Può trasformarsi in qualsiasi creatura vivente od oggetto inanimato (è un mutaforma, il più famoso con il kitsune), e nelle leggende prende spesso la forma di un monaco o di una teiera per fare scherzi alla gente. I Tanuki lanciano potenti illusioni (altro punto in comune con i kitsune), e ovviamente le usano per fare scherzi: possono trasformare foglie in monete d’oro o escrementi di cavallo in una cena dall’aspetto delizioso (Che bel senso dell’umorismo, eh? NdA). Il potere di trasformazione del Tanuki non è perfetto, e una ispezione più attenta può rivelare la sua vera natura. Il Tanuki ama il sake, ed è spesso raffigurato con una bottiglia di sake in mano (solitamente comprato con le foglie trasformate in oro) ed un foglio nell’altra (il conto che non paga mai).

Statue di ceramica dei Tanuki si trovano ovunque in Giappone, soprattutto fuori da bar e ristoranti, dove invitano ad entrare chi vuol mangiare e bere (con un ruolo simile al Maneki Neko). Il Tanuki di ceramica ha spesso un bel pancione tondo, dei testicoli giganti, una fiasca di sakè, un foglietto in mano e un cappello di paglia (ed è anche troppo carino, aggiungerei, con quegli occhioni teneri... NdA). Perchè i testicoli giganti? Perchè secondo le leggende i testicoli del Tanuki possono essere tirati fino a diventare grandi come otto (o mille, secondo alcuni altri) tatami. I testicoli sono simbolo di buona fortuna più che espliciti simboli sessuali. Nel film Heisei Tanuki Gassen Ponpoko, il Tanuki distendeva il suo scroto per farne un paracadute, per poi lanciarsi in un disperato attacco suicida. In un altro racconto popol,are usa il suo scroto come tamburo. In alcune rappresentazioni il Tanuki ha in testa una foglia: si dice che gli serva per fare l’incantesimo per trasformarsi, oltre al fatto che trasforma le foglie in soldi. Una piccola curiosità: quando Super Mario nel videogioco prende una foglia, guadagna le orecchie e la coda di un Tanuki.

Tatsuta-hime

Dea giapponese dell’autunno.

Ten

In Giappone: il cielo, il paradiso, il regno dei cieli, la provvidenza, dio.

Tengu

Spiriti tormentatori dalla forma di uccello del folklore giapponese. Questi spiriti malvagi, con i loro lunghi nasi e lunghi becchi, vivono tra i monti e nelle foreste e perseguitano specialmente i bambini. Si dice che abbiano il potere di trasformarsi, e in alcune leggende il kitsune e il tanuki non sono altro che manifestazioni del Tengu, che è riverito come l’assassino della vanità e dell’orgoglio.

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MessaggioTitolo: Re: Pantheon e esseri mitologici giapponesi   Mer Giu 25, 2008 4:43 pm

Tennin

Nel buddismo giapponese è un angelo o una creatura fatata, una persona di bell’aspetto che può apparire sulla montagna. Per incontrarne uno, il pellegrino deve arrampicarsi fino alla cima.

Tenshi

Angeli giapponesi. Non sono soltanto i messaggeri degli dèi, ma operano anche per il benessere della gente. Impedirono al Kobo (sacerdote) Daishi di sacrificare la propria vita gettandosi giù da un’alta roccia, dicendogli che trascorrere tutta la vita a insegnare il sapere di Buddha è meglio che compiere un sacrificio di espiazione.

Tokoyo-no-Kuni

Nella cosmologia giapponese è il paradiso, il mondo dello spirito, una “terra lontana al di là dell’oceano”. Il nome significa “La Regione Eterna”.

Tokutaro-San

Bambola maschile giapponese grande come un bambino di due anni. Esiste anche una bambola femminile, chiamata Otoku-San. Si crede che queste bambole siano vive. Benché non siano in grado di parlare, possono gridare e correre via se la casa in cui vivono sta andando a fuoco. Se ci si prende cura di loro come si deve, portano buona fortuna alla “loro” famiglia. Hanno bisogno di essere vestite regolarmente con abiti nuovi e di essere tenute in buone condizioni. Se ricevono questo trattamento, possono vivere per molte generazioni e far sì che i bambini nascano in buona salute. Ma se sono trascurate, si arrabbieranno e porteranno malasorte. Quando una bambola è vecchia, rotta e infine dichiarata “morta”, viene seppellita sotto una pianta di “enoki” (vedi anche “Kojin”).

