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 Elogio alla Sapienza

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g0rka
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Femminile Numero di messaggi : 2013
Età : 27
Localizzazione : Avvolta dalle fiamme di Loki
Titoletto Personale : g0rka the trickster
Data d'iscrizione : 09.12.07

MessaggioOggetto: Elogio alla Sapienza   Ven Giu 13, 2008 2:16 pm

3.1 «Muse siciliane, cantiamo cose un poco più grandi! Non a tutti piacciano gli arbusti ed i bassi tamerischi; se cantiamo le selve, siano selve degne di un console».
Quante ore abbiamo passato con queste «Sicelides Musae»… è facile immaginare.
E quanti commenti abbiamo dovuto memorizzare è anche facile immaginare.
Ma cosa realmente profetizzi è difficile immaginare.
Vorrei provarci.
Sperando che l’analisi del testo ci conduca alla meta.
Comincia: «Muse siciliane, cantiamo cose un poco più grandi».
Di cosa?
Per capire il senso, abbiamo l’espressione: «Se cantiamo le selve, ecc.».
Allora le selve sarebbero cose più grandi degli arbusti e dei bassi tamerischi.
Sarà.
Ma non per pastori che suonano la zampogna.
Infatti questi non potrebbero oziare, se le loro bestie, invece di trovarsi tra arbusti e bassi tamerischi, si fossero inoltrate nelle selve.
La grandezza è sempre da mettere in relazione alla piccolezza.
E dunque più le cose sono piccole, basse, umili, ecc. e più, per la loro utilità, sono grandi.
Grandi per chi ne trae vantaggio.
Nel nostro caso, per i pastori.
Stando così le cose, si direbbe che il poeta dei pascoli e dei pastori, non avesse nessuna esperienza né dei pascoli né dei pastori.
E veniamo alla profezia:

3.2 «Ora è giunta l’ultima età della profezia cumana, riprende da capo il grande ciclo dei secoli; ora anche la Vergine torna, tornano i regni di Saturno, dall’alto cielo è fatta scendere ora una nuova progenie».
Ora è giunta - dice - l’ultima età della profezia cumana, riprende da capo il grande ciclo dei secoli; ora anche la Vergine torna, tornano i regni di Saturno, dall’alto cielo è fatta scendere ora una nuova progenie.
Domanda: come può essere giunta l’ultima età della profezia se riprende da capo il grande ciclo dei secoli?
Non sono forse le età poste l’una dopo l’altra, mentre il ciclo dei secoli è circolare?
Posto un ciclo dei secoli, non ci può essere frazionamento di tempi.
E le tre età non sono che una stessa età.
Sempre la stessa.
Come la profezia cumana.
La quale evidentemente era una beffa.
O una bufala, visto che siamo tra bestie.
E del resto non poteva non essere una beffa se la profezia comincia con il termine «iam».

Ma infatti, quando una profezia può dirsi attuale, quando è in principio o quando è alla fine?
Si direbbe alla fine.
Ma «ora», indica l’inizio, non la fine.
E aggiunge: «Ora anche la Vergine torna, tornano i regni di Saturno, dall’alto cielo è fatta scendere ora una nuova progenie».
Domanda: la progenie non richiede due genitori?
E chi sono?
I due che vengono nominati sono la Vergine e Saturno.
Saturno che divorava i figli appena nati e la Vergine che li concepiva senza avere la possibilità di partorirli?
Il senso della profezia è nascosto.
O, se si preferisce, la profezia tende a nascondere la verità non a rivelarla.

«Tu dunque - continua - proteggi, casta Lucina, il fanciullo che sta nascendo, per il quale per la prima volta avrà fine la generazione del ferro e sorgerà in tutto il mondo quella dell’oro; ora governa il tuo Apollo».
Domanda: se ora domina Apollo, e Apollo è il Sole, la protezione di Diana non è sospetta?
Il fanciullo deve infatti venire alla luce, non rimanere nell’ombra.
Ed è sospetta anche l’espressione: «Per il quale per la prima volta avrà fine la generazione del ferro».
Ora, se la nascita del fanciullo è come l’oro, la generazione del ferro non potrà venire che dalla morte del fanciullo.
Il ferro infatti posto alla luce si tinge di rosso.
Mi vengono ora in mente certi commenti.
Si è sempre pensato che la nascita del fanciullo prefiguri la nascita del Redentore.
Come la Vergine prefiguri la madre del Redentore.
Non è che la profezia sia come un sinistro disegno per eliminare il futuro Redentore?

