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 la storia di Tuatha na Sidhe

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Fanciulla / Giovane Signore
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MessaggioOggetto: la storia di Tuatha na Sidhe   Ven Giu 13, 2008 1:19 am

Ci fu un tempo in cui l'uomo viveva con la Natura un rapporto così profondo da consentirgli di accedere
a realtà nascoste agli sguardi frettolosi,disattenti ed egoistici dell'uomo di oggi.
Il contatto con la Natura era un rapporto intimo di conoscenza e osservazione dei suoi fenomeni,
spesso intepretati come segnali,come il linguaggio cioè attraverso le cui forze naturali parlano agli esseri umani.
Era con profondo rispetto che l'uomo si accostava a quel mondo,vivendolo come parte integrante della sau stessa
esistenza e sopravvivenza.
Dalle civiltà del passato sono giunte fino a noi testimonianze delle loro credenze religiose in cui il mondo visibile appare strettamente connesso al mondo invisibile e spirituale,la Natura non era separata dall'anima dell'uomo e la materia non si opponeva allo spirito.I popoli che abitavano l'Europa fin dalle ere arcaiche ci hanno lasciato misteriosi segnali
di una cultura che oggi ritorna ad "incuriosirci" perchè sentiamo il bisogno di ritrovare una spiritualità più profonda che ci ricollega all'aspetto,forse meno "scientifico",ma più lirico e magico della vita,in un'epoca in cui dobbiamo,per così dire,ritrovare le nostre radici con il Cielo.
Dalla cultura dei popoli costituivano gran parte della civiltà europea preromana e precristiana e
che conosciamo con il nome di Celti,ritroviamo oggi,per quanto riguarda la nostra storia,i "semi" di una tradizione spirituale
e culturale molto più vicina al pensiero dell'uomo in evoluzione verso il nuovo millennio.
Dalla nebbia da cui era stato a lungo nascosto,oggi riemerge l'uomo che sentiva la propria natura profondamente collegata alla Natura dell'Universo,la sua anima che vibrava all'unisono con quella del Mondo...Soprattutto egli avvertiva nel
Regno della Grande Dea,o Madre Terra,ovunque,la manifestazione del divino.
Era la Sua voce che parlava attraverso lo stormire delle foglie,nel fuoco di un tramonto,
nel filo d'erba che si piega sotto le gocce di pioggia.
Non c'era una aspetto della creazione che fosse ritenuto privo della scintilla divina, per cui ogni cosa era dotata di vita e
pertanto era rispettata.
Il Sublime,l'Essere Primo che infonde il suo respiro nella sua incessante creazione, gli Esseri di Luce e gli Dei,che presiedono alla realizzazione e alla cura di ciò che l'Amore divino ha posto sulla Terra: ecco ciò che avvertiva l'uomo della Natura,sentendosi non distaccato,ma parte di quella manifestazione-celebrazione,e poteva vivere,coscientemente, un rapporto armonioso di collaborazione con quelle forze che noi chiameremmo sovrannaturali(sentendole cioè aldilà della Natura).L'Esistenza umana acquista così il valore di sacro e religione diviene un modo di vivere che non si dissolve nelle apparenti occupazioni quotidiane ma che anzi,forse proprio attraverso queste,trae forza per esprimere tutti quei valori che aveva saputo riconoscere e fatto propri.
In seguito,come la storia racconta,furono altre le religioni che si imposero svilendo quel contenuto prezioso di credenze e gli Dei furono banditi e temuti come forze oscure e demoniache.
Gli uomini persero il "diritto" di conversare apertamente con l'anima del Mondo e i Signori di Luce, che avevano però già "abbandonato" la terra degli uomini,si rifugiarono nel Regno del Sidhe.
Letteralmente Tuatha na Sidhe vuol dire << gente del Mondo di Luce>>. Il sidhe è il "colle fatato", il Regno degli antichi dei e degli Esseri luminosi, giunti attraverso i secoli fino a noi con i nomi di fate,elfi,folletti,gnomi,silfi,salamandre,driadi,ondine e tanti altri ancora.
Questi nomi,divenuti così familiari attraverso le favole e le storie popolari, sono parte di quel popolo fatato di Dei che
furono,per così dire,costretti a vivere nel Sidhe,chiudendo l'accesso tra il loro mondo e quello degli uomini attraverso porte nascoste da grotte,colline,alberi,cascate,laghi,sorgent e luoghi sacri.
Solo in speciali periodi dell'anno e in momenti particolari del giorno è possibile che queste "porte" si aprano per permettere un contatto tra i nostri mondi.

preso dal libro "Le carte degli Elfi-i doni del popolo fatato"

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