Tsuki-Yumi

Il dio giapponese scintoista della luna (il suo nome significa “Arco di Luna”), fratello della dea del sole Amaterasu. Nacque dall’occhio destro di Izanagi, quando questi fece ritorno dall’oltretomba. Non appena Tsuki-Yumi nacque, si arrampicò sulla Scala che conduce al Cielo,e sorse per la prima volta.

Tsuyu

Leggendaria ragazza giapponese che si innamorò di un giovane samurai. Il samurai non poté sposarla subito, e in séguito gli fu riferito che era morta. Tsuyu (“Rugiada”) lo aspettò, ma egli, credendola morta, si dimenticò completamente di lei, tanto che ella alla fine morì di dolore. Il suo spirito fece ritorno e infestò la casa del samurai finché riuscì a congiungersi con lui nel suo letto. Il mattino seguente lo trovarono morto, strettamente abbracciato ad uno scheletro.

Uba

Uba (“vecchia”, “nutrice”) è lo spirito dell’albero di pino in Giappone. Insieme al marito Jo (“amore”) è simbolo dell’amore coniugale e della fedeltà

Ujigami

Gli Ujigami sono spiriti atavici giapponesi nonché protettori delle famiglie (“uji” = “lignaggio di famiglia”). I parenti vivi possono rivolgere le proprie richieste ai loro dèi domestici in caso di malattia.

Ukemochi

Dea giapponese scintoista della fertilità e del cibo. Fu uccisa dal dio della luna Tsuki-yumi, offeso dal fatto che lei avesse vomitato una grande quantità di cibo e glie lo avesse offerto come fastoso banchetto. Dal suo corpo morto emersero vari animali (un cavallo, un bue, un baco da seta ecc.), nonché riso, fagioli e così via. I suoi attributi sono spesso assimilati a quelli di Inari.

Uomo della Montagna

Demone giapponese che vive nei boschi. I taglialegna lo descrivono come un essere molto robusto simile a una scimmia pelosa. Per placarlo gli offrono del riso.

Urashima Taro

L’eroe di un racconto fantastico popolare giapponese, di argomento analogo a quello di Rip van Winkle. Una delle versioni racconta:

Urashima Taro era un giovane pescatore che viveva su un’isola in cui tutti andavano a pesca.
Egli però viveva solo, senza genitori, senza moglie e senza figli per aiutarlo, riuscendo a mantenersi da sé e a risparmiare un po’ di denaro per le offerte al tempio e per le feste.
Camminando lungo la spiaggia un tardo pomeriggio, Taro scoprì alcuni ragazzi che giocavano con una piccola tartaruga. Il gioco consisteva nel colpire con un bastone la tartaruga finché essa riusciva a spezzarlo e ad afferrarlo, dopodiché rivoltavano la tartaruga sul dorso. Il gioco era molto divertente – per i ragazzi – finché non arrivò Urashima Taro. Era abbastanza vecchio per instillare nei ragazzi un senso di colpa, ma non abbastanza per farsi rispettare in tutto e per tutto.

“Che state facendo con quella piccola tartaruga, ragazzi?”.

“È la nostra tartaruga... l’abbiamo catturata”.

“State cercando di allevarla, o che altro?”.

“È nostra. Non sono affari che ti riguardano”.

“Mi sembrate dei commercianti: avete intenzione di venderla?”.

Urashima Taro aveva soltanto alcune monete, ma non ci volle molto per allettare i ragazzi. Dopo un attimo stavano correndo verso il villaggio, mentre Urashima Taro si dirigeva verso l’acqua. Vi immerse la tartaruga dicendole alcune parole gentili, dopo di che tornò a casa per cucinarsi un pesce per la cena.

La mattina seguente, Urashima Taro stava pescando come di consueto, quando udì una voce che lo chiamava per nome. Si era trovato da solo in mare abbastanza spesso per sapere che non è normale sentir chiamare il proprio nome quando non c’è nessuno intorno. Allora disse: “Chi è là?” con voce tranquilla.

La chiamata si ripeté, e questa volta Urashima Taro vide una grande tartaruga marina a una certa distanza dalla sua barca.

“Urashima Taro, sei convocato al Palazzo del Drago. Abbi la compiacenza di salire sul mio dorso”.

“Chi sei tu? Cos’è il Palazzo del Drago?”.

“Il Re Drago è riconoscente perché ieri hai salvato quella piccola tartaruga. Ha mandato me, che sono un suo parente stretto, per invitarti al Palazzo del Drago a ricevere i suoi ringraziamenti”.

“Non ce n’è assolutamente bisogno. Digli che sono stato felice di aiutare una creatura così piccola. Apprezzo anche la tua premura nel venire a cercarmi. Grazie”.