Ma riflettiamo sul seguito: «E proprio sotto il tuo, il tuo consolato, Pollione, avrà inizio questa splendida età e i grandi mesi cominceranno a trascorrere; sotto la tua guida, le tracce rimaste della nostra scelleratezza dissolte libereranno dall’eterna paura le terre. Il fanciullo assumerà la vita degli dei, e vedrà gli eroi insieme agli dei ed egli stesso sarà visto da loro, e reggerà il mondo pacificato con le virtù paterne».
Con grande precisione pone l’inizio della nuova età dell’oro.
Si tratta del consolato di Pollione.
Sicché il riferimento non è a Pollione in quanto persona, ma a Pollione in quanto console.
Pertanto il fanciullo che nascerà, non potrà non essere l’impero che prenderà il posto del consolato.
Si deve dire che l’impero è la forma di governo destinata a governare più a lungo sulla terra?
E se è destinato l’impero a governare a lungo o per sempre - secondo gli auspici della sibilla romana - sulla terra, come non può assumere i caratteri della divinità?
Ma questo è cosa nota.
Meno noto il motivo per il quale deve nascere l’impero.

Ecco: «Sotto la tua guida, le tracce rimaste della nostra scelleratezza dissolte libereranno dall’eterna paura le terre».
Domanda: in queste parole può mai leggersi un’allusione alla remissione dei peccati operata dalla venuta del Cristo?
Non è possibile, se indicano il contrario.
Non sono forse le tracce della dissolutezza dissolte nelle terre che incutono paura?
Le cose scoperte non incutono - o non incutono più - paura.

3.5 Una volta constatato che l’impero auspicato è il regno del male, non ci sarebbe più niente da aggiungere.
Però, come si dice, in cauda venenum.
L’egloga si conclude così:
«Incipe, parve puer, risu cognoscere matrem:
matri longa decem tulerunt fastidia menses.
Incipe, parve puer: quoi non risere parentes,
nec deus hunc mensa, dea nec degnata cubilist».

I versi sono di «senso oscuro».
Ma l’ultimo sforzo non sarà senza premio.
Sembra dire: «Incomincia, bambino, a riconoscere nel sorriso la madre, ecc».
Però non si spiega il termine «parve» posto accanto a «puer».
Se si tratta di un misero fanciullo, non può essere l’impero, il cui carattere è dato dalla superbia.
E neppure si spiegano i termini «risu conoscere matrem».
La conoscenza implica distinzione tra le persone.
Ma un bimbo appena nato non distingue sé dalla madre.
Il termine è dispregiativo.
La madre - la dea Roma cioè - non può non disprezzare un misero fanciullo.
Come quello nato nella grotta di Betlemme.
Poi prosegue: matri longa decem, ecc.

I dieci mesi per la nascita, fanno pensare al partus masculus.
Ma il bimbo, che rappresenta l’impero, non è annoverato tra gli dei?
Stando così le cose, l’espressione si addice «al figlio maschio destinato a governare il mondo con verga di ferro».
E conclude: «Incipe, parve puer: quoi non risere parentes, ecc».
Domanda: il tale misero fanciullo di cui si parla, può mai essere il mitico Vulcano, se la sibilla cumana tiene distinte le due proposizioni: « Incipe, parve puer» e «quoi non risere parentes», ecc.?
Come si vede all’umile fanciullo, non viene riservata neppure la sorte riservata a Vulcano.
Infatti per Lui non ci fu posto alla mensa dei ricchi, e nessuna dea lo degnò del suo letto.

3.6 Conclusione. Non è inverosimile che la sibilla cumana faccia riferimento nella sua profezia alla nascita del Redentore.
Però lo teme.
Da qui l’augurio della Sua morte per la tenuta dell’Impero.


Fonte: Effedieffe.com

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MessaggioOggetto: Re: Elogio alla Sapienza   Ven Giu 13, 2008 2:24 pm

Effedieffe è decisamente cattolico U.U

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