“Per me sarebbe una cosa molto imbarazzante tornare senza di te. Cerca di considerare in che posizione mi trovo”.

Urashima Taro non aveva esperienza in faccende regali, ma era facile vedere le difficoltà che la cosa avrebbe provocato. Così accettò di salire sul dorso della tartaruga, anche se era ancora preoccupato di come avrebbe fatto a respirare una volta che la tartaruga si fosse immersa sotto la superficie.

Questa preoccupazione lo abbandonò ben presto. Non appena aprì gli occhi, fu completamente sopraffatto dalla bellezza del mare. Per tutto il tempo che aveva passato su una barca in superficie, non si era reso conto di come il tonno e lo sgombro e il merluzzo sembravano nuotare liberi. Il fondo era coperto di coralli, anemoni, stelle marine, granchi e tante conchiglie e crostacei che non era in grado di riconoscere. Allora vide che la tartaruga marina lo stava portando verso qualcosa che sembrava un gigantesco cancello di corallo.

La struttura risultò essere proprio un enorme cancello di corallo. Le guardie sembravano essere in attesa della tartaruga e la fecero fluttuare attraverso il cancello. Il palazzo che si trovava al di là di esso era più grande e intricato di qualsiasi cosa Urashima Taro, che aveva sentito parlare solo raramente dell’imperatore del Giappone, potesse comprendere o anche solo immaginare.

All’interno del palazzo, Urashima Taro fu raggiunto da tre ancelle, una delle quali dava l’impressione di assomigliare molto alla tartaruga che lo aveva trasportato. Gli fecero il bagno, lo vestirono, pettinarono i suoi capelli e infine lo guidarono a incontrare una giovane donna i cui capelli neri erano più lunghi e brillanti di quanto lui avesse mai visto.

Le ancelle la presentarono come Otohime, la principessa del Palazzo del Drago, che in quel momento era assente.

“Benvenuto nel Palazzo del Drago, Urashima Taro. Mio padre è molto riconoscente per la tua gentilezza verso i suoi sudditi”.

“La sua bontà nel farmi condurre qui è più grande di quanto potessi mai immaginare”.

“Sono molto lieta che tu sia venuto. Per quel che mi riguarda, voglio dire. Ti ho visto pescare tante volte, Taro, e mi sono chiesta spesso se avrei avuto la possibilità di incontrarti. E ora eccoti qui”.

Otohime sembrava essere del tutto priva di quella riservatezza e alterigia tanto comuni nelle nobildonne. Lo guardò fisso con gli occhi scuri messi in risalto dalla luce, con la pelle levigata del suo viso rotondo. Urashima Taro era completamente impreparato alla sua bellezza e alla sua spontaneità: non sapeva assolutamente cosa dirle. Ma diversamente da molti giovani, ebbe il buon senso di non dire nulla. Le ancelle fecero ritorno con le prime portate di un pasto.

Il cibo naturalmente era delizioso, ma Urashima Taro non sarebbe stato in grado di descrivere o anche solo di dare un nome ai piatti posti davanti a lui in un flusso apparentemente infinito. C’erano sottaceti e verdure d’ogni genere, e una varietà ancora più grande di frutti di mare con tante salse meravigliose che mai avrebbe pensato fosse possibile. Mangiò senza complimenti tutto quello che gli veniva presentato, meravigliandosi che il gambero, il granchio e i ricci di mare avessero in qualche modo proprio l’aspetto del tofu.


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MessaggioTitolo: Re: Pantheon e esseri mitologici giapponesi   Mer Giu 25, 2008 4:43 pm

Mentre mangiavano, c’era musica e danza, cosa che ridusse in qualche modo la necessità di continuare la conversazione con la principessa. Confrontate con i canti e le danze del villaggio, l’unico termine di paragone disponibile, i canti avevano meno energia, ma erano adatti alla grazia fluente delle danze. Alla fine, Urashima Taro non riuscì più a mangiare altro. Le ancelle lo guidarono a un altro bagno caldo, poi a un letto caldo e confortevole.

Urashima Taro si destò la mattina seguente prima dell’alba, chiedendosi per un breve attimo se la sera fosse stata un sogno, ma presto si rese conto che il sogno era ancora con lui. Si presentò un’ancella con una lampada. Gli fece il bagno, lo avvolse in una veste più semplice e confortevole di quella che aveva indossato la sera prima, poi lo fece mangiare e si sedette con lui nel giardino aspettando la principessa.

La scena nel giardino era quanto di più insolito. In un ciclo senza fine gli alberi fiorivano, poi mettevano fuori le foglie, che diventavano rosse e cadevano per lasciare il posto al successivo ciclo di fioritura.

“Che prodigio è mai questo?” chiese infine alla paziente ancella.

“Il tempo vola, Urashima Taro. Devi godere il nostro palazzo”.

Le sue parole erano un altro motivo di meraviglia, e allora le fece domande sulla pesca. Lei conosceva molto bene gli scogli vicino alla sua isola e le acque aperte, e parlava allegramente con lui dei periodi migliori, dei posti, delle esche e delle tecniche. Poi annunciò sempre più eccitata che si stava avvicinando Otohime.

“Taro,” disse la principessa del drago “non inchinarti. Come hai dormito?”. Aveva appena visto il giardino, naturalmente, ma per quanto bello fosse, aveva occhi soltanto per Urashima Taro.

“Molto bene, quando ho dormito,” rispose immediatamente ricordando uno strano sogno. “Il letto non era certo come la stuoia che ho a casa”

“Ti hanno dato da mangiare?”.

“Il cibo era fantastico. Tutto qui è fantastico. Ma non è come il cibo che mangio a casa”.

“Fa’ che questa sia la tua casa, Taro. Questo palazzo è ancor più meraviglioso se tu sei qui. Cosa ti piacerebbe fare oggi?”.

Mentre Urashima Taro si chiedeva che cosa fare, che cosa dire, Otohime lo guardava contenta. Infine l’ancella estrasse un flauto dalla manica e suonò alcune melodie che erano popolari fra i pescatori dell’isola di Urashima Taro. Otohime fu incantata da quel suono, e lo stesso Urashima Taro ne fu così toccato che ben presto non si accorse più dei cicli di mutamento nel giardino. Aveva conquistato la sua mente.

“Principessa, apprezzo infinitamente la bontà di tuo padre nel permettermi di visitare questo palazzo. Tutto è più meraviglioso di quanto potrei sognare di sognarne. La tua gentilezza verso di me è stata troppo grande perché io possa ricambiarla, o anche solo per ringraziarti in modo adeguato. Non posso assolutamente approfittare ancora di te. Devo far ritorno alla mia casa”.

“Ti prego, Taro, dimentica quel tuo mucchio di scogli. Lui ti ha dimenticato. Fai di questo palazzo la tua casa”.

“Principessa, sai bene che non sono uno di voi, e non potrei diventarlo, sia che mi fermassi per un mese sia che rimanessi per un anno”.

“Non lasciarmi. Non ti rifiuterò nulla, e non c’è nulla che il Palazzo del Drago non ti possa offrire. Chiedimi tutto quello che vuoi, Taro”.

Egli non osò alzare lo sguardo. “Voglio tornare a casa”.

Lei gli mise le mani sotto le braccia e lo fece alzare dai suoi piedi, a cui era inginocchiato, poi dopo un istante mandò l’ancella a fare i preparativi per il suo ritorno. Camminarono in silenzio verso il grande cancello di corallo, e non appena Urashima Taro fu salito sulla tartaruga, la principessa gli porse un lucido cofanetto incastonato di pietre preziose, strettamente legato con una corda rossa.

“Non dimenticarti di me, Taro. Conserva questa scatola presso di te e non aprirla mai. Questo ti farà sempre ricordare di me. Non dimenticare!”.

Urashima Taro si inchinò e la ringraziò più volte. La tartaruga si avviò, ma si mosse più lentamente di quanto lui avrebbe voluto, finché il palazzo non sparì alla vista. Poi però la sua vista si annebbiò e ben presto si ritrovò sulla spiaggia della sua isola natale.

Pensò che fosse la sua isola... riconobbe le rocce che davano sul mare aperto, la curva della spiaggia e il tempio di Ebisu non molto lontano. Ma gli altri edifici non erano quelli che conosceva e molti erano completamente diversi da qualunque cosa avesse mai visto, non splendidi come il Palazzo del Drago, ma comunque in certo qual modo strani. La sua capanna si trovava vicino al tempio, ma non c’era più.

Dopo un certo periodo di confusione, decise di chiedere a una vecchia che stava lentamente discendendo il sentiero nella sua direzione.

“Buongiorno, posso farvi una domanda? Stavo cercando la casa di Urashima Taro”.

“Buongiorno. Che bel vestito. Urashima Taro? Quando ho sentito l’ultima volta il nome di Urashima Taro? Mia nonna mi ha detto che sua nonna le disse di aver sentito la storia di Urashima Taro, che visse proprio su quest’isola... quando?... circa trecento anni fa. Un bel giovane, che però scomparve prima di potersi sposare. Incredibile! Mi sembra di non averti mai visto prima... dove abiti? A mia nipote piacerebbe incontrare un bel giovane, ma non ne capitano spesso su quest’isola”.

Non aveva ancora finito di rispondere, che Urashima Taro la ringraziò e tornò alla spiaggia. Trecento anni! Aveva abbandonato la sua casa per il Palazzo del Drago, e aveva abbandonato il Palazzo del Drago per... che cosa? Si sedette sulla sabbia e pensò alla sua casa, ma si rese conto che neppure la più veloce delle tartarughe avrebbe potuto riportarvelo ormai. Tirò fuori il suo lucido cofanetto nero e ricordò la gentilezza di Otohime, che gli avrebbe dato qualunque cosa le avesse chiesto. Nel palazzo non c’era quello che desiderava, ma quell'isola, a sua volta, non aveva più niente per lui; forse la scatola conteneva qualcosa che avrebbe potuto aiutarlo.

Con difficoltà sciolse la corda rossa e alzò il coperchio. All’interno non c’era altro che una nebbia bianca, che si sollevò lentamente nell’aria. La inspirò e sentì l’odore della stuoia nella sua capanna, il vento salmastro delle tempeste a cui era scampato, i pesci che aveva pulito, il vino che aveva offerto a Ebisu... la scatola conteneva i trecento anni che Urashima Taro aveva perso, e quando li ebbe inspirati, diventò un uomo molto molto vecchio.

Uwibami

Mostruoso serpente gigante della mitologia giapponese che può volare nel cielo, abbattersi in picchiata e inghiottire tutto intero un uomo a cavallo. L’eroe Yegara-no-Heida riuscì a ucciderlo.

Uzume

La dea shintoista giapponese della gioia e della felicità, chiamata Figlia dei Cieli e Schietta Donna del Cielo. Il suo nome significa “turbinio”. È anche dea della buona salute, che la gente ottiene bevendo l’acqua benedetta della sua fonte. Quando la dea del sole Amaterasu si nascose in una grotta e la Terra si coprì di tenebre e divenne sterile, fu proprio Uzume che la fece uscire. Con le sue danze provocanti e ondeggianti fece ridere gli dèi così forte che Amaterasu uscì incuriosita dalla grotta. La sua uscita riportò luce e vita sulla Terra. Suo fratello Ninigi fece sposare Uzume alla divinità posta a guardia del Ponte Fluttuante dei Cieli, Sarudahiko Okami. Le danze di Uzume (Ama-no-uzume) si possono trovare nei riti popolari come quello per evocare i morti, la “Kagura” (danza mimata), e un‘altra che è simile alle movenze che si fanno durante la semina.

Yama-no-kami

La dea giapponese della caccia, dei boschi, dell’agricoltura e della vegetazione.

Yamato

L’anima del Giappone, lo spirito giapponese. È l’autentico nucleo ed essenza della nazione giapponese ancor prima che ne incominci la vera storia.

Yeta

Mendicante giapponese. Talora questo mendicante è Inari travestita. Una donna che vuole avere un bambino deve fare una generosa elemosina ad uno Yeta e così potrà avere il figlio. Un sacerdote o un saggio buddista può vedere quale Yeta è umano e quale lo sembra soltanto.

Yofune-Nushi

Serpente marino della mitologia giapponese. Viveva in una caverna sotto gli scogli della costa dell’Isola di Oki. Ogni anno, la notte del 13 giugno, bisognava offrire al serpente una bella fanciulla. Se ci si fosse rifiutati, il serpente avrebbe provocato tempeste e distrutto la flotta dei pescherecci. Un anno, una ragazza di nome Tokoyo si offrì volontaria come successiva vittima del serpente. Non appena il mostro le si avvicinò, pronto a divorarla, estrasse un coltello e lo colpì agli occhi. Quando il serpente arretrò dolorante e confuso, Tokoyo lo uccise.

Yomi

Nella cosmologia giapponese lo yomi (“terra della notte”) è il regno dei morti.

Yomi-no-kuni

Nella credenza scintoista giapponese è l’oltretomba, dove orribili creature sorvegliano le uscite. Tuttavia non si tratta in un posto uguale agli altri inferni, dove le anime dei defunti vengono tormentate senza speranza di redenzione. Yomi-no-kuni è piuttosto un luogo in cui le anime vengono purificate. Questa particolare visione fu introdotta dopo la discesa di Izanami in quel regno e la purificazione rituale di Izanagi nel fiume dopo il suo ritorno dall’oltretomba.

Yorimasa

Celebre eroe giapponese. Quando fu scoperto un mostro sulla sommità del palazzo dell’imperatore, Yorimasa lo uccise e fu ricompensato con la mano della nobile Ayame. Ricevette inoltre la famosa spada chiamata shinischi-o (“Signora dei Leoni”).

Yosei

Fate giapponesi. Vengono viste assai spesso sotto forma di uccelli, gru o cigni.

Youkai


La parola youkai è composta da “you”, “che attrae”, “che seduce” e da “kai”, “apparizione”. Appartengono a questa categoria tutti i folletti, spiritelli maligni e mostri delle tradizioni popolari. Fanno la loro apparizione al crepuscolo e a differenza degli yuurei hanno caratteristiche grottesche e bizzarre.

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MessaggioTitolo: Re: Pantheon e esseri mitologici giapponesi   Mer Giu 25, 2008 4:43 pm

Yuki Onna


La Signora della Neve, la Regina della Neve ovvero lo Spirito dell’Inverno nella mitologia giapponese. Talvolta appare con l’aspetto di una donna mortale, si sposa e ha dei bambini, ma poi scompare in una nebbia bianca.
Narra la leggenda che in un villaggio della provincia di Musashi vivevano due taglialegna: Mosaku e Minokichi. Nel tempo di cui parliamo, Mosaku era un vecchio e Minokichi, il suo apprendista, era un ragazzo di diciotto anni. Ogni giorno i due si recavano in un bosco a cinque miglia dal loro villaggio. Sulla strada per raggiungere il bosco si trovava un ampio fiume da oltrepassare, e per questo c’era un traghetto. Qualche volta si era tentato di costruire un ponte dove si trovava il traghetto, ma ogni volta il ponte era stato portato via dalla corrente. Quando il fiume si ingrossava, non c’era ponte in grado di resistere alla corrente.
Una sera molto molto fredda, Mosaku e Minokichi stavano tornando a casa, quando furono sorpresi da una violenta tempesta di neve. Raggiunsero il traghetto, ma si accorsero che il traghettatore se n’era andato abbandonando la sua barca sul lato opposto del fiume. Non era certo la giornata adatta per nuotare, e i due taglialegna si rifugiarono nella capanna del traghettatore, ritenendo che non avrebbero avuto la fortuna di trovare un altro rifugio. Nella capanna non c’era né un braciere né alcun posto per accendere un fuoco: era soltanto una baracca per due persone, con una porta e nessuna finestra. Mosaku e Minokichi rinforzarono la porta e si coricarono per dormire, coprendosi con i loro mantelli di paglia. In un primo tempo non sentirono molto freddo, e quindi pensarono che la tempesta sarebbe presto cessata. Il vecchio si addormentò quasi subito, ma il ragazzo, Minokichi, restò sveglio a lungo, ascoltando il terribile vento e il continuo battere della neve contro la porta. Il fiume mugghiava e la capanna ondeggiava e cigolava come una giunca sul mare. Era una tempesta spaventosa: l’aria si faceva di momento in momento più fredda, e Minokichi rabbrividiva sotto il suo mantello. Ma alla fine, malgrado il freddo, anche lui si addormentò. Fu risvegliato dalla neve che pioveva sul suo viso. La porta della capanna era stata aperta a forza e, al chiarore prodotto dalla neve (yuki-akari), vide una donna nella stanza, una donna tutta vestita di bianco. Stava china su Mosaku e alitava il suo fiato su di lui; e il suo fiato era come un luminoso fumo bianco. Quasi nello stesso istante, si volse verso Minokichi e si chinò su di lui. Minokichi cercò di gridare, ma si accorse che non poteva emettere alcun suono. La donna bianca si chinò sempre più giù verso di lui, finché il suo viso lo toccò; allora egli vide che era molto bella e pensò che i suoi occhi lo spaventavano. Per un certo tempo lei continuò a guardarlo, poi sorrise e sussurrò: “Volevo fare a te quello che ho fatto all’altro uomo, ma non posso fare a meno di provare compassione per te, perché sei tanto giovane... Sei un ragazzo attraente, Minokichi, e non voglio farti del male in questo momento. Ma se mai racconterai a qualcuno, sia pure alla tua stessa madre, quello che hai visto questa notte, io lo verrò a sapere, e allora ti ucciderò... Ricordati quel che ti dico!”
Con queste parole gli volse le spalle e oltrepassò la porta. Minokichi si accorse allora che era in grado di muoversi, saltò in piedi e guardò fuori. Ma la donna non si vedeva da nessuna parte, e la neve si introduceva con furia nella capanna. Minokichi chiuse la porta e la sprangò assicurando parecchi ciocchi di legno contro di essa. Si meravigliò che il vento avesse soffiato tanto da aprirla e pensò, senza tuttavia riuscire ad averne la certezza, che aveva soltanto sognato e che probabilmente aveva scambiato il barlume della neve sulla porta per una donna bianca. Chiamò Mosaku e si spaventò perché il vecchio non rispondeva: allungò la sua mano nell’oscurità, sfiorò il viso di Mosaku e si accorse che era fatto di ghiaccio! Mosaku era irrigidito e morto...
Al cessare della tempesta, quando il traghettatore tornò alla sua capanna poco dopo il sorgere del sole, trovò Minokichi che giaceva privo di sensi accanto al corpo congelato di Mosaku. Minokichi fu subito soccorso e presto ritornò in sé, ma rimase malato a lungo per gli effetti del freddo di quella terribile notte. Aveva anche subìto un grande spavento per la morte del vecchio, ma non disse nulla della visione della donna in bianco. Non appena stette di nuovo bene, riprese la sua occupazione, recandosi ogni mattina da solo nel bosco e facendo ritorno al calar della sera con le sue fascine di legna che la madre lo aiutava a vendere.
Una sera, l’inverno dell’anno seguente, mentre si trovava sulla via di casa, oltrepassò una ragazza che stava facendo la sua stessa strada. Era una ragazza alta, snella e di bella presenza, che rispose al saluto di Minokichi con una voce piacevole a udirsi come il canto di un usignolo. Minokichi allora si mise a camminare accanto a lei e cominciò a parlare. La ragazza disse che si chiamava O-Yuki, che era da poco rimasta orfana di entrambi i genitori e che si stava recando a Yedo dove aveva alcuni parenti di umile condizione che avrebbero potuto aiutarla a trovare un lavoro come cameriera. Ben presto Minokichi restò affascinato da quella strana ragazza e quanto più la guardava, tanto più gli appariva bella. Le chiese se era già fidanzata e lei gli rispose ridendo che era libera, domandandogli a sua volta se lui era sposato o promesso sposo. Lui le rispose che, pur avendo da mantenere soltanto una madre vedova, la questione di una “onorevole nuora” non era stata ancora presa in considerazione, dal momento che era troppo giovane... Dopo queste confidenze, camminarono per un bel po’ senza parlare, ma, come dice il proverbio, “Ki ga aréba, mé mo kuchi hodo ni mono wo iu”: “Quando c’è il desiderio, gli occhi sanno dire più della bocca”. Quando raggiunsero il villaggio si piacevano già molto, e allora Minokichi chiese a O-Yuki di restare per un po’ a casa sua. Dopo qualche timida esitazione, lei accettò di andare a casa di Minokichi, dove la madre le diede il benvenuto e le preparò un pasto caldo. O-Yuki si comportò in modo così amabile, che la madre di Minokichi provò subito simpatia per lei e la convinse a rimandare il suo viaggio a Yedo. La conclusione naturale della faccenda fu che Yuki non andò mai a Yedo e rimase in quella casa come “onorevole nuora”.
O-Yuki si dimostrò un’ottima nuora. Quando la madre di Minokichi, circa cinque anni dopo, morì, le sue ultime parole furono parole di affetto e di lode per la moglie di suo figlio. O-Yuki diede a Minokichi dieci figli, maschi e femmine, bellissimi e di carnagione molto chiara. La gente del posto trovava che O-Yuki era splendida e di una natura differente dalla loro: la maggior parte delle contadine invecchiano presto, ma O-Yuki, anche dopo essere diventata madre di dieci figli, appariva giovane e fresca come il giorno in cui era arrivata per la prima volta al villaggio.
Una sera, dopo che i bambini si erano addormentati, O-Yuki era seduta al lume di una lanterna di carta, e Minokichi, osservandola, disse: “Vederti seduta lì, con la luce sul tuo viso, mi fa pensare a una strana cosa che mi capitò quando ero un ragazzo di diciotto anni. Vidi una persona bella e bianca come sei tu ora, anzi... era proprio uguale a te”.
O-Yuki, senza sollevare gli occhi dal suo lavoro, rispose: “Parlami di lei... Dov’è che la vedesti?”
Allora Minokichi le narrò della terribile notte nella capanna del traghettatore e della Donna Bianca che si era chinata su di lui, sorridendo e sussurrando, e della morte silenziosa del vecchio Mosaku. E aggiunse: “Sia che stessi dormendo o che fossi sveglio, quella fu l’unica volta in cui vidi una creatura bella come te. Naturalmente non era un essere umano, ed ebbi paura di lei, molta paura, ma era così bianca che... Veramente, non ho mai avuto la certezza se quello che ho visto era un sogno... o la Signora della Neve”.
O-Yuki fece cadere la sua sedia e balzò in piedi, incurvandosi verso il punto dove stava seduto Minokichi e gridandogli in faccia: “Quella ero io... io... io! Quella era Yuki! E ti dissi che ti avrei ucciso se avessi mai fatto una sola parola dell’accaduto!... Ma in nome di quei bambini che là stanno dormendo, non ti ucciderò in questo momento! D’ora in avanti dovrai avere tanta, tantissima cura di loro, perché se mai avranno motivo di lamentarsi di te, allora ti riserverò il trattamento che meriti!...”
Dopo che ebbe urlato ciò, la sua voce divenne sottile, come il pianto del vento, quindi si dissolse in una brillante nebbia bianca che si sollevò verso le travi del tetto e spirò via tremolante attraverso il camino... Non la si rivide mai più.

Yuurei

Gli Yurei derivano dalla credenze Shintoista del reikon, l’anima che tutti gli esseri umani possiedono. Al momento della morte il reikon abbandona il corpo per ricongiungersi alle anime degli antenati, a patto che la morte non sia stata violenta e che i riti funebri siano stati eseguiti nel modo corretto.
In presenza di una morte violenta o cui è mancata la necessaria tranquillità al momento del trapasso, oppure il mancato rispetto dei riti funebri, può fare in modo che il reikon si trasformi in yuurei, uno spirito tormentato che resta nel mondo dei vivi in cerca di vendetta o per completare ciò che non ha potuto in vita. Gli yuurei non hanno libertà di vagare ovunque, ma sono obbligati a restare nelle vicinanze del posto dove hanno trovato la morte, i due caratteri cinesi, yuu (confinato, rinchiuso) e rei (spirito, anima) rafforzano questo concetto.
Inizialmente gli yuurei erano indistinguibili dall’essere umano originario, ma nel 17° secolo con la popolarità dei racconti di fantasmi, i kaidan, iniziarono ad acquisire caratteristiche che li distinguevano. Le caratteristiche degli yuurei derivano dalle tradizioni funebri del periodo Edo, ad esempio la veste bianca, il colore dell’abito con cui le persone venivano sepolte allora (il katabira, kimono bianco oppure il kyokatabira, un katabira con iscrizioni dai sutra buddisti) e il pezzo triangolare di stoffa o carta bianco legato con un nastro alla fronte (hitaikakushi) quale protezione contro gli spiriti maligni. Attorno al diciottesimo secolo gli yuurei vennero progressivamente rappresentati privi di gambe, nelle rappresentazioni del teatro Nou gli attori indossavano un lungo kimono che le copriva. venivano sorretti da una corda che li sollevava dal suolo.

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MessaggioTitolo: Re: Pantheon e esseri mitologici giapponesi   Mer Giu 25, 2008 4:44 pm

Zashiki-Warashi

Gli Zashiki-Warashi sono gli spiriti dei bambini morti. Quando le cose si mettono male, a volte l'apparizione di un bimbo luminescente che indossa un kimono corto e porta capelli a caschetto o, in alcune storie, di un folletto vestito di nero con una grossa maschera di porcellana bianca (che ricorda un incrocio tra la faccia dell'alieno di x-files e l'urlo di Munch...NdA) può migliorare di molto le cose. Gli Zashiki-Warashi rispondono soprattutto alle preghiere di una determinata famiglia, alla quale si legano come spiriti protettori. Una volta che uno Zashiki-Warashi abita una casa i suoi abitanti vivono in prosperità e gioia, ma devono prendersi cura di lui come se fosse un bambino piccolo, accettando anche i piccoli guai che combina (in fondo è sempre un bambino...) . Gli Zashiki-Warashi non accettano ricompense per la buona fortuna che portano, anzi, si ffendono molto se quancuno cerca di donar loro qualcosa. Gli Zashiki-Warashi hanno il cuore puro e non desiderano altro che aiutare le persone in difficoltà.

Zochoten

Zocho è uno dei custodi giapponesi (Shi Tenno) dei quattro punti cardinali. È collegato con il sud. Il suo nome significa “colui che si espande”, in referenza al suo ruolo di accrescere la saggezza e la moderazione. Solleva la gente dalle proprie sofferenze aiutandoli ad aumentare la loro saggezza. Solitamente è rappresentato mentre tiene un’alabarda nella mano destra e la sinistra sull’anca.

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Pantheon e esseri mitologici giapponesi